Polvere di palcoscenico | Cooperazione
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PERSONAGGI
LA LUPA

Polvere di palcoscenico

Cresciuta in Ticino, si afferma come artista teatrale a Zurigo. Quest’anno festeggia 40 anni di carriera e 30 anni di regolari spettacoli annuali al teatro Stok di Zurigo.

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MELANIE TÜRKYILMAZ
20 novembre 2020
La Lupa: «Amo  la bellezza,  non in senso frivolo, ma come espressione  vivibile ed esteriorizzabile  del bene».

La Lupa: «Amo la bellezza, non in senso frivolo, ma come espressione vivibile ed esteriorizzabile del bene».

La Lupa è La Lupa, sempre. Con alle spalle quarant’anni d’esperienza teatrale, ha saputo respirare la polvere del palcoscenico senza compromessi: sé stessa in scena, ma sé stessa anche fuori scena. La sua persona-personaggio è magia spontanea, mai traghettata dalla realtà in finzione.

La sicurezza dell’esibizione la possiede ora come allora, quando cominciò a cantare in pubblico a Zurigo, poco più che ventenne, con un gruppo di studenti che prima di accoglierla la misero comunque alla prova: «Li ho frastornati e forse sbalorditi intonando “Bella ciao”, ma è subito iniziato un lungo periodo di collaborazione, anche con altri piccoli complessi giovanili. Ci esibivamo ai matrimoni, alle feste campestri, alle mostre. Dopo la formazione commerciale a Bellinzona mi sono trasferita a Zurigo. In una città cosmopolita gli stimoli e le occasioni d’incontro sono molteplici e anno dopo anno mi sono fortificata come cantante, interprete e autrice dei miei spettacoli».

Musica classica e folclore

Il sipario del palcoscenico si è alzato con La Lupa trentenne, quando uno studente di Conservatorio, diventato musicista e compositore, la sentì cantare a Coira e le propose un esperimento. «Sì, con Fortunat Frölich che studiava violoncello, ho iniziato un percorso straordinariamente intenso e innovativo per la delicata fusione tra musica classica e folclore».

Quest’alchimia ha segnato il lungo tracciato artistico della Lupa e caratterizzato i suoi spettacoli presentati soprattutto in Svizzera, oltre varie tournée all’estero, accompagnata da musicisti e altri professionisti, come il polacco Michael Ratynski, suo collaboratore per circa vent’anni, in qualità di regista. Si è pure cimentata con successo in un difficile pezzo teatrale di Samuel Beckett, “Giorni felici”. In seguito riprenderà i suoi spettacoli di musica-teatro, attingendo per i testi alla poesia e a brani letterari, mentre per la musica a melodie popolari. Ogni due anni crea una rappresentazione nuova, mentre sul palcoscenico La Lupa è senza tempo, anzi lo travalica, lo zit- tisce con le sue estese tonalità vocali. Anche il suo look è atemporale. Sotto le luci della ribalta o nelle nebbie del rösti- graben si muove disinvolta, con abiti originali e una varietà di singolari cappelli che la contraddistinguono ovunque vada.

«Effettivamente ho una cappelliera con 200 diversi copricapi, che adatto a vestiti o mantelli. Amo la bellezza, non in senso frivolo, ma come espressione vivibile ed esteriorizzabile del bene, come armonia e anche ascesa spirituale. Alleno la mia voce ogni giorno insieme alla meditazione. È un rito quotidiano che mi dà serenità».

La Lupa è un nomignolo che le venne dato da giovane, nella sua Valle – l’Onsernone – dove spesso si usano nomi di animali per connotare una persona; gli amici di quel tempo la ricordano per la sua allegria, per le sue idee d’avanguardia, per la sua voce.

«Ogni occasione era pretesto per cantare in coro o da sola. Sono cresciuta in una famiglia dove tutti canticchiavano da mattina a sera. L’unica stonata era la mia mamma, dalla quale però ho ereditato la passione per le opere letterarie e i buoni insegnamenti: “lüna lüna dam danei per crumpà calz e calzei pel mié barba (nonno) dal Fenei”( monti onsernonesi sopra Spruga). Un inno alla generosità per le condizioni precarie dei valligiani che lavoravano negli alpeggi. Proverbio applicabile comunque in senso lato anche oggi».

Cresciuta in un ambiente sobrio, ha mantenuto naturalezza e schiettezza, oltre a quella libertà tanto preziosa di essere artista a modo suo, che caratterizza tutto il suo fecondo curriculum. Proprio quest’anno festeggia, oltre i 40 di carriera, 30 anni di regolari spettacoli al teatro Stok di Zurigo, dove si esibisce con un cartellone mensile. Lo scorso autunno ha presentato “Volo e mi ricordo”, una pièce che evoca il vecchio sogno umano di volare e un viaggio attraverso la vita. «È la mia storia cantata e recitata. Le canzoni sono tratte dal repertorio popolare italiano, mentre per i testi mi sono ispirata a Fernando Pessoa, a Pablo Neruda, a Ildegarda von Bingen, al terzo canto dell’Inferno dantesco, oltre che a Garcia Lorca; “Io canterò sulla notte, canterò anche se dormite. Canterò per tutti i secoli. Amen”».