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RITRATTI
PATRICK HOFMANN

Quanta allegria su quella tavola

Patrick Hofmann è un saltimbanco, sin da quando era piccolo. Ora sta ottenendo ottimi risultati come snowboarder. Ecco un “Millenial” di successo.

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stefano mussio
13 gennaio 2020

Patrick Hofmann: «Il feeling che ho creato con il movimento è qualcosa di indescrivibile».

È un simpatico “Millennial”, in tutto e per tutto, dallo slang alle abitudini. Patrick Hofmann, 18enne di Arbedo-Castione, snowboarder d’élite, fa parte da tempo dei quadri B della nazionale svizzera, ed è a un passo dal possibile professionismo. Frequenta il liceo sportivo di Davos e tra i suoi traguardi più pre- stigiosi può vantare un nono posto ai Mondiali juniores del 2019, in Svezia. «A Kläppen, in un luogo sperduto. Dopo essere atterrati con l’aereo, ci siamo fatti quattro ore di macchina in mezzo alle foreste ghiacciate. Ma che orgoglio vestire la divisa rossocrociata».

Tra bowling e grigliate

E pensare che all’inizio mamma Barbara non voleva che suo figlio si mettesse la tavola ai piedi. «Diceva che le mie ginocchia non erano ancora ben formate. Io, però, sono sempre stato un saltimbanco. Già da piccolo mi sono rotto la clavicola andando in bob, poi il braccio al parco giochi, facevo il pazzo».

Quando Patrick ha 9 anni, la mamma cede. E con lo snowboard, il “bollettino di guerra” si infoltisce. «Nel 2016 mi sono rotto la milza, in seguito il braccio sinistro. Sempre per incidenti banali, distrazioni. Fa parte del gioco. Uno che pratica questa disciplina, nel mio caso lo “Slopestyle”, prima o poi sa che cadrà. Bisogna, però, sempre usare la testa. Mai spingersi troppo oltre. D’estate vado ad allenarmi sui ghiacciai di Zermatt e Saas Fee. E quando proprio non si può, mi dedico allo skateboard o al surf; devo sempre avere una tavola ai piedi insomma».

Il Ticino, Patrick, lo lascia alla fine della terza media. Destinazione: Engelberg, dove c’è una scuola per sportivi talentuosi. «Non è stato evidente andarsene di casa a 13 anni, ma sono maturato, ho imparato ad arrangiarmi». Resterà nel canton Obvaldo per alcuni anni. Fino al trasferimento a Davos. «Per comodità. A Davos, ho lo snowpark a due passi dalla scuola. Davos è anche “più città”. Ti vuoi fare un kebab? No problem. Però fa un freddo cane. Vi sembrerà paradossale, io sono un freddoloso; torno in Ticino appena possibile per fare il pieno di sole. E per stare con la mia famiglia, mamma Barbara, papà Markus e mia sorella Vanessa, di due anni più giovane. In Ticino, inoltre, ho una bella compagnia di amici, si esce, si va a giocare a bowling, si fanno grigliate, oppure si va a fare escursioni in montagna, come avventurieri».

Un ragazzo col “ciclo”

La vita di Patrick, affiliato allo Sci Club Lodrino, negli ultimi tempi è cambiata. Visti i suoi ottimi risultati, ora beneficia dell’appoggio ufficiale della Fondazione Aiuto Sport Svizzero.

Attorno a lui cominciano a girare sponsor. «Sono contento per i miei genitori, che hanno fatto tanti sacrifici per me». Il 18enne di Arbedo-Castione è parecchio attivo anche sui social network. «Ho sempre lo smartphone in tasca; oggi uno sportivo deve curare l’immagine. Carico video, foto, impressioni. Ed è bello sapere che c’è gente che ti segue. Attualmente sto partecipando al tour dell’Europa Cup, una competizione internazionale a tappe. Se raccolgo punti a sufficienza, riesco a garantirmi un posto fisso ai Mondiali». Le discipline specifiche di Patrick sono il Big Air e lo Slow Style. Arabo per i profani. «Nella prima variante concentri tutto su un salto solo. Nella seconda, invece, la tensione è più diluita, sei confrontato con un percorso a ostacoli».

Come ci si prepara alle gare? Patrick lo ammette: «Il mio doping è la musica. Dance prima delle competizioni, per caricarmi. Rap, invece, durante gli allenamenti o in fase di relax».

A Davos, Patrick condivide il suo appartamento con altri tre atleti, tutti provenienti dalla Svizzera tedesca. «Mi chiamano il “Tici”, per ovvie ragioni. Spesso cucino crêpes al cioccolato per tutti. Cerchiamo di tenere la casa in ordine, anche se a volte è un vero caos. Quando arrivano parenti in visita, però, facciamo trovare tutto perfetto, idem quando arriva qualche “morosa”. A proposito, io non ce l’ho al momento, se qualcuna si vuole fare avanti, ci sono. Però bisogna sapere una cosa: ho anche io il mio “ciclo”. Si tratta di capelli. Li lascio crescere per tutta la stagione fredda. Poi, in estate, me li rado a zero. Come le pecore».

Il 18enne scoppia in un’allegra risata. Ti contagia con il suo sano buonumore. Rivela di avere pure un piano B, nel caso qualcosa con l’attività agonistica dovesse andare storto. «Farei o il fisioterapista o l’allenatore. Non riuscirei più a immaginare la mia vita senza sport. Il feeling che ho creato con il movimento è qualcosa di indescrivibile».