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MUSICA
BAND TICINESI

Musica giovane alla riscossa

In assenza dei big, sarà l’estate delle band della Svizzera italiana? Tra difficoltà di ingaggio e lamentele dei vicini, non è detto. Ma Bright Smoke e 29 Times ce la mettono tutta.

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Alain intraina
20 luglio 2020
I Bright Smoke, ovvero Jessica (voce), Miguel (basso), Christopher (chitarra) e Dario (batteria), sono attivi dal 2017.

I Bright Smoke, ovvero Jessica (voce), Miguel (basso), Christopher (chitarra) e Dario (batteria), sono attivi dal 2017.

Le band musicali della Svizzera italiana sgomitano. Nell’estate post lockdown, orfana delle grandi star internazionali, potrebbe esserci più spazio per i gruppi locali. Almeno in linea teorica. «Sarebbe anche ora – scherza Jessica Tekin, 29 anni, cantante dei Bright Smoke –. Fino a oggi paradossalmente per noi era più facile ricevere ingaggi a Lucerna o a Ginevra».

Jessica alla voce, Miguel al basso, Christopher alla chitarra e Dario alla batteria. Quattro coetanei che si esercitano in un locale di Lugaggia (Capriasca). Suonano musica pop-rock. Il nome del loro gruppo, tradotto dall’inglese, significa “fumo brillante”. «È un’espressione che ci rappresenta – ammette Jessica –. Siamo contrari alle omologazioni, abbiamo diverse influenze e ognuno di noi dà il suo contributo nella composizione dei brani. I testi invece sono miei e parlano delle difficoltà della vita. Ma cerchiamo sempre di infondere coraggio in chi ci ascolta. C’è il fumo dunque. Ma brilla».

Il calo di entusiasmo

Se i Bright Smoke si sono affacciati sul mercato musicale alla fine del 2017, diverso è il discorso per i 29 Times, trio emergente del Luganese nato poco meno di un anno fa. Il leader è il cantante Enea Tamburini, 22 anni. «Con me ci sono anche Elia e Chris. Siamo insieme da un paio di anni, prima puntavamo sulle cover. Oggi suoniamo un “nostro” genere, con varie sonorità e brani di nostra produzione, un po’ rock, un po’ blues, un po’ funk. Il “29” viene dalla somma delle nostre date di nascita. “Times”? Stava bene. A inizio 2020 abbiamo lanciato il nostro primo album, “The Beginning”. Poi è arrivato il Covid-19, una bella botta». A cui, però, la band ha resistito. «Abbiamo tanta voglia di fare, anche se sono saltati molti concerti. Al di là del Coronavirus, bar e manifestazioni non hanno più l’entusiasmo per la musica live locale, come accadeva magari dieci anni fa».

I 29 Times esistono da poco meno di un anno e sono formati da Enea (voce e chitarra), Chris (basso) ed Elia (batteria).

Troppe rogne

Una tesi confermata anche da Gabriele Censi, noto organizzatore di eventi, anche internazionali. «Ci sono troppe regole. Sia a livello di rispetto dei decibel sia per le limitazioni legate agli orari. Tutto ciò è scoraggiante per gli organizzatori. Bisogna poi considerare che pagare un biglietto per andare ad ascoltare un gruppo locale non fa parte della mentalità ticinese. Quindi gli esercenti guadagnano solo con le vendite al bar». Qui sorge un’altra incognita. L’estate 2020 non è come le altre. «C’è un po’ di confusione sulle norme anti Covid». Eppure è possibile svolgere eventi fino a un tetto di 1.000 persone. «Il top per una band ticinese. Ma ci sono meno sponsor e c’è ancora gente impaurita dal virus. Qualcuno preferisce non rischiare. Potrebbe essere l’estate delle band del posto. Ma il condizionale è d’obbligo».

Viva il passaparola

Nonostante tutto, i Bright Smoke non mollano, anzi. «Dopo il nostro primo EP – riprende Jessica –, uscito nel 2018 col titolo “Break It”, abbiamo in ballo un album. Spotify e Youtube sono i canali su cui insistiamo maggiormente. Ma non è facile farsi valere in mezzo alla marea della concorrenza. Noi non viviamo di musica, abbiamo tutti un altro lavoro principale. Nel nostro piccolo, ad avere la meglio è ancora il passaparola».

Il covo dei Bright Smoke è situato vicino al bosco. In un ambiente quasi idilliaco. «Anche perché i proprietari dello spazio sono musicisti. Molto tolleranti. Vi garantisco che altre band non possono beneficiare dello stesso trattamento. Al contrario, spesso sono confrontate con le lamentele dei vicini. È sempre più complicato trovare un luogo per esercitarsi».

«Non è un caso che il numero di gruppi sia in calo – riprende Censi –. Non c’è tolleranza. E non si valorizza abbastanza il nostro prodotto. Le band inoltre hanno un sacco di costi, sia per l’affitto, sia per gli strumenti».

Positivi, ma senza casa

I 29 Times guardano avanti e pensano positivo. «Durante la quarantena – dice Enea – ci siamo dedicati come pazzi alla realizzazione di un nuovo album». C’è però un problema. «Finora ci esercitavamo nella zona di Balerna, in un’area in cui si trovavano anche altre band. Siamo stati tutti sfrattati senza un motivo ben chiaro. Siamo alla ricerca di una nuova casa. Ma non è così facile. Viviamo in un Paese in cui la vita costa, ed è dura trovare sale prove a prezzi abbordabili. Se qualcuno ha qualche idea per noi, si faccia avanti».