L'Avvento del signor Müller | Cooperazione
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GOFFREDO MüLLER

L'Avvento del signor Müller

Goffredo Müller, 79 anni, è un falegname di origini argoviesi. Abita a Vellano, in Valle Morobbia, e le sue opere sono sparse per le vie della frazione. Tra queste, un singolare calendario natalizio.

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Stefano Mussio
20 dicembre 2020
«L'ho realizzato con le mie mani da "züchinese"» scherza Goffredo Müller davanti al suo calendario dell'Avvento in grande formato.

«L'ho realizzato con le mie mani da "züchinese"» scherza Goffredo Müller davanti al suo calendario dell'Avvento in grande formato.

Le sue sculture in legno sono sparse un po’ dappertutto tra le viuzze innevate di Vellano, minuscola frazione di Sant’Antonio, in Valle Morobbia.

A spiccare, in questo periodo, è un particolare calendario dell’Avvento. Goffredo Müller, falegname 79enne di origini argoviesi, lo espone da una decina d’anni. «L’ho realizzato con le mie mani da “züchinese” – ironizza –. Io sono uno zucchino, e mi piace definirmi tale, con allegria. Uno zucchino che, però, ha sempre avuto il Ticino nel cuore».

Nato e cresciuto nella zona di Zurzach, Goffredo si è fatto le ossa nella bottega di famiglia, che ha portato avanti per decenni. «Già mio nonno era falegname» ricorda mentre accarezza Polly, la sua cagnetta, una meticcia salvata dai maltrattamenti.

Dal sacro al profano

Intanto ci mostra il calendario. «Ad aprire le finestrelle è la signora Ruth, un’anziana che ci abita accanto. Ogni finestrella è stata realizzata e dipinta artigianalmente nel mio laboratorio giù al ruscello, dove realizzo di tutto. Anche presepi da esposizione, come quelli che avevo messo in mostra di recente a Monte Carasso. Ogni anno, inoltre, nella chiesa di Sant’Antonio piazzano un mio presepe».

All’entrata della sua casa, che lui ha ribattezzato “pipistrello”, troviamo sculture di ogni genere. Con soggetti che spaziano dal sacro al naturalistico. E c’è pure qualche incursione politica. Fa sorridere una caricatura degli ex consiglieri federali Blocher e Calmy-Rey in merito ai rapporti tra Svizzera e Unione Europea.

Poco più tardi, conosciamo la moglie Ursula, con cui Goffredo è sposato da oltre mezzo secolo. «Abbiamo tre figli e quattro nipoti. Quest’anno non potranno venire a festeggiare il Natale da noi, a causa del Covid-19. Ci dispiace. Solitamente giù al ruscello creiamo sempre un bell’ambiente. Ci rifaremo l’anno prossimo». Giù al ruscello. È già la seconda volta che il 79enne usa questa espressione. «Laggiù c’è il mio mondo, in cui lascio correre la fantasia. È anche il posto in cui vado a suonare il corno delle alpi. Perché io ho sempre amato la musica, da giovane ho suonato nella banda militare e ho cantato nel coro della polizia. Giù al ruscello ho anche ideato le 14 opere della Via Crucis realizzata per la chiesetta di Carena. L’arte sacra mi piace, forse perché mia madre era molto religiosa».

I colori biancoblu

Goffredo torna a parlare della sua infanzia in terra argoviese. E di quello stra- no richiamo che proveniva dal Ticino. «Tra compagni di scuola si seguiva l’hockey su ghiaccio, i miei amici tifavano tutti o Davos o Arosa. Io volevo fare il diverso. Un giorno mi misi a cercare tra le pagine di un giornale una nuova possibile squadra da sostenere. Trovai il nome dell’Ambrì Piotta. Fino a quel momento non sapevo neanche dove fosse esattamente Ambrì. Mi ci sono subito appassionato, sono diventato un tifoso sfegatato, iniziando a seguire i biancoblu anche dal vivo».

A un certo punto il pittoresco argoviese decide di fare il grande passo. Vuole scendere in Ticino per imparare l’italiano. «Mi serviva anche per comunicare con i diversi italofoni con cui avevo a che fare. Mi sono trasferito dunque per un paio d’anni ad Airolo, dove lavoravo ai servizi del nonno della sciatrice Lara Gut». Erano i primi anni ’60. «All’epoca costruivano gli impianti di risalita di Airolo-Pesciüm. Io c’ero. Nel 1962 l’Ambrì vinse il primo trofeo della sua storia, una mitica Coppa Svizzera, battendo il Villars. So ancora la formazione a memoria. Non mi sono potuto godere il trionfo però. Mia madre morì di cancro proprio in quei giorni e io dovetti tornare nella ditta di mio padre, per dare una mano alla famiglia».

Chilometri a piedi

Il Ticino, tuttavia, non è più uscito dal cuore del falegname argoviese. Negli anni ’90 acquista una casa di vacanza in Valle Morobbia. E al momento della pensione decide di andare a viverci. Oggi a Vellano Goffredo viene semplicemente chiamato “il Müller”. Un uomo vispo, di spirito, un artigiano alla vecchia maniera. «Non chiamatemi artista, però. Preferisco definirmi picchio, come l’uccello che buca il legno».

Cammina tantissimo, “il Müller”. E in passato, quando non era ancora confrontato con acciacchi legati alla salute, percorreva ancora più chilometri a piedi. «Mi capita di andare al mercato di Bellinzona con le mie stesse gambe. A volte vado anche in Val Cavargna, in Italia, passando dai boschi. Mi è successo di farlo col corno delle alpi sulle spalle, per andare a suonare. Ho quasi 80 anni, ma “dentro” mi sento giovane come quando ho visto il Ticino per la prima volta».