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RITRATTI
PIERLUIGI PAGANETTI

La slitta di Pigi Tinguely

Con la genialità artigiana del grande scultore svizzero, Pierluigi Paganetti ha messo a punto la skitti, un mezzo molto particolare che chiunque può provare al Nara.

FOTO
hsaskia Cereghetti
03 febbraio 2020

Pierluigi "Pigi" Paganetti alle prese con una delle sue skitti nel suo atelier di riparazione del Nara.

«Sono partito senza un disegno. Non avevo nessuna voglia di farne uno. Le skitti, le ho costruite e basta». Tre semplici frasi, ma sufficienti per farsi un’idea di chi sia Pierluigi Paganetti detto Pigi, e del suo spirito inventivo.

«Chi è abituato a usare le slitte classiche, quelle di legno, guarda le skitti con scetticismo. Una volta, in Vallese, uno mi ha chiesto se non fosse una macchina di Tinguely!». Il riferimento è al celebre scultore svizzero, conosciuto per le sue macchine mobili assemblate con materiali diversi, che in effetti qualche grado di parentela con le skitti ce lo potrebbero avere. A spiccare, oltre al paio di sci su cui poggia l’intera struttura, c’è una leva, al centro, che permette di effettuare le curve. Due ruote facilitano il trasporto. E poi, va da sé, c’è il sedile, che si accompagna a un lungo poggiapiedi. «Sulla mia slitta ci si può sedere comodi e si può guidare con una mano. Inoltre, c’è un freno di sicurezza, che fa anche da stopper: se cadi, la slitta si ferma».

Dagli orologi alle slitte

«La mia storia comunque non ha niente di straordinario», mette le mani avanti Pigi. «A 18 anni ho imparato il mestiere di orologiaio riparatore. E poi a 30 e per 25 anni ho diretto insieme a mia moglie un negozio di gioielleria e orologeria sotto i portici di Largo Zorzi a Locarno. Però ho sempre avuto la passione per lo sci. L’ho imparato praticamente da solo, da ragazzo. E ho fatto per tanti anni il maestro di sci a Davos e a Cardada».

La prima invenzione, l’ha messa a punto nel proprio negozio: un ascensore per orologi, costruito coi tubi usati per le canalizzazioni. Tubi che sarebbero poi diventati uno dei materiali utilizzati da Pigi anche per dare forma alle sue skitti. «Avevo costruito tutto io, perché nessuno lo avrebbe fatto senza un progetto». Il piccolo lift arrivava proprio al centro del locale, «perché se l’avessi fatto lungo la parete, avrei dovuto distruggere dei mobili. Così ho scavato un buco al centro del pavimento del locale superiore, dove lavorava l’orologiaio riparatore».

L’idea che ha portato Pierluigi Paganetti a costruire le skitti è nata da un’allergia, quella per il modo canonico di insegnare a sciare, ovvero partendo dalla tecnica a spazzaneve. Così, per dimostrare che si può sciare sempre con gli sci paralleli, semplicemente inclinando le lamine e mantenendo l’equilibrio, ha realizzato una slitta per il trasporto dei feriti. «Ho preso due paia di sci uguali, li ho tagliati e poi fissati con una placca. Al centro di questa struttura ho piazzato la barella. E per dimostrare che funzionava, ho portato a valle prima mia moglie e poi mia figlia dal punto più alto delle piste di Bosco Gurin, guidando la slitta con un volante».

Pierluigi è però il primo ad ammettere che quella slitta aveva i suoi limiti. Per il soccorso alpino c’erano già gli elicotteri. E la slitta stessa sulle piste molto ripide aveva qualche problema. Nonostante tutto, l’ha portata fino in Svezia, in occasione di un raduno internazionale di soccorritori. «Ho fatto una dimostrazione con a bordo una signora del posto. La neve era molle, una faticaccia! Però ho dimostrato che poteva funzionare. È stata un’esperienza fantastica».

In costante evoluzione

Da quel primo esperimento sono nate le skitti. Dopo aver scartato diversi materiali – il legno per la relativa fragilità, l’acciaio per la pesantezza e il rischio ruggine, l’alluminio per il costo elevato e la difficoltà di riparazione – gli sono tornati in mente i tubi delle canalizzazioni utilizzati per il lift per orologi. Ma la particolarità delle skitti è che sono in costante evoluzione, come dimostrano i diversi tipi di sedile successivi.

«All’inizio ho utilizzato gli stessi sedili arancioni che si trovano sulla tribuna del Lido, lo stadio dell’FC Locarno. Ma per le skitti si sono rivelati troppo fragili. Allora, per rimpiazzarne uno che si era rotto, ho preso uno zerbino di gomma. Ma alla gente non piaceva. Così ho provato a utilizzare una camera d’aria, che però richiedeva la costruzione di un supporto apposito. Oltretutto si bucava facilmente ed era instabile. Finché mi sono imbattuto negli “spaghetti”, quelli di schiuma che si usano in piscina per aiutarsi a stare a galla. L’ho trovato fantastico, perché è morbido, solido e stabile allo stesso tempo. Ma si rovina facilmente, si sporca. L’illuminazione è arrivata quando ho preso le camere d’aria, le ho tagliate e ci ho infilato dentro lo “spaghetto”. Così combino la resistenza e l’impermeabilità della prima con la stabilità e la morbidezza del secondo».

In tutto ne ha un centinaio, di skitti, molte delle quali si possono noleggiare al Nara, dove ha il suo quartier generale. Se sognate di pilotare una macchina di Pigi Tinguely, non vi resta che andare a trovarlo in Valle di Blenio.