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INTERVISTA
MARZIO DELLA SANTA

«Si è indebolito lo spirito comunitario»

A colloquio con Marzio Della Santa, responsabile della Sezione enti locali del Canton Ticino, sullo stato di salute dei Comuni: la crisi della “politica di milizia”, il risultato delle aggregazioni e gli obiettivi del progetto “Riforma Ticino 2020”.

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melanie türkyilmaz
23 marzo 2020

Marzio Della Santa (Medeglia, 1966) ha un dottorato in economia all’Uni Friborgo con una tesi sulle aggregazioni comunali.

Per le elezioni comunali, rinviate al 2021, è emersa la difficoltà dei partiti nel reclutare candidati. Perché questo disinteresse dei cittadini?

Ci sono varie cause. Tra queste spicca l’indebolimento della dimensione comunitaria, il senso di appartenenza che spinge le persone a dedicare il proprio tempo alla cosa pubblica. Va detto che questa crisi non tocca solo la sfera politica ma anche la vita associativa. Si aggiungono poi i ritmi di lavoro frenetici, le esigenze della vita privata e la complessità del quadro normativo che regola l’attività comunale. In generale, oggi il Comune si limita soprattutto ad amministrare. Ciò frena chi vuole fare politica. Infine, a causa dei social media, sindaci e municipali sono bersagli di critiche spesso diffamatorie, che rendono la “politica di milizia” poco appetibile.

Eppure questa crisi della “politica di milizia” non si riscontra nelle elezioni del Gran Consiglio…

Perché, fatta eccezione per i Comuni più grandi, le competenze politiche trasferite dal Comune al Cantone rende più attrattivo un seggio in Gran Consiglio. Un altro possibile fattore esplicativo va ricercato nella frammentazione partitica, che ha favorito il moltiplicarsi delle liste, con il conseguente aumento dei candidati per le elezioni cantonali.

Un’altra spia indicativa del “malessere” nei Comuni è il numero delle “elezioni tacite”. Quest’anno 16 Municipi e 8 Consigli comunali. Cosa fate di fronte a questo fenomeno?

Va premesso che tali numeri sono in progressiva diminuzione. In ogni caso, non si può imporre a un Comune le elezioni se non ci sono liste e candidati. E nemmeno intimare qualcuno a occupare la carica di sindaco o di municipale. Le “elezioni tacite” sono il male minore. Le aggregazioni, soprattutto dei Comuni sotto i 300 abitanti, sono la risposta adeguata alla necessità di avere enti locali non solo funzionanti, ma anche legittimati dal voto popolare. Come Sezione degli enti locali stiamo soppesando attentamente l’introduzione dell’Assemblea comunale nei Comuni con oltre 300 abitanti, che potrebbe rivitalizzare il dibattito democratico.

«Sindaci e municipali sono spesso bersagli di critiche diffamatorie».

 

Dal 2001 al 2017, in 16 anni, il Ticino è passato da 238 a 115 Comuni. Un dimezzamento. Eppure, la Costituzione cantonale (art. 16) garantisce al Comune «la sua esistenza»…

La Costituzione garantisce l’esistenza dell’Istituto Comune, non forzatamente del Comune A o B. Il Comune deve sapersi adattare ai cambiamenti sociali e territoriali. Per questo, il Dipartimento delle istituzioni opera su tre assi interdipendenti: la dimensione (il Piano cantonale delle aggregazioni - PCA), i compiti (il progetto “Ticino 2020”) e le regole di funzionamento dei Comuni. Quest’ultimo cantiere prenderà avvio proprio quest’anno. Una delle sfide più importanti sarà di riuscire a tener conto delle differenze esistenti tra i Comuni: Lugano e Linescio non possono più essere considerati alla stessa stregua.

Lanciata nel 2015, l’ambiziosa “Riforma Ticino 2020” non vedrà però la luce quest’anno. Come mai?

Perché per portare in porto questa riforma è necessario un cambiamento della cultura politica di Cantone e Comuni. Ciò richiede tempo, e soprattutto un dialogo aperto e costruttivo, senza il quale risulta impossibile rileggere in chiave moderna i principi costituzionali di sussidiarietà o di equità. Le aggregazioni degli ultimi 20 anni hanno permesso di creare Comuni più grandi e autosufficienti; ora, con “Riforma Ticino 2020” si tratta di restituire loro parte dell’autonomia ceduta al Cantone, volontariamente o per imposizione, quando questi erano troppo piccoli. Entro la fine dell’anno avremo uno studio che preciserà i termini di fattibilità dello scenario di ripartizione dei compiti e dei flussi convenuto dai due enti, e che riguardano 16 tematiche.

Quali sono i compiti più controversi?

I due esempi principali sono le scuole comunali e il settore degli anziani. Il Comune oggi non pretende di esprimersi su contenuti e obiettivi formativi della scuola, ma rivendica l’autonomia esecutiva, per esempio fissando quanti allievi avere in una classe. Sul capitolo case per anziani, assistenza a domicilio e servizi d’appoggio, i Comuni auspicano un loro coinvolgimento a livello pianificatorio, ma soprattutto la possibilità di organizzare autonomamente questi servizi, in ambito locale o regionale.

I nuovi Comuni nati dalle aggregazioni sono più efficienti, ma fanno fatica a creare nella popolazione un senso di appartenenza. Come fa un abitante della Val Colla a identificarsi con la grande Lugano?

È vero, questi 20 anni di aggregazioni hanno evidenziato un certo allontanamento del cittadino dalla politica locale. All’inizio del Duemila i Comuni aggregatisi hanno istituito le commissioni di quartiere, ma il loro compito era più amministrativo che di integrazione sociale. Oggi, però, la nuova Bellinzona e la nuova Lugano si sono dotate di figure che hanno il compito di sostenere nuove forme associative di quartiere, proprio per stimolare la vita sociale e avvicinare il cittadino all’istituzione.

Da un recente sondaggio è emerso che le aspettative più importanti dei cittadini verso il Comune sono i costi dell’abitazione, la tranquillità e la qualità dell’ambiente. La sicurezza o il moltiplicatore d’imposta sono secondari. Come lo spiega?

È un messaggio chiaro. Oggi, non è più tanto il moltiplicatore d’imposta a fungere da criterio prioritario per risiedere in un Comune. La maggior parte dei cittadini guarda soprattutto alla qualità di vita residenziale, cioè a un Comune senza traffico, con alloggi a pigione moderata e con un ambiente curato. 


Il ritratto

Marzio Della Santa (Medeglia, 1966) ha ottenuto il dottorato in economia all’Uni Friborgo con una tesi sulle aggregazioni comunali. Dopo una lunga esperienza all’Ufficio del medico cantonale e poi all’Ente ospedaliero cantonale, da due anni ricopre la carica di responsabile della Sezione enti locali del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino. www4.ti.ch/generale/ticino2020