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INTERVISTA
MADDALENA MOCCETTI

Pippi, 75 anni ma non li dimostra

Ha ispirato Madonna, l’artista zurighese Pippilotti Rist e Stieg Larsson nel tratteggiare Lisbeth di “Millenium”: è Pippi Calzelunghe, eroina senza tempo, nata nel 1945 dalla penna di Astrid Lindgren. Ne parliamo con Maddalena Moccetti, esperta di letteratura per l’infanzia.

15 giugno 2020
Maddalena Moccetti (1991) ha conseguito un master in letteratura per l’infanzia alla Roehampton University a Londra.

Maddalena Moccetti (1991) ha conseguito un master in letteratura per l’infanzia alla Roehampton University a Londra.

Una giovane donna come lei, nata nel 1991, che rapporto ha con Pippi Calzelunghe?

Sono cresciuta leggendo Pippi e l’ho amata molto. Sono sempre stata una lettrice onnivora e da ragazzina leggevo molti libri che trovavo a casa di mia nonna e di mia zia, non tutti “alla moda” in quegli anni. La portata di Pippi Calzelunghe non si discute, è un classico della letteratura per l’infanzia, capace di affascinare un vasto pubblico in ogni epoca, proprio per la sua vena anticonformista ed eccentrica.

Pippi Calzelunghe è tornata alla ribalta ora che si inneggia alle “girl power”, alle ragazze toste…

Sì, Pippi è di grande attualità e questo ci dice quanto era all’avanguardia nel 1945 rispetto agli altri protagonisti della letteratura per ragazzi. Aspetto stravagante, lentiggini, trecce, scarpe smisurate, si presenta in groppa a Zietto, il suo cavallo a pois, e porta sulla spalla la scimmietta Nillson. Così scombinata, irrompe nell’immaginario delle lettrici, ma piace anche ai ragazzini, con la sua forza prodigiosa e il carattere estroverso.

Da esperta di letteratura per l’infanzia, quali sono gli ingredienti del successo di Pippi Calzelunghe?

Da sempre, i personaggi femminili più amati sono quelli che si ribellano alle regole, che rivendicano indipendenza e autodeterminazione. Basti pensare ad Anna dai capelli rossi o a Jo di Piccole donne; anche la stessa Heidi piace perché rompe gli schemi e mette in discussioni ruoli predefiniti. E questo spirito indomito e trasgressivo è ciò che appassiona i giovani lettori, come anche la voglia di libertà e alcuni elementi originali incarnati da queste figure, elementi che nel caso di Pippi non mancano.

All’uscita del libro, si levarono voci critiche sul valore diseducativo della storia: la narrativa per l’infanzia deve sempre dare il buon esempio?

Fino agli anni ’50 del secolo scorso, gran parte di questa letteratura aveva un fine educativo e moralista. Una delle opere che inizia a staccarsi da questo schema è Pinocchio di Collodi, pubblicato addirittura nel 1883, in cui per la prima volta la scuola viene derisa. In ambito italofono, gli fece da contraltare Cuore di De Amicis, uscito tre anni dopo, con il suo forte messaggio didattico e formativo.

Pippi ha nove anni, vive da sola, fa quello che vuole, si mantiene da sola grazie a un tesoro di monete d’oro, ha un padre pirata lontano: non è un “modello”. Perché esercita tanto fascino?

Uno dei segreti del successo di un’opera letteraria per ragazzi è proprio l’assenza – in tutto o in parte – dei genitori, che decidono i doveri dei figli. I giovani personaggi raramente vanno a scuola o, se ci vanno, frequentano la scuola di magia come Harry Potter. Questo stratagemma permette all’autore di dare totale libertà al proprio personaggio, mentre il lettore in erba può lasciare spazio alla fantasia e immaginare come sarebbe la sua vita senza imposizioni. Un’esperienza di libertà fatta al sicuro nella propria cameretta, utile anche per infrangere – virtualmente – le regole di tutti i giorni.

Quali altri espedienti ha un autore per far breccia nell’immaginario infantile?

Senza dubbio costruire una trama intrigante, dove ci sia quella sensazione che tutto è possibile e che le sorprese sono dietro l’angolo. Poi c’è l’elemento magico, che spesso ha un ruolo importante nel catturare l’attenzione, ma non è indispensabile. Negli ultimi anni, sono usciti diversi libri dove i protagonisti sono ragazzini normalissimi e anche imperfetti, come le serie Diario di una schiappa e I diari di Nikki. Qui l’identificazione fa leva proprio sulla vicinanza alla realtà, pur se esagerata e grottesca, per dimostrare che anche nel quotidiano ci sono avvenimenti capaci di destare stupore e meraviglia. In Pippi questo è ben sviluppato: il suo arrivo a Villa Colle sconvolge la vita della tranquilla cittadina svedese e dei suoi giovani vicini di casa, Tommy e Annika, che con lei vivono avventure favolose.

Il telefilm su Pippi risale al 1969, l’ultimo film al 1988: il successo di un personaggio passa anche dalla sua trasposizione dalla carta al video?

Sì, soprattutto se è carismatico. Al di là del discorso sulla fedeltà o meno del film o della serie televisiva al libro, molte riletture cinematografiche di classici della letteratura per l’infanzia, ultimo in ordine di tempo Piccole donne, hanno il merito di avvicinare i giovanissimi alla lettura. Non tutti i ragazzi amano i libri, ma tutti si appassionano alle storie e sono sensibili al fascino della narrazione. Per esempio, i film Hunger Games, tratti dagli omonimi romanzi, o quelli sulla saga di Percy Jackson hanno creato una nuova generazione di lettori. E poi c’è il fenomeno Harry Potter, che ha reso di nuovo cool la lettura.

Harry Potter, eroe universale almeno quanto Pippi: si possono individuare delle similitudini?

Una c’è di sicuro: uno dei produttori dei film su Harry Potter produrrà quest’anno un nuovo film su Pippi Calzelunghe per celebrarne l’anniversario, ma anche la modernità. Per il resto, rappresentano due generi letterari molto diversi, come è diverso il loro pubblico di riferimento, anche se hanno dei punti in comune: entrambi vivono situazioni straordinarie e sono riconosciuti come “unici” dagli altri personaggi della storia. Sia Pippi, che non si cura di essere eccentrica, sia Harry, più schivo, in modi differenti, contravvengono alle regole, meccanismo che è alla base per l’inizio di ogni storia.

Una tendenza recente nella letteratura per l’infanzia è stata inaugurata dal libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, dove si narra la vita di donne realmente esistite. Eroine reali in mancanza di quelle di carta?

È un libro che ha avuto una grande fortuna ed è stato emulato e declinato in molte versioni, perché alle giovani lettrici piace scoprire donne capaci di realizzare cose eccezionali senza poteri magici. È un invito alle ragazze a sviluppare il loro potenziale e i loro talenti; non credo sia un segnale che i personaggi di carta siano in “crisi”. In fondo è una conferma della voglia di riscoprire eroi ed eroine magari imperfetti, ma veri, modelli che i giovani lettori e le giovani lettrici possono anche imitare. 


Il ritratto

Cresciuta leggendo Pippi Calzelunghe, Anna dai capelli rossi, Il mago di Oz, Maddalena Moccetti (1991) ha un master in letteratura per l’infanzia alla Roehampton University a Londra. Sta terminando la formazione di bibliotecaria alla SUPSI ed è collaboratrice della Biblioteca cantonale di Lugano. Scrive recensioni per la rivista “Il Folletto” e per il sito “Libri per sport”.