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INTERVISTA

Nel luogo della memoria

I cimiteri raccontano come si è evoluto il nostro rapporto con la sepoltura dei defunti: da luoghi della memoria a musei a cielo aperto con i monumenti funebri. Fino ai “colombari” impersonali di oggi. Ce ne parla la storica dell’arte Cristina Brazzola.

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ALAIN INTRAINA
26 ottobre 2020
Cristina Brazzola: «A breve termine la tendenza del cimitero sembra quella di costruire vasti e moderni colombari, con sepolture sempre più impersonali».

Cristina Brazzola: «A breve termine la tendenza del cimitero sembra quella di costruire vasti e moderni colombari, con sepolture sempre più impersonali».

In passato, dove si trovava “la città dei morti”?

Nell’antichità le sepolture erano sovente collocate al di fuori delle aree abitate. Con l’avvento del cristianesimo, si assiste a un riavvicinamento fra le città dei vivi e quelle dei morti. Nel corso del Medioevo, alle nostre latitudini, si diffonde l’usanza di seppellire i defunti sotto ai pavimenti delle chiese e attorno agli edifici religiosi.

Una diversa geografia riflette una diversa concezione della morte…

In molte culture antiche, la morte era vissuta come un vero e proprio distacco dal mondo dei vivi, un viaggio di non ritorno per l’anima del defunto. Con il cristianesimo, c’è un nuovo modo di rapportarsi alla morte: anche grazie alla mediazione della Chiesa, si promette la salvezza dell’anima e, con il Giudizio universale, anche quella del corpo, e così la pratica dell’inumazione sostituisce quella dell’incinerazione.

Quando nasce il cimitero moderno, come lo conosciamo oggi?

Nel XVIII secolo, nell’epoca dei Lumi, per ragioni sanitarie si mette in discussione l’usanza di seppellire i morti nelle chiese o nei sagrati a causa delle esalazioni dei cadaveri, considerate pericolose. Un dibattito che sfocia nell’editto napoleonico di Saint Cloud, del 1804, che sancisce la nascita del cimitero moderno, imponendo la costruzione dei cimiteri a distanza dall’abitato, in aree idonee. C’è una laicizzazione della morte, perché si toglie la gestione della sepoltura alla Chiesa per conferirla all’autorità civile. Inoltre, l’editto impone l’obbligo della sepoltura individuale, in sostituzione delle fosse comuni, in precedenza molto diffuse. Nel corso del XIX secolo il cimitero diventa così il luogo della memoria, dove il defunto viene ricordato.

«L'incinerazione marca un approccio meno celebrativo»

 

Quali sono le regole architettoniche con cui si progettano i cimiteri?

A Nord delle Alpi si diffonde la tipologia del “cimitero-giardino", come ad esempio il famoso Père Lachaise di Parigi, mentre a Sud si afferma il tipo monumentale, costruito secondo un preciso piano architettonico, dove a dominare è l’opera plastica, il monumento.

Anche in Ticino si realizzano i primi cimiteri “monumentali”…

A causa della resistenza della popolazione, solo nel 1833 una legge cantonale impone l’edificazione di cimiteri fuori dall’abitato. Molti comuni ticinesi iniziano così a costruire cimiteri secondo le nuove disposizioni. Lugano è fra i primi, inaugurando nel 1835 un nuovo cimitero cattolico e uno per gli acattolici, presto divenuti insufficienti, e già nel 1899 sostituiti dall’attuale cimitero alla Gerra che, come altri in Ticino, è progettato seguendo l’esempio del Campo Santo Monumentale italiano, in particolare il Monumentale di Milano del 1866. Nel cantone spesso i cimiteri sono opera di valenti architetti e presentano tipologie interessanti, basti pensare ai camposanti di Balerna e Gentilino.

Con la sepoltura individuale, nasce anche l’arte funeraria: quali sono le sue caratteristiche?

Anche nella città dei morti doveva essere riconoscibile il prestigio sociale del defunto. Nell’800 scompaiono i simboli della morte, i memento mori, tipicamente cristiani, come ad esempio i teschi, per lasciare spazio a monumenti che esaltano le personalità dei defunti. Molte famiglie erigono cappelle funerarie o commissionano importanti mo- numenti a noti scultori della regione. Sono frequenti busti o ritratti scolpiti nei medaglioni, a volte arricchiti con elementi che ne ricordano la professione e con iscrizioni che ne celebrano le virtù. Diffusi anche i soggetti simbolici, come le figure angeliche o la personificazione del dolore.

Da luogo della memoria, il cimitero diventa un museo a cielo aperto: quando avviene questo passaggio?

In Ticino, fin dal tempo della costruzione dei vari cimiteri, dopo l’abituale visita nel Giorno dei morti, i quotidiani locali pubblicano le descrizioni dei monumenti più prestigiosi. Un articolo degli anni ’40 del Novecento ci fa sapere che il cimitero di Lugano era fra le mete principali dei turisti confederati. Dagli anni ’20 agli anni ’50 del Novecento, il quotidiano “Il Dovere” dedica addirittura una rubrica alla scultura funeraria dal titolo “Arte fra le tombe”.

Un’anticipazione del “cimiturismo”, in voga negli ultimi tempi…

In effetti negli anni 2000 nascono in Europa associazioni dedicate alla valorizzazione dei cimiteri come luoghi d’arte, un fenomeno conosciuto come “necroturismo” o “cimiturismo”. A livello internazionale, viene fondata l’associazione dei cimiteri storico monumentali (ASCE, Association of Significant Cemeteries in Europe) per promuovere i cimiteri come parte del patrimonio culturale dell’umanità.

Quali sono le opere più pregevoli nei cimiteri ticinesi?

Fra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la scultura funeraria diventa un campo di attività molto fertile per gli scultori e nei cimiteri ticinesi troviamo le opere di alcuni fra gli artisti più importanti della regione. Le sculture di stampo verista di Vincenzo Vela sono presenti in molti cimiteri locali, fra cui Lugano, Locarno, Gentilino, Grancia e Ligornetto, dove si trova pure il suo monumento funebre, opera di suoi allievi, restaurato di recente in occasione del bicentenario della sua nascita. Di pregio anche le opere funerarie di Luigi Vassalli e dei fratelli Antonio e Giuseppe Chiattone, numerose nel cimitero di Lugano. Notevoli quelle di Apollonio Pessina e Fiorenzo Abbondio, ultimi rappresentanti di un’arte funeraria celebrativa e retorica, presenti in molti cimiteri. Ci sono però anche opere di autori più recenti, come quelle di Giuseppe Foglia, Remo Rossi, Giovanni Genucchi, Nag Arnoldi, fino a Mario Botta, che ha progettato delle cappelle.

L’arte funeraria sta ormai scomparendo; non serve una tomba per commemorare i defunti…

In effetti, dal secondo Novecento, i monumenti funebri hanno un carattere meno sfarzoso e più anonimo. La diffusione dell’incinerazione come pratica sempre più usuale marca un approccio meno celebrativo, più spirituale e più privato al trapasso. Questa svolta è il riflesso di un’evoluzione del modo di elaborare il lutto, che si esprime tramite l’occultamento della morte nelle sepolture e non più nella sua enfatizzazione.

Come saranno in futuro le aree cimiteriali?

A breve termine la tendenza sembra quella di costruire vasti e moderni colombari, con sepolture sempre più impersonali. Ma c’è chi inizia ad affrontare il problema in chiave ecologica… Sicuramente l’argomento costituisce un’importante sfida sociale che ci vedremo presto costretti ad affrontare.

La storica dell'arte Cristina Brazzola nel cimitero monumentale di Lugano.


Il ritratto

Storica dell’arte e collaboratrice del MASI, Cristina Brazzola è co-autrice della guida Il cimitero monumentale di Lugano, edita dalla Società di storia dell’arte in Svizzera. Della stessa collana, il volume sul cimitero di Bellinzona, mentre un capitolo su Collina d'Oro presenta il cimitero di Gentilino. Anche Ascona e Balerna hanno dedicato delle pubblicazioni ai propri cimiteri; un interesse editoriale che è un riconoscimento al patrimonio artistico dei cimiteri ticinesi.