X

Argomenti popolari

INTERVISTA
NORA JARDINI CROCI TORTI

Mamma e lavoro, più rispetto

A colloquio con l’avvocata Nora Jardini Croci Torti, paladina dei diritti delle lavoratrici e mamma felice di tre bambini: lavoro e conciliabilità, l’importanza dei congedi parentali e quel senso di colpa che le madri devono abbandonare.

FOTO
alain intraina
04 maggio 2020
L’avv. Nora Jardini Croci Torti: «Serve una riflessione profonda sul lavoro delle madri».

L’avv. Nora Jardini Croci Torti: «Serve una riflessione profonda sul lavoro delle madri».

Come sta vivendo l’emergenza Coronavirus?

Da professionista, sono preoccupata per le difficoltà economiche di molte lavoratrici e delle famiglie monoparentali. Da mamma, senza impegni e corse, riesco a godermi di più i miei figli, condividendo con loro attività semplici, che normalmente non facciamo, come un picnic nel bosco. Non è però facile lavorare da casa con le scuole chiuse: le donne, che si fanno carico di gran parte del lavoro di cura, lo sanno. Per l’insegnamento a distanza, che nel mio caso comporta un accompagnamento, ho la fortuna di potermi alternare con mio marito.

Stiamo sperimentando su larga scala il telelavoro. È un vantaggio per le mamme lavoratrici?

Certo. Limita le trasferte e dà una certa flessibilità negli orari per la gestione dei figli. Spero che i datori di lavoro valutino di introdurlo, almeno parzialmente, quando l’emergenza sanitaria sarà terminata. Tanti papà lo stanno apprezzando e magari saranno loro stessi a richiederlo. Non bisogna però illudersi: da solo non basta per la conciliabilità, perché obbliga il genitore, che spesso è la madre, a essere su due fronti e può trasformarsi in un boomerang, per esempio con la richiesta di reperibilità anche fuori dagli orari di lavoro.

Cosa occorre per una maggiore conciliabilità?

Servono datori di lavori più attenti e istituzioni che la rendano attuabile attraverso misure e strumenti concreti. La conciliabilità rientra nella responsabilità sociale di impresa, ma deve essere anche un tema delle politiche di welfare. Sono pertanto fondamentali i congedi parentali, affinché la cura dei figli non ricada solo sulle madri. E il tempo parziale dovrebbe essere concesso anche ai padri, non essere una prerogativa delle madri, che poi faticano a uscire da questa nicchia penalizzante in termini di salario e cassa-pensione.

Lei ha ridotto la sua percentuale lavorativa alla nascita della prima figlia?

Sì, ho seguito uno schema abbastanza diffuso, scendendo al 50%. Poi mi sono accorta che anche con un bambino piccolo è possibile lavorare di più: servono organizzazione, qualche aiuto – nel mio caso quello prezioso dei nonni – e l’abbandono dell’idea di perfezione e senso di colpa che “inchiodano” noi mamme. Io consiglio sempre alle madri di fare delle prove prima di ridurre troppo la percentuale lavorativa. Certo, c’è sempre il problema dei posti nelle strutture per la prima infanzia e soprattutto delle rette alte. Negli ultimi anni qualcosa è stato fatto, ma sull’aspetto dei costi ancora non ci siamo.

Da quanto tempo lavora al Consultorio giuridico donna-lavoro?

Ho iniziato nel 2006 come consulente e nel 2012 sono diventata la coordinatrice. Sono rimasta affascinata dalla figura dell’avvocato che lotta contro le ingiustizie, aiuta le persone, trova soluzioni. Al Consultorio di torti e abusi ne vediamo molti: licenziamenti ingiustificati, accesso alla carriera ostacolato, discriminazioni salariali. Ogni anno arrivano più di 400 donne per problemi di diritto del lavoro o legati alla gravidanza.

Immagino che sia molto sollecitata in questo periodo…

Sì, ci sono molte incertezze sulle norme emanate per il Covid-19, su lavoro ridotto e indennità per perdita di guadagno. Ci sono persone rimaste senza lavoro, ma non hanno alcun diritto: alcune categorie di indipendenti, le mamme diurne, le donne delle pulizie… Fra queste ci sono lavoratrici che già in condizioni normali fanno fatica, ora si ritrovano ai piedi della scala. Le madri che possono svolgere il proprio lavoro da casa, anche se hanno figli sotto i 12 anni da accudire, non possono ricevere un’indennità, nemmeno parziale, per questo lavoro di cura.

In un’intervista di oltre dieci anni fa a Cooperazione diceva che la maternità era un problema per le lavoratrici. È ancora così?

La situazione è peggiorata! Perché dieci anni fa erano rari i licenziamenti di madri al rientro dal congedo maternità. Ora invece sono aumentati in modo allarmante e si sta tentando di correre ai ripari con revisioni legislative. In molti casi, anche se ci sono le eccezioni esemplari, la lavoratrice va bene fino a quando non diventa mamma. Si licenzia in violazione della legge sulla parità, quando non vi è altra motivazione se non il fatto di avere avuto un figlio. Per le donne è difficile fare causa e il datore di lavoro rischia solo il pagamento di un’indennità. Serve una modifica della legge, ma anche una riflessione profonda sul lavoro delle madri. 


Il ritratto

Laureata in diritto all’Uni San Gallo, Nora Jardini Croci Torti è dal 2012 responsabile del Consultorio giuridico Donna&Lavoro a Massagno, che offre consulenza legale a donne con problemi in ambito professionale, ora confluito nell’associazione Equi-Lab nata a fine 2018 per erogare servizi anche alle aziende nell’ambito della conciliabilità. Ha un suo studio legale a Mendrisio ed è mediatrice FSA.