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RITRATTI
ELIANO PETRAGLIO

Quel “nonno” che parla tanto

Eliano Petraglio, classe 1952, è una specie di istituzione a Mendrisio. Membro da una vita del gruppo carnascialesco dei Mistun, è anche una delle anime delle processioni storiche. Dove c’è festa, c’è lui.

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sandro mahler
18 maggio 2020
Eliano Petraglio: «Potete immaginare la mia fatica durante la quarantena. Anche se in fondo la prendevo con filosofia».

Eliano Petraglio: «Potete immaginare la mia fatica durante la quarantena. Anche se in fondo la prendevo con filosofia».

Sua moglie Liliana, con cui è sposato da oltre 40 anni, dice che non sta mai zitto. E ha ragione. Eliano Petraglio, classe 1952, è una specie di radio ambulante. Nato e cresciuto a Mendrisio, è un personaggio dai mille volti.

“Nonno” del gruppo carnascialesco dei “Mistun da Mendriis”, anima delle processioni storiche pasquali, per cui si occupa di costumi e manutenzione, è sempre pronto a dare una mano a chi ne ha bisogno. «Dove c’è festa, ci sono io. Potete immaginare la mia fatica durante la quarantena. Anche se in fondo la prendevo con filosofia».

Un momò doc

Un uomo dallo spirito sociale e dal cuore d’oro, che si mette spesso a disposizione della comunità, anche per iniziative benefiche. Il 67enne (compirà i 68 a dicembre) abita nel borgo. Nel nucleo di Mendrisio. «Mi piace fare ancora la vita di una volta. Uscire di casa e andare al negozietto. E poi andare al bar a fare due chiacchiere. Questo lento “ritorno alla vita” post Covid-19 mi dà sollievo. Anche se mi mancano tantissimo gli abbracci e le strette di mano. Arriveranno».

Un momò doc, figlio di un muratore della Valle di Muggio. La mamma invece era di Vacallo e lavorava per la cantina sociale. «Da ragazzino ero un disperato, mi hanno pure mandato in castigo al collegio Don Bosco di Maroggia. Ma sono scappato tre volte».

Il grave incidente

Formatosi come metalcostruttore, a un certo punto Eliano intraprende la carriera militare. Suo malgrado. «A me non piaceva. Mi hanno fatto fare il caporale». Ed è a quel punto che la sua vita cambia. «Un giorno, per una banale distrazione, cado da un camion e sbatto violentemente la schiena a terra. Per un anno e mezzo sono stato in ospedale, tra Yverdon e Novaggio. In quel periodo ho avuto tanta paura, non sentivo le mie gambe reagire, temevo di restare invalido. Per fortuna poi, a poco a poco, mi sono ripreso».

Ma Eliano non potrà più fare lavori pesanti. Si ricicla come montatore di radio e televisori. «Per un anno ho fatto anche l’aiutante becchino. Mi avevano preso come venditore di tombe. Ma, strada facendo, hanno cominciato a chiedermi una mano anche per il resto. Quante ne ho sentite… Mi scappava da ridere quando di fronte a una bara qualcuno diceva, riferendosi al cadavere: “Oh come è giù bene, gli manca solo la parola”. Una volta una donna voleva togliere una ciocca di capelli al marito defunto. “Ma non vedi che è pelato?”, mi domandavo tra me e me».

La carriera lavorativa, Eliano, la chiuderà presso il magazzino e l’officina dell’Azienda Elettrica di Mendrisio. «Oggi sono felicemente pensionato. E orgogliosamente nonno. Mio figlio Nicola (40) ha due fantastici bimbi, Milo (11) e Sirja (9). Fare il nonno è il mestiere più emozionante del mondo».

Lo “Zio Inri”

Eliano Petraglio, con quei suoi baffetti pittoreschi, e con quel sorriso sempre stampato in volto, potrebbe fare il testimonial della regione del Mendrisiotto. «Quando vado in vacanza, prendo con me una cartolina di Mendrisio, perché altrimenti mi manca. Quest’anno si sta a casa. Ma non è un problema, io adoro la mia terra. Dal San Giorgio al Generoso, passando per le Gole della Breggia. E poi amo le tradizioni di questa regione. In primis la Sagra di San Martino, che si tiene sempre a novembre. Peccato che quest’anno, per colpa del nuovo Coronavirus, non ci sono state le processioni storiche. Sarebbe stata la prima volta sotto l’egida dell’Unesco. Ma ci stiamo già preparando per l’edizione del 2021. Personalmente l’annullamento l’ho vissuto male, però almeno ho avuto il tempo di metabolizzarlo, nella consapevolezza che la situazione era grave. È più frustrante quando le processioni ti vengono annullate all’ultimo secondo a causa del maltempo. Ecco, lì sì che ci resto davvero male. Io sono responsabile dei costumi, in particolare della processione del Giovedì santo; sono maniacale, non lascio nulla al caso. E sapete una cosa? In un’occasione mio figlio ha impersonato Gesù, che io amichevolmente chiamo “Zio Inri”. È stata una bella soddisfazione».

Poi c’è la passione per il carnevale. Per i carri. «Faccio parte del gruppo dei Mistun dagli anni ’70. A un certo punto c’è stata una pausa. Grazie a mio figlio e ad alcuni suoi amici tutto è ripreso. Io ho grande fiducia nei giovani, rappresentano il futuro. I ragazzi del gruppo mi chiamano il “nonno”, con affetto. Mi chiedono consigli, suggerimenti. Sono attività che portano allegria. E io voglio essere allegro finché campo».