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RITRATTI
PAOLO TOMAMICHEL

Un menestrello contemporaneo

Il musicista e cantautore spazia dalla musica popolare, con brani in dialetto ticinese e in “Gurijnerticht” – l’antico dialetto tutt’ora parlato a Bosco –, alla musica medievale e rinascimentale. Incontro con un artista camaleontico.

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massimo pedrazzini
27 gennaio 2020
Oltre alla chitarra, Paolo Tomamichel si esprime anche con il bouzouki, l'oud e, da tre anni, con il liuto rinascimentale:  «È molto impegnativo, ma altrettanto affascinante».

Oltre alla chitarra, Paolo Tomamichel si esprime anche con il bouzouki, l'oud e, da tre anni, con il liuto rinascimentale: «È molto impegnativo, ma altrettanto affascinante».

Negli istituti per anziani il momento musicale con Paolo Tomamichel è un rito che gli ospiti attendono con ansia e poi accompagnano battendo le mani e prestando voci emozionate e piene di ricordi. Spopolano le canzoni popolari di una gioventù fuggita via, ma che rimane viva dentro e, appena può, torna a ballare sul pentagramma.

Cultura walser, e molto di più

Paolo, con la sua chitarra, ha l’appuntamento fisso nelle case di riposo di mezzo canton Ticino, da Balerna ad Orselina, da Mezzovico a Brissago, dal San Donato di Intragna al Cottolengo di Gordevio, fino a Russo e Loco in Onsernone e al Solarium di Gordola. «Dal lunedì al venerdì lo scadenziario è quello e non si scappa – dice il musicista e cantautore di Bosco Gurin –. Gli anziani mi aspettano, fanno gruppo e quando arrivo sono già lì seduti, in silenzio. Non potrei mai tradirli, anche perché cantare tutti quanti insieme dà una grande gioia a loro e ne dà altrettanta a me. Per un’ora e mezza il mondo si ferma e allora possiamo dare fondo al repertorio».

Un repertorio fatto soprattutto di musica popolare, ma anche di sonorità diverse e per certi versi sorprendenti: «Un’ospite di Casa San Carlo, a Locarno, quando mi vede sorride, perché sa già che prima o poi il regalino arriva: lei ha vissuto Woodstock e ha tanto amato Jimi Hendrix...».

Così il camaleontico suonatore cambia ritmo, aggiunge un pizzico di energia e per qualche minuto la lancetta del tempo scivola indietro di 50 anni.

Camaleontico è forse l’aggettivo che più si addice a questo fiero esponente della cultura walser, tanto attaccato alle sue origini quanto capace di spiccare il volo sopra altri mondi musicali e culturali. Dell’alta Val Rovana Tomamichel conserva la tempra e la filosofia di vita, che rifugge molte effimere tentazioni e rimane ancorata ai gesti e ai legami essenziali. Ne sono testimonianza i testi ispirati dal territorio, dalle antiche leggende, da personaggi come il Weltu, il mitico folletto che ancora si aggira per Bosco. “Tonzu Weltu”, balla Weltu, l’album con tre canzoni in “Guriner Titsch”, è un manifesto alle radici così come lo sono i “divertissement” dialettali che in lavori come “Da l’altra part dal mar”, “L’ann ch’u taca”, “El lecch francès” o “A spass sü la Lüna…” alimentano e rinnovano la ricchissima tradizione della musica popolare ticinese.

Ma c’è anche, appunto, un alter ego dell’artista: è quello cui Paolo Tomamichel toglie idealmente la chitarra e consegna strumenti d’antica tradizione come l’ellenico bouzouki, l’arabo oud, la chitarra barocca o, ancora, quello che da un po’ di tempo fa fremere l’animo del musicista: il liuto. «Da tre anni studio con dedizione quello rinascimentale, cercando con fatica di alzare il mio livello. È molto impegnativo, ma altrettanto affascinante. L’obiettivo è riuscire a tenere un giorno un vero concerto per liuto, senza sfigurare». Nell’attesa, con queste variopinte sonorità Paolo Tomamichel riempie i suoi fine settimana. Vi convivono, musicalmente, tante anime e tanti strumenti quante sono le passioni condivise con l’ampio e variegato gruppo di amici e colleghi che lo seguono: la compagna Sandra Eberle, Consuelo Garbani, Amalia Felice, Eleonora Gianetta, Chiara Gerosa, Peo Mazza e Mauro Garbani: «Con alcuni siamo i “Gyrumetha” – dice –, con altri la “Bandastralüsch”, poi abbiamo i “Greensleeves” e i “Vindidit”. Le prime due formazioni vivono di musica popolare e cantautorato italiano. Le altre di musica antica: medievale e rinascimentale».

Quando evoca quest’ultima Paolo Tomamichel sembra davvero spiccare il volo verso una dimensione diversa, lontana nel tempo e nello spazio, fatta di castelli, rocche, cavalieri e tornei, con il rumore di spade che si incrociano e l’odore acre del fumo dei bivacchi. «Amo quelle ambientazioni, mi ci sento a casa. Prendere il liuto, e dargli voce basandomi sui manoscritti per intavolatura (dove non ci sono le note, soltanto le posizioni delle dita), per me significa immergermi in un’epoca lontana e non voler quasi più tornare indietro».

Ma subito è di nuovo lunedì e Paolo Tomamichel torna dai suoi anziani che lo aspettano.

Il suo è un girovagare che evoca ricordi, provoca emozioni, coltiva amicizie così preziose, in certe fasi della vita. E la chitarra suona. Per un giro di walzer, “Quel mazzolin di fiori”, magari un Celentano d’annata, che fa battere piano il ritmo con le mani. Domani, forse, ai suoi ospiti Paolo mostrerà uno strumento nuovo ed elegante. «Questo – annuncerà – è il mio liuto». Poi, sarà la magia.