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RITRATTI
MONICA REALI

Come ai tempi del Klondike

Monica Reali ha sempre avuto lo spirito da esploratrice. Nella vita ha fatto di tutto: dalla segretaria all’agente di sicurezza. Poi è rimasta senza lavoro. Ora si è reinventata cercatrice d’oro nei fiumi ticinesi.

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Alain Intraina
20 gennaio 2020
Monica Reali: «Sto piano piano analizzando tutti i fiumi;  la Svizzera italiana ne è piena».

Monica Reali: «Sto piano piano analizzando tutti i fiumi; la Svizzera italiana ne è piena».

Da ragazzina aveva già la vocazione dell’avventuriera. Vicino a casa sua, a Soragno, c’era un vecchio castello diroccato. È lì che Monica Reali, un giorno, trovò un ordigno inesploso. «In paese arrivò la polizia, e se lo portò via».

Quella ragazzina curiosa adesso è cresciuta, ha 50 anni, vive a Giubiasco e ha tre figli. Ma non ha perso il suo spirito da esploratrice, perché dal 2017 fa la ricercatrice d’oro nei fiumi ticinesi. «Non scorderò mai il mio primo ritrovamento, nel fiume Lisora, nel Malcantone. Un’emozione pazzesca».

Dodici grammi per sognare

Come ai tempi della grande corsa all’oro nel Klondike e nello Yukon. Solo che le ambientazioni in cui si muove Monica non sono quelle del Canada o dell’Alaska. Bensì la Valcolla, la Capriasca, la Riviera… «Sto piano piano analizzando tutti i fiumi, la Svizzera italiana ne è piena. Trovo oro a 22 carati, di ottimo valore. E per adesso lo custodisco in un luogo segreto, volutamente lontano da casa mia. Un giorno lo venderò».

Un giorno, sì. Perché in due anni di duro lavoro Monica è riuscita a raccogliere “solo” 12 grammi del metallo prezioso. «Può sembrare una miseria, in realtà non lo è. Sto aspettando di averne un po’ di più, in modo da ricevere poi un bell’incasso».

La pala, la canaletta adagiata nelle acque per intrappolare l’oro, la batea per setacciare la terra. Sono gli attrezzi del mestiere, che accompagnano le giornate della 50enne.

«Fare il cercatore d’oro non è una passeggiata, c’è dietro un lavoro certosino, minuzioso, di precisione». E pensare che fino a pochi anni fa Monica si occupava di tutt’altro. Nella vita ha fatto la segretaria, la tessitrice, la serigrafa. Addirittura, per lungo tempo, l’agente di sicurezza. «E mi sono trovata a gestire momenti di forte tensione. Ad esempio durante partite di hockey su ghiaccio, o manifestazioni popolari. Ho sempre tenuto testa a qualsiasi evento, non sono la tipa che si fa mettere sotto i piedi. Sono emotiva, sensibile. Ma so anche reggere l’urto; mi sono spesso resa conto di quanto sia difficile indossare una divisa, devi essere capace di incassare insulti e offese, ti devi fare scivolare le cose addosso».

A un certo punto della sua esistenza, però, Monica resta senza impiego. Dapprima va in disoccupazione, in seguito scivola in assistenza. «Io non sono una che vuole stare a casa a fare niente. Inizialmente, per non annoiarmi, restauravo mobili vecchi, li pulivo, li pitturavo, ridavo una vita a questi oggetti. Poi, per caso, navigando su internet, mi sono imbattuta in un sito che parlava di oro nei fiumi ticinesi».

E lì riemerge il suo animo da Indiana Jones. «Mi sono detta: perché no? Ho contattato uno specialista italiano di Sesto Calende, mi sono fatta dare materiale e consigli. E mi sono lanciata, richiedendo pure il patentino cantonale che mi dà il permesso di svolgere l’attività. Quanto fatto finora non mi basta ancora per camparci, ho bisogno ancora di tanta esperienza. Ma sto migliorando».

Monica va a caccia di oro in tutte le stagioni. Preferisce l’estate. «Per via del sole caldo». Ma nemmeno l’inverno le dispiace. «È anche vero che con certe temperature il lavoro di setaccio te lo fai a casa, davanti alla tivù. Perché altrimenti ti prendi una polmonite».

Con lei c’è sempre il cane Yanko. E a volte il marito Romeo, suo coetaneo. «Ci conosciamo sin da quando eravamo bambini, vivevamo a pochi chilometri di distanza. Siamo sposati da 18 anni, e siamo parecchio legati. Insieme abbiamo attraversato anche momenti difficili, ad esempio quando qualche anno fa lui ha avuto un serio problema di salute. Io gli sono sempre stata vicino».

La coppia ha tre figli. «Non so giudicare che tipo di mamma sono stata finora, di sicuro sono per il “vivi e lascia vivere”. Ogni ragazzo deve potere fare le proprie esperienze e, se sbaglia, deve essere pronto ad assumersene le responsabilità».

Quella bimba è ancora viva

In mezzo alla natura, con lo scorrere dell’acqua come unico rumore di sottofondo. È lì, con gli stivaloni alti e impermeabili, che Monica dimentica tutto il resto del mondo.

«A volte essere nei boschi da soli ha pure un lato inquietante, surreale, ti fa venire i brividi. Non so come proseguirà quest’avventura. Per me è una sfida, per uscire dall’assistenza, per darmi un futuro. Di certo so che quella bambina avventuriera che da piccola osservava ogni cosa le capitasse a tiro, dai vermi alle formiche, è ancora dentro di me e mi sta dando una grossa mano».