X

Argomenti popolari

INTERVISTA
GIANFRANCO ARRIGO

Quei compiti per l'estate

È giusto che durante le vacanze, soprattutto dopo l’emergenza Covid-19, i ragazzi debbano “lavorare”? Ne parliamo con Gianfranco Arrigo, docente di didattica della matematica e responsabile della collana editoriale “I nostri amici numeri”.

FOTO
Alain Intraina
08 giugno 2020
Gianfranco Arrigo, classe 1940, è stato professore di liceo e presso la SUPSI  di Locarno.

Gianfranco Arrigo, classe 1940, è stato professore di liceo e presso la SUPSI di Locarno.

Di recente è stato pubblicato l’ultimo numero della collana I nostri amici numeri (Sapyent Milano). Fascicoli di esercizi matematici per l’estate destinati ai bimbi delle scuole elementari. Tra gli autori, Gianfranco Arrigo, vero e proprio guru della didattica della matematica in Ticino, e non solo. L’iniziativa a cui ha collaborato, rappresenta lo spunto per discutere di diversi temi caldi.

È giusto che i bambini debbano fare compiti anche durante le meritate vacanze estive?

Io sono contrario ai compiti, se per compiti si intende una serie di esercizi ripetitivi, per nulla stimolanti, che l’alunno vive come una costrizione, come qualcosa che deve svolgere per meritarsi la vacanza stessa.

Durante il lockdown, la televisione ha mandato in onda trasmissioni indirizzate a un pubblico scolastico. La tv è uno strumento didattico?

Non lo è sul lungo termine. I tempi dell’apprendimento passivo sono finiti. Il bambino, invece, deve essere protagonista attivo.

Qual è, allora, l’obiettivo dei vostri fascicoli estivi?

Tenere in forma la mente durante l’estate e far vivere ai ragazzi un’avventura matematica meno scolastica possibile. Ludica, che dovrebbe contribuire anche a dare un’immagine della matematica più simpatica di quella che alcuni si sono costruiti sui banchi di scuola.

Cinque fascicoli, pubblicati tra il 2018 e il 2020. Uno per classe.

La collana in realtà si compone di tre quaderni operativi per l’apprendimento in classe della matematica, in particolare dell’aritmetica. Questi sono accompagnati da cinque fascicoli pensati per aiutare gli alunni durante le vacanze estive, appunto.

Questa estate, post lockdown, sarà particolare?

I ragazzi sono reduci dall’emergenza Covid-19. Hanno vissuto per mesi la scuola in maniera “diversa”. Prima di tutto dovranno svuotare la testa, ricaricare le batterie. È inutile pensare che nei mesi estivi si possano colmare eventuali lacune venutesi a creare durante l’emergenza. Ci dovranno pensare i docenti a settembre. Quello che gli allievi dovrebbero fare in estate è mantenere allenato il cervello, divertendosi e praticando una matematica priva di arzigogoli tecnici.

Può spiegarci cosa si trova nei suoi fascicoli estivi?

Ogni fascicolo propone 28 situazioni, una per pagina, ciascuna indipendente dall’altra, che possono essere scelte liberamente, senza seguire l’ordine del testo. Protagonisti sono quattro personaggi che si esprimono a fumetti e che diventano subito compagni di gioco dell’alunno. Le avventure concernono rompicapi, giochi, sfide, gare, che possono essere svolti anche con la partecipazione degli adulti. I numeri non a caso vengono chiamati “amici”.

Un approccio alternativo alla matematica…

Non vale solo per la matematica, bensì anche per le altre materie. Ci si deve reinventare. Negli ultimi decenni la società è cambiata radicalmente. E lo sviluppo continua. Ciò che conta oggi potrebbe già essere fuori luogo fra 5-10 anni. Non ha più senso insistere su nozioni obsolete.

Per esempio?

Il calcolo in colonna. Oggi nelle attività lavorative e del cittadino i calcoli si fanno col cellulare, con la calcolatrice, col computer. Che cosa vuol dire? Che nella scuola elementare occorre dare al calcolo mentale un ruolo fondamentale. E quindi, da una parte bisognerebbe insegnare a usare in modo ragionevole lo strumento elettronico. E dall’altra, occorrerebbe dare più attenzione al calcolo approssimato e mentale, importante per la stima dei risultati.

Queste sue tesi sono condivise dalla scuola ticinese?

Ci sono Comuni come Capriasca che hanno introdotto l’uso dei miei fascicoli. Nella scuola elementare si possono fare cose bellissime: basta crederci e avere voglia di innovare.

Perché alle medie c’è chi fatica a reggere l’urto?

La scuola media introduce la specializzazione delle discipline, aspetto per ora irrinunciabile. Ciò ridimensiona fatalmente la bella trasversalità della scuola elementare e aumenta il pericolo della formazione di veri e propri muri separatori tra le discipline.

C’è poi la questione dei livelli. Che ne pensa?

Ho partecipato al cantiere che ha costruito la scuola media, sostituendola al vecchio sistema “ginnasio-scuola maggiore”. Il problema dei livelli si è presentato subito come una necessità e all’inizio funzionava. Col passare degli anni, però, i buoni principi sono finiti nel dimenticatoio, anche a causa dei mutamenti della società e dei bisogni del mondo del lavoro. Io ritengo che oggi il problema dei livelli sia irrisolvibile. E allora? Lavoria- mo sulle discipline e sulla trasversalità.

Il Covid-19 potrebbe limitare i posti di apprendistato. La preoccupa?

Certamente. E non vorrei che si accentuasse la corsa ai licei. Occorre che i genitori la smettano di sognare per i loro figli carriere esclusivamente accademiche. Oggi esistono possibilità di formazioni professionali di ottimo livello, che permettono ai giovani di raggiungere posizioni di tutto rispetto nella vita lavorativa.

Personalmente, come ha vissuto l’esperienza del Covid-19?

Ovviamente è stata una disgrazia. Con lati, tuttavia, importanti anche per la scuola. Da una parte gli allievi hanno vissuto un’esperienza civica fuori dal comune, che ha permesso loro di riconsiderare valori assopiti; dall’altra spero che i docenti e i responsabili scolastici si siano resi conto che molte cose che si insegnano oggi non sono irrinunciabili, e che quindi possono essere tagliate dai piani di studio in funzione di una migliore qualità dell’apprendimento.

Si aspetta un cambiamento?

Me lo auguro. Il mondo della scuola dovrà essere sempre più flessibile, capace di adattarsi ai rapidi mutamenti della società. Questo significa soprattutto preparare i giovani al cambiamento, ad affrontare situazioni non del tutto conosciute.

Quali criteri alla base di questo possibile cambio di rotta?

Bisognerà interrogarsi, chiedersi: nella vita di oggi, che cosa serve a una persona? Sicuramente voglia di fare, spirito critico, capacità di assumersi responsabilità, coraggio di tentare anche a rischio di sbagliare. Occorre ridare senso al vecchio adagio “Sbagliando si impara” ed eliminare dalla scuola il concetto negativo di errore.


Il ritratto

Gianfranco Arrigo: «Il mondo della scuola dovrà essere sempre più flessibile, capace di adattarsi ai rapidi mutamenti della società».

Gianfranco Arrigo, classe 1940, cresciuto tra il Mendrisiotto e la Riviera, è docente di didattica della matematica, oggi in pensione. Laureatosi al Politecnico di Zurigo, è stato professore di liceo e presso il Dipartimento Formazione e Apprendimento (SUPSI) di Locarno. Autore di varie pubblicazioni, vive a Massagno, è presidente della Società Matematica della Svizzera Italiana ed è attivo in importanti gruppi di ricerca a Bologna, Milano e Torino.