Pescatrice di suoni | Cooperazione
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RITRATTI
LARA PERSIA

Pescatrice di suoni

Lara Persia si innamora della musica già da bambina, crescendo a pane e Kiss. Oggi il suo sogno è ospitare artisti da tutta Europa nel suo studio immerso nel verde.

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sandro mahler
27 luglio 2020
Lara Persia: «Se mi chiedi che pezzi ho ascoltato rientrando a casa in auto, posso dirti solo i dettagli tecnici».

Lara Persia: «Se mi chiedi che pezzi ho ascoltato rientrando a casa in auto, posso dirti solo i dettagli tecnici».

Avanzo nel fitto del bosco fino a raggiungere un vigneto ed un ruscelletto. Sono qui per conoscere Lara Persia, pescatrice di suoni. Lemura Recording Studio si trova nella parte più nascosta, semplice e rurale, della Collina d’Oro. Una piccola costruzione fatta ad arte. Una navicella spaziale che ti porta sul pianeta musica. «Architettata da Dario Paini, famoso per aver creato studi per artisti che vanno da Elisa Toffoli a Jovanotti e tanti altri – spiega Lara –. In base alla forma specifica dello spazio e a come deve suonare si inventano cose strambe come queste». Soffitti e pareti sono tappezzati da intriganti forme geometriche, pannelli fonici color vino.

Andiamo in fondo allo studio, ai posti di comando. Al centro, la consolle. «Viene da New York ed è stata attraversata dalle note di band come i Deep Purple». Capelli corti, t-shirt e unghie smaltate di nero, il piglio di Lara è rock.

Fin da ragazzina sa che vuole occuparsi di musica. «Dopo averli scoperti in America all’età di 6 anni, sono cresciuta a pane e Kiss, li ascoltavo in cassetta prima di dormire». Marco Zappa era suo vicino di casa a Muralto. «Andavo a scuola con il figlio, ogni tanto mi faceva entrare nel piccolo studio di registrazione del papà, con le luci soffuse e tutti quei pulsanti luminosi quell’immagine mi si è impressa dentro».

La scoperta di un mondo

La prozia era insegnante di pianoforte. «Dai 6 anni, tutti i pomeriggi arrivava per la lezione, era molto severa e io scappavo sulla pianta in giardino – ride – poi sono passata alla chitarra classica e al flauto dolce».

Vuole fare il conservatorio ma, per una serie di motivi, la vita la spinge in un’altra direzione. Non demorde e a 19 anni parte per Londra, dove studia tecnica del suono. «Per la cultura della registrazione Londra e America sono al top – spiega – nella scuola di Brixton, lavorando alla regia suono, mi si è aperto un mondo». In Ticino inizia a collaborare con la Rsi. «Sono partita dal parlato per poi focalizzarmi sulla musica, alla regia per i concerti e nella registrazione di album».

Intanto l’idea di avere uno spazio proprio dove dedicarsi appieno alla ricerca del suo suono cresce. «Volevo fare dischi, creare suoni belli, catturare momenti magici». Il suo desiderio mette radici con l’acquisto della casa a Montagnola nel 2008. «Il contesto musicale di oggi non è facile, sempre meno persone acquistano gli album, il musicista vive soprattutto di concerti e poiché le case discografiche si focalizzano sui big, spesso è indipendente – spiega – ciononostante, grazie agli agganci con i musicisti conosciuti in radio, l’attività di Lemura inizia a girare».

Tra questi spicca la ECM, la casa discografica di jazz più grande al mondo. «Un’altro sogno che si è realizzato, quest’estate. Mi occuperò di un nuovo progetto musicale con loro e, in contemporanea sto mixando l’album di un pianista di Boston». Registra soprattutto jazz ma anche rock e folk, ama il momento vivo della registrazione. «Devi capire che suono vuole il musicista, che suono vuoi tu, e creare le condizioni ideali per raggiungerlo con l’acustica, i microfoni posizionati nel punto giusto, perché l’alchimia funzioni è importante avere anche una buona sintonia con i musicisti».

E l’orecchio? «Un pochino devi averlo di natura ma poi, a fare la differenza, è una vita di allenamento ed esposizione alla musica. Lo svantaggio è che ora faccio fatica ad ascoltare musica perché scompongo tutti i suoni. Se mi chiedi che pezzi ho ascoltato rientrando a casa in auto, posso dirti solo i dettagli tecnici».

Una vera e propria arte

Quella della registrazione è una vera e propria arte e il suono che uno studio propone è qualcosa di unico. «Io ho un suono molto particolare, avvolgente e profondo, lo ricerco lavorando un po’ vecchia scuola, focalizzandomi sul cuore più che sulla perfezione, con materiale analogico, quindi non tutti vengono da me. Quando si raggiunge l’armonia giusta la sentiamo tutti, sia io che i musicisti. Non si finisce mai di imparare e migliorare, più fai e più ti arricchisci».

In radio ora si occupa solo di musica, registrazioni e concerti, in futuro le piacerebbe sempre di più dedicarsi alle registrazioni indipendenti con il suo studio. «La mia visione è di avere musicisti provenienti da tutta Europa e uno studio talmente affollato da potermi permettere di costruirne uno più grande, magari in una vecchia fabbrica. La mia vita è questa, penso che senza questo sarei annoiatissima, quando lavoro mi sento vera, mi sento viva».