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Natale con “l'angelo dell'inferno”

È il presidente degli Hells Angels di Zurigo ed è stato al servizio della Guardia svizzera a Roma: Patrick Hermetschweiler ci racconta il suo Natale, la fratellanza dei rocker e il legame tra Chiesa ed Hells Angels.

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Christian Schnur
20 dicembre 2020
 Patrick Hermetschweiler: «Ognuno degli Hells Angels è attento a rispettare le regole».

 Patrick Hermetschweiler: «Ognuno degli Hells Angels è attento a rispettare le regole».

Come festeggeranno il Natale gli Hells Angels?
Qui nella club house naturalmente. Ci sarà un bel banchetto natalizio e qualche buona bottiglia di vino da stappare.

Gli Hells Angels per lei sono più una famiglia o un’associazione?
Sono la mia famiglia, senza ombra di dubbio.

Con gli stessi diritti della sua famiglia “naturale”?
Assolutamente. Gli Hells Angels sono una fratellanza, anche loro sono la mia famiglia.

Ha prestato servizio per due anni alla Guardia svizzera pontificia a Roma. Come festeggiava il Natale lì?
Il più delle volte ero in servizio. Era stressante ma c’era sempre un’atmosfera speciale, soprattutto prima e durante la messa di mezzanotte. Che è qualcosa di indimenticabile.

Cosa l’ha spinta a entrare nella Guardia svizzera?
Credo la voglia d’avventura. Vidi in tivù una trasmissione sulle guardie svizzere e il giorno dopo mi alzai e dissi a mia madre: «Vado a fare la Guardia svizzera». Lei mi guardò e mi chiese se ero impazzito (sorride). Finii prima la scuola di commercio e la scuola reclute e poi me ne andai a Roma. Un’esperienza che mi sento di consigliare a chiunque.

Cosa si prova a essere così vicino al Papa?
Una sensazione incredibile. E non occorre essere religiosi per capirlo. Il Papa è una persona davvero speciale.

Non pensa sia una contraddizione in termini essere un cattolico credente e aderire agli Hells Angels?
Non per forza. Alla base di entrambe le organizzazioni c’è una struttura forte. Da questo punto di vista la Chiesa e gli Hells Angels non sono affatto così distanti fra loro.

Oggi ci va ancora in chiesa?
Ci vado solo per i battesimi, matrimoni o per eventi meno lieti come i funerali.

Sua madre lo sa che è negli Hells Angels?
Certo (sorride). Diciamo che sin dall’infanzia non sono mai stato un ragazzo facile. Forse lo shock più grande per lei è stato il fatto che sia diventato una guardia del Papa.

Uno dei tratti distintivi degli Hells Angels è il gilet. Lo indossa anche quando partecipa alla serata dei genitori dei suoi figli?No, il gilet, no. Di solito porto qualcosa del club, tipo un anello o qualcos’altro. Ma in una serata del genere il club non c’entra nulla ed io non sento il bisogno di ostentare niente.

Come sono gli Hells Angels svizzeri oggi? In quanti siete?
Siamo abbastanza (sorride.) Abbiamo dieci sezioni, le charter. Siamo molto aperti e intratteniamo anche ottimi scambi con gli altri motoclub della Svizzera.

Che tipo di gente c’è?
C’è di tutto. Siamo caratteri differenti con professioni e visioni eterogenee. Quello che ci accomuna è l’istinto per la libertà, l’amore per la moto e la voglia di passare del tempo assieme in fratellanza.

A proposito di fratellanza: nell’associazione non ci sono donne. Cambierà un giorno?
Mai dire mai (sorride). Abbiamo molte donne che gravitano attorno al club e questo ci basta.

Dove vi collocate sul piano politico e religioso?
Non sono temi rilevanti per noi. Per questo funzioniamo bene anche a livello internazionale.

Quindi anche uno dei Verdi potrebbe entrare nel vostro club?
Certo. A patto che riesca a mettere da parte le proprie convinzioni e abbia la passione per la moto. Dico sul serio: nel nostro club tutti gli orientamenti politici sono rappresentati: dalla sinistra alla destra. Ma riguardano la sfera privata e non entrano nel club.

L’opinione pubblica guarda ancora gli Hells Angels con scetticismo?
In parte sì. Ma oggi siamo anche più popolari. Gli Hells Angels sono nati alla fine degli anni ’40 in California da una subcultura ribelle. Oggi la gente ci conosce grazie alla stampa, anche se il quadro che fanno di noi non è sempre lusinghiero. Ci sono stati incidenti che non sarebbero dovuti accadere. Ma sopra ci hanno anche ricamato tanto.

Oggi vi siete ripuliti?
Siamo quel che siamo. Ognuno di noi è attento a fare una vita nel rispetto delle regole.

Cosa deve fare una persona per affiliarsi agli Hells Angels?
Per prima cosa frequentare per un certo periodo il club e conoscere le persone che vi gravitano attorno. Se poi pensa che questo sia il percorso più adatto a lui e la maggioranza dei membri è d’accordo, entra nella cosiddetta fase dell’hangaround. Poi diventa prospect e, se tutti lo ritengono adatto al nostro club, diventa un full member.

Si può anche uscire o si resta affiliati a vita?
Si può anche uscire. Ma solo a piedi avanti. No, scherzo: siamo un club, un’associazione. E come si entra si può anche uscire.

 Il libro "50 Jahre Hells Angels Zürich", con 600 foto, illustra la storia del club.

 


Il ritratto

Patrick Hermetschweiler (Lucerna, 1970) vive con la sua compagna e i due figli vicino a Lucerna, dove lavora come libero professionista. Dal 2008 è presidente degli Hells Angels di Zurigo. Il club motociclistico venne fondato nel 1948 in California e ha sezioni in tutto il mondo. Gli Hells Angels prendono le distanze dalle attività illegali, anche se sono stati spesso alla ribalta della cronaca. Al momento su nessun socio degli Hells Angels di Zurigo grava un’accusa.