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INTERVISTA
THIERRY BURGHERR

Le forme di Peccia

A colloquio con Thierry Burgherr, direttore del nuovo Centro Internazionale di Scultura a Peccia, in val Lavizzara, che sarà inaugurato il 2 maggio. Un’istituzione radicata localmente, con una forte vocazione mondiale.

TESTO
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Massimo Pedrazzini
09 marzo 2020
Thierry Burgherr: «Siamo felici di arricchire la vita culturale della Vallemaggia»

Thierry Burgherr: «Siamo felici di arricchire la vita culturale della Vallemaggia»

Il 2 maggio sarà inaugurato il Centro Internazionale di Scultura (CIS). È stato invitato il Consigliere federale Ignazio Cassis. Siete pronti?

Sì, siamo pronti. E orgogliosi che molti VIP saranno presenti a Peccia per accompagnare la nostra avventura, che inizierà con due grandi progetti. L’apertura di cinque atelier, dove annualmente ospiteremo cinque artisti provenienti da tutto il mondo vincitori di una borsa di studio della durata di sei mesi. Poi, nella nuova sala espositiva ci sarà il vernissage della mostra inaugurale dell’artista messicano Jose Dávila, con il marmo di Peccia protagonista della sua opera.

Come avete scelto i beneficiari della borsa di studio?

C’è stato un concorso al quale hanno partecipato 132 concorrenti da 34 Paesi. Un bel numero. La decisione è stata presa da una giuria d’esperti, nominata dal Consiglio di fondazione del CIS. I borsisti sono stati scelti tenendo conto di molteplici fattori quali l’esperienza e, soprattutto, la qualità del progetto presentato.

Da dove vengono i primi cinque borsisti?

Due dalla Germania, gli altri dal Giappone, dall’ India, dalla Slovenia. Si tratta di tre donne e due uomini.

Come fa a sapere un artista indiano che può ricevere una borsa di studio per il CIS in alta Valle Maggia?

Buona domanda. Siamo stati in grado di diffondere il messaggio dell’esistenza di questo concorso in modo molto ampio. La maggior parte delle candidature è arrivata online. Siamo felicemente colpiti dal numero di nuovi contatti provenienti da tutto il mondo.

Come sarà la vita dei borsisti a Peccia?

Ogni scultore avrà il suo atelier. Potrà lavorare all’interno e sul piazzale. Abbiamo installato una gru per spostare i blocchi. Gli artisti vivranno in paese, in un palazzo restaurato grazie ad una donazione molto generosa. E che deve diventare un luogo di incontro.

Ci sarà uno scambio con la popolazione?

Spero proprio di sì. L’idea del CIS viene da Alex Naef e da sua moglie Almute Grossmann-Naef, che da decenni gestiscono la scuola di scultura di Peccia e sono riusciti a creare un’intesa con la popolazione e l’economia locale. Siamo fiduciosi che queste radici sostengano pure il Centro Internazionale di Scultura. Abbiamo visitatori da tutto il mondo. Parliamo della “famiglia di Peccia”, una famiglia che in futuro sarà ancor più internazionale.

Con il CIS si realizza il sogno di chi ha creduto in questo progetto. Come siete riusciti a raccogliere circa 6 milioni di franchi?

È stato molto impegnativo. Abbiamo cercato gli appassionati di scultura per fargli conoscere la nostra iniziativa. La concretizzazione della nostra idea è stata possibile grazie ad uno sponsor e al Cantone, che attraverso la nuova politica regionale del Dipartimento dell’economia ci hanno sostenuto nella costruzione del Centro.

Una cosa è trovare soldi per un investimento iniziale, un’altra assumersi le spese di gestione. Come farete?

I borsisti ricevono 1.500 franchi al mese. Per finanziare le spese correnti raccogliamo contributi da privati e fondazioni. Assicurare il finanziamento è una sfida continua e siamo riconoscenti per ogni contributo. La rete degli “Amici del CIS”, che conta più di 100 persone, è un sostegno importante e qualsiasi persona interessata può aderire. Voglio sottolineare che qualsiasi persona può aiutare in questo progetto, che è un partenariato pubblico-privato.

Quale sarà la reazione dei borsisti provenienti da realtà così diverse di fronte al piccolo mondo di Peccia?

Non hanno mai visto Peccia e per loro sarà quindi una scoperta. Il messicano Jose Dávila ha soggiornato qui per preparare il concetto della mostra ed è rimasto entusiasta: per le montagne, la roccia, l’acqua e, naturalmente, per la cava di marmo di Peccia.

Gli artisti devono utilizzare il marmo di Peccia?

Sono liberi, ma speriamo che useranno i materiali del posto: marmo, granito, legno. Siamo molto curiosi di vedere cosa creeranno. Oltre agli atelier abbiamo dei laboratori per la lavorazione della pietra, del legno e del metallo.

Quale collaborazione ci sarà fra la scuola di scultura di Peccia e il CIS?

Sarà molto stretta, tra due realtà completamente diverse. La scuola ha una storia lunga 36 anni e offre corsi che possono essere frequentatati anche da principianti, un ciclo di perfezionamento professionale e collaborazioni con altre scuole e università. Al Centro Internazionale di Scultura lavoreranno invece artisti formati, con esperienza, e che hanno già realizzato esposizioni a carattere regionale.

Si potranno effettuare delle visite?

Certo. Già adesso abbiamo tante richieste di visite guidate. Faremo il possibile per poterle soddisfare e siamo felici di arricchire la vita culturale della Vallemaggia. Speriamo, inoltre, che i turisti che passano da Peccia per andare a visitare la chiesetta di Mario Botta a Mogno si fermino anche nel nostro centro.

Il complesso edilizio che ospita il CIS è stato ideato dagli architetti Michele e Francesco Bardelli. Non si tratta però di una tipica architettura ticinese. Gli atelier sembrano piccole astronavi…

Non è facile ideare una architettura moderna che si sposi con un nucleo storico. Secondo noi gli architetti ci sono riusciti in modo ottimale, usando come materiale un calcestruzzo speciale. Il risultato è a mio parere fenomenale. È impressionante vedere come gli atelier cambiano con la luce durante il giorno, avendo le montagne sullo fondo.

Lei viene dalla Svizzera interna, come pure il presidente del Consiglio di fondazione. Sembra una colonia svizzera tedesca…

No, il centro ha le sue radici in valle. Nel Consiglio di fondazione ci sono rappresentanti della Fondazione Vallemaggia e del Comune di Lavizzara. È vero, ci sono pure degli svizzeri tedeschi innamorati del luogo. È il mio caso. Circa 15 anni fa sono arrivato per la prima volta a Peccia per frequentare un corso alla Scuola di scultura. Ho subito capito che sarei tornato. Infatti, ho partecipato alla creazione della Fondazione del CIS, sono stato membro del Consiglio di fondazione e ora sono il direttore del CIS.

Se dovesse riassume il tutto in una frase?

Per il nostro centro vale il detto: “Più profonde sono le radici di un albero più in alto può crescere”. In altre parole: vogliamo essere radicati localmente, per avere un carisma internazionale. 

 

«Al concorso hanno partecipato 132 artisti da 34 Paesi»

 

Thierry Burgherr (Lucerna, 1959), dopo una formazione come meccanico d’auto, diventa prima tecnico nell’ambito dell’aeronautica e più tardi si specializza nella creazione di piccole e medie imprese. Ora, accanto alla sua attività di manager, consulente, docente e fotografo, lavora al 60% come direttore del Centro Internazionale di Scultura di Peccia.

www.centroscultura.ch www.marmo.ch

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