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RITRATTI
SARA HAEUPTLI NGUYEN

Investigatrice di potenzialità

Dopo quasi vent’anni come docente, Sara Haeuptli Nguyen completa la formazione di coach e counselor. Un altro modo di insegnare e di valorizzare le risorse per una diffusione del sapere creativo e potente.

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alain intraina
27 aprile 2020
Sara Haeuptli Nguyen nel suo studio di Medrisio: «Come una detective, scandaglio risorse e talenti».

Sara Haeuptli Nguyen nel suo studio di Medrisio: «Come una detective, scandaglio risorse e talenti».

Sono molti i progetti, le passioni, le curiosità di Sara Haeuptli Nguyen. Fino a poco tempo fa, era una docente di matematica e scienze nella scuola media. Non stupisce, perché in tutto quello che intraprende con creatività c’è, in filigrana, una struttura razionale e scientifica. «Ho però frequentato il liceo classico – precisa – ero affascinata dalla mitologia e dalle lingue antiche, mi piaceva indagare i misteri del passato». Al momento di scegliere l’università, indecisa tra chimica e storia dell’arte, sceglie la prima, a Basilea: «La chimica è un po’ il mio approccio alla vita – afferma con gli occhi luminosi – ciò che accade sembra un po’ una magia, eppure c’è una spiegazione, ci sono meccanismi da verificare, da sistematizzare».

Il tarassaco, simbolo di forza

Una volta laureata, entra in Ciba-Geigy, ma capisce presto che il mondo della ricerca ha ritmi difficili da conciliare con il suo desiderio di maternità, ma anche con quello di scoprire il mondo, all’avventura. Parte così per un viaggio in Sudamerica, da dove torna semiparalizzata, con un trauma al midollo osseo dovuto a un incidente. Il problema di salute, poi risolto, spinge Sara a scorrere la sua lista dei desideri fino ad arrivare all’insegnamento e inizia con alcune supplenze: «Mi sento subito a mio agio e scopro il mio talento di rendere accessibili le cose difficili, senza banalizzarle, e dare a ogni allievo le chiavi per comprenderle». Sara si specializza sulla differenziazione scolastica, sulla mediazione, lavorando con gli adolescenti per metterli in condizione di usare le loro risorse. Guarda con la testa e con il cuore, si lancia con generosità ed empatia. Il nome del suo studio di counselor e coach è “dandelion”, il tarassaco o soffione, che quando sfiorisce disperde nell’aria le sue sfere piumose cariche di semi. «È un’immagine che evoca la diffusione del sapere, la gioia di condividere la conoscenza e di insegnarla nella pratica». Il tarassaco è una pianta resistente, evoca metafore potenti ed è al centro di molti miti e leggende. Un simbolo che ben si addice a Sara e alla sua storia, non solo per la tenacia, ma anche per l’immagine del “volare via” per inaugurare una nuova fase della vita. Dopo 19 anni come docente, di cui dieci come collaboratrice di direzione, Sara lascia l’insegnamento. «Chiesi di seguire una formazione sulla gestione del conflitto e del colloquio, ma mi fu negata senza motivo. Dopo mia insistenza, mi fu concessa, ma a condizioni pesanti, che mi portarono a un esaurimento fisico ed emotivo». Sara non riesce più a svolgere come desidera il mestiere di docente e, per uscire dall’oscurità, deve elaborare il tema dell’ingiustizia. Ritorna la luce su quella che ormai sente essere la sua strada: la formazione di coach e counselor. Apre il suo studio a Mendrisio, nella casa di inizio Ottocento dei nonni materni, un angolo di Ticino rurale, dove si fa un salto nel passato e invece si è già nel futuro di uno spazio di co-working e presto di una stanza di realtà aumentata. Nel presente dell’emergenza Coronavirus, ospita ora alcune persone che lavorano nel settore sociosanitario.

Un nuovo metodo, un nuovo progetto

Sara nel suo lavoro procede per domande, per attivare chi le sta di fronte a trovare le risposte dentro di sé. «Come una detective, scandaglio risorse e talenti – ci dice Sara ridendo – in fondo è la maieutica già usata da Socrate». Con il collega Alessandro Melchionna ha messo a punto un metodo originale, chiamato “youlife”, che aiuta le persone a individuare i mezzi per realizzare il proprio scopo della vita, facilitando la scelta e l’assunzione di responsabilità. «Scegliere e aiutare a scegliere è un mio filo conduttore – ci spiega – sia per il mio lavoro, sia per me stessa. Chi ha tanti interessi come me, deve per forza imparare a scegliere. È una questione energetica: quando scegli, l’energia è più alta e la fatica si riduce. Scegliere è strategico anche dal punto di vista della gratificazione».

L’ultima scelta che la fa vibrare è il progetto “La pelle azzurra”, una formazione basata sul suo metodo “youlife” per giovani talenti sportivi italiani, che potrà anche essere importata nella Svizzera italiana e che ora è svolta in remoto ed è incentrata sulla gestione delle emozioni che in questo momento ci inondano. «La performance è uguale al potenziale meno le interferenze; noi aiutiamo i ragazzi ad apprendere quegli strumenti utili a ridurre le interferenze. È stato dimostrato che perfino uno sportivo olimpico può trarre dei benefici da un percorso di coaching… Io penso sempre che valore incredibile avrebbe per tutti…». La brezza agita il soffione, i semi volano ovunque, il sapere abbraccia tutti. È il sogno di Sara, l’investigatrice di potenzialità.