Regio Insubrica, 25 anni di dialogo | Cooperazione
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INTERVISTA
FRANCESCO QUATTRINI

Regio Insubrica, 25 anni di dialogo

A colloquio con Francesco Quattrini, segretario della Regio Insubrica: un bilancio sul 25° anniversario della comunità di lavoro transfrontaliera, sui suoi pregi come pure sui problemi e su qualche crisi.

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SANDRO MAHLER
17 agosto 2020
 Francesco Quattrini: «Nella Regio Insubrica, a livello istituzionale, il Cantone Ticino ha la stessa importanza della Regione Lombardia».

 Francesco Quattrini: «Nella Regio Insubrica, a livello istituzionale, il Cantone Ticino ha la stessa importanza della Regione Lombardia».

A settembre, all’assemblea generale ad Arona, la Regio Insubrica festeggerà i 25 anni di esistenza. Un motivo di orgoglio?

Sì, sicuramente. Per noi è molto importante che da 25 anni esista una piattaforma transfrontaliera nella zona dei laghi. Eravamo in ritardo rispetto ad altre zone transfrontaliere come Basilea e Ginevra e siamo riusciti a realizzare questo progetto solo nel 1995. Ne avevamo proprio bisogno, visto l’intensità delle relazioni transfrontaliere.

La Regio Insubrica ha nove partner istituzionali: Cantone Ticino, le Regioni Lombardia e Piemonte, le Provincia di Como, Lecco, Varese, Novara, Verbano Cusio Ossola e la Città di Lugano. Il motto è “Un confine che unisce”, in realtà si ha l’impressione che il confine divida…

Bisogna dire che le relazioni di vicinato sono molto intense, nel senso commerciale e socio-culturale, ed è normale che ci siano delle criticità. Ricordo solo due cifre per sottolineare l’intensità delle relazioni transfrontaliere. Ogni giorno circa 67.000 frontalieri italiani vengono a lavorare in Ticino, ogni anno il Ticino ha scambi commerciali con la Lombardia per più di 6 miliardi di franchi.

Sotto la voce finalità della Regio Insubrica si legge «che diffonde una mentalità transfrontaliera moderna e aperta, che induce associazioni e singole persone sui due versanti del confine a individuare opportunità, ad unirsi…». Esiste una mentalità insubrica?

Dal punto di vista socio-culturale questa zona dei laghi ha una matrice comune: usiamo la stessa lingua, i dialetti si assomigliano, e in molti ambiti i nostri interessi coincidono.

Nonostante ciò, per tanti cittadini, la Regio Insubrica è un organismo astratto. Quali sono i risultati concreti raggiunti in questi anni?

La Regio Insubrica occupa uno spazio importante nell’ambito delle relazioni fra Italia e Svizzera, soprattutto da quando, nel 2015, la Regione Lombardia e la Regione Piemonte sono entrate formalmente nella comunità. Prima, avendo come membri il Ticino e le province, il peso era meno forte. La Regio Insubrica nel frattempo è diventata un ponte fra Berna e Roma ed un interlocutore importante per risolvere problemi transfrontalieri.

Può fare un esempio concreto?

Prendiamo il problema del livello delle acque del Lago Maggiore. Ci sono interessi divergenti. Da una parte la Pianura Padana con l’agricoltura e le centrali idroelettriche che hanno bisogno di un lago con un livello alto come bacino di riserva, dall’altra gli interessi del Canton Ticino e della parte bassa del Lago Maggiore, territori che vivono di turismo, che non vogliono spiagge inondate . Grazie anche all’intervento della Regio Insubrica, Roma ha concesso che la Svizzera, ovvero il Canton Ticino, sia integrata nell’organismo che si occupa del livello del Verbano. Ricordo pure la depurazione dei laghi. Sia il Verbano sia il Lago di Lugano sono laghi transfrontalieri. La Regio Insubrica ha favorito il miglioramento della qualità delle acque su sollecitazione dei Comuni.

Un altro esempio?

Pensiamo al decreto sicurezza del precedente governo italiano che ha causato problemi ai cittadini italiani che guidano un’auto con targa svizzera in Italia. La Regio Insubrica si è attivata perché nessuno a Roma pensava alla nostra realtà transfrontaliera, dove tanti frontalieri usano auto aziendali svizzere anche in Italia. Ora siamo vicini ad una soluzione.

La chiusura dei valichi minori è pure un eterno pomo della discordia. In Ticino chiedono la chiusura, in Italia non ne vogliono parlare…

In questo ambito la Regio Insubrica ha funzionato da mediatore dopo l’approvazione di un’iniziativa in Parlamento. Abbiamo scritto al Consigliere federale Ueli Maurer suggerendo di effettuare un periodo di prova per un certo numero di valichi. È questo si è fatto. Con una attenta valutazione, anche in riferimento alla criminalità transfrontaliera, problema molto sentito in Ticino. Alla fine, le parti hanno rafforzato i controlli e istallato un sistema di monitoraggio con videocamere ai valichi.

In questi mesi di Coronavirus cosa ha fatto la Regio Insubrica?

Grazie alla rete di contatti, già a fine febbraio abbiamo capito in che direzione si sarebbero mosse la Regione Lombardia e l’Italia. Attraverso un’azione diplomatica, la Regio Insubrica ha avuto un ruolo importante nell’evitare una chiusura totale delle frontiere, rimaste aperte per i frontalieri attivi nei settori strategici. Impedendo in particolare un collasso del sistema sanitario ticinese.

In questa occasione i frontalieri erano benvenuti. In altre però sentiamo critiche e lamentele.

Il problema dei frontalieri, se vogliamo chiamarlo così, riguarda il numero esploso negli ultimi dieci anni, il possibile dumping salariale e la sostituzione di manodopera indigena. In altre zone di confine – Basilea o Ginevra – le differenze salariali sono meno marcate. In più l’Italia ha avuto tanti problemi dopo la crisi finanziaria del 2008.

In effetti, nel 2010 la Regio Insubrica ha attraversato una profonda crisi dopo gli attacchi alla Svizzera dell’allora ministro delle finanze Tremonti. Il Canton Ticino meditava di uscire dalla Regio Insubrica. I media cantonali parlavano di «capolinea»…

Si è trattato di una crisi che ha portato al blocco dei ristorni dal Ticino all’Italia e che ha fatto vedere che la Regio Insubrica poteva avere un ruolo di mediatore. È vero, tanti problemi sono aperti, come il nuovo accordo fiscale sulla tassazione dei frontalieri, parafato già cinque anni fa, ma non entrato in vigore.

A tale proposito, la recente perizia legale dell’università di Lucerna commissionata dal Consiglio di stato ticinese sostiene che è possibile una disdetta unilaterale dell’accordo…

Sarebbe di sicuro una fonte di preoccupazione da parte italiana. Si può quindi prevedere che la perizia legale possa impattare sul dossier, accelerando la ricerca di una soluzione condivisa su questa annosa questione.

La Regio Insubrica ha sempre avuto la sua sede istituzionale a Mezzana, anche se la maggior parte dei membri sono italiani. Non si è mai pensato ad una rotazione della sede?

No, sarebbe troppo complicato. Anche le Regioni Lombardia e Piemonte, quando nel 2015 sono entrate nella Regio Insubrica, hanno voluto che la sede rimanesse in Svizzera.

Su un budget annuale di circa 300.000 franchi, il contributo del Canton Ticino è di 100.000 franchi. Non è troppo alto?

La realtà è che il Cantone Ticino ha solo 350.000 abitanti, ma nella Regio Insubrica a livello istituzionale ha la stessa importanza della Regione Lombardia che conta 10 milioni di abitanti. Questo spiega la quota che paghiamo.


Il ritratto

Francesco Quattrini (Locarno, 1971), licenza in scienze politiche e sociali all’Uni di Losanna, ha svolto varie funzioni diplomatiche in seno al Dipartimento federale degli affari esteri, per poi ricoprire il ruolo di delegato per le relazioni transfrontaliere e internazionali del Canton Ticino. Dal 2017 è pure segretario della Regio Insubrica.