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INTERVISTA VELOCE
ELISABETH ALLI

Scacco al razzismo

A colloquio con Elisabeth Alli, giornalista, sulla sua vita di donna di colore in Svizzera e perché oggi, dopo la morte di George Floyd, si può combattere il razzismo.

FOTO
sandro mahler, keystone
22 giugno 2020
Un'immagine della manifestazione contro  il razzismo a Berna.

Un'immagine della manifestazione contro il razzismo a Berna.

Nata in Ticino da genitori nigeriani, come è stato il suo impatto con la Svizzera?

Le circostanze della vita mi hanno permesso di crescere in seno a una famiglia ticinese allargata, sperimentando sulla mia pelle la quotidianità di una bambina nel Ticino degli anni ’70. A livello scolastico, professionale e in amore mi sono circondata di persone che hanno saputo andare al di là del pregiudizio.

Da giovane è stata una sportiva a livello nazionale. Questo l’ha aiutata a sentirsi più integrata?

Adoro lo sport e in maniera particolare il suo linguaggio corporeo, che permette di esprimersi in un’altra dimensione, meno stereotipata. Nell’esercizio fisico, l’obiettivo è il risultato e il resto, tra cui anche il pregiudizio, perde fuoco.

Elisabeth Alli.

La protesta a New York contro l?uccisione di George Floyd a Minneapolis.

Lei ha vissuto e lavorato in Svizzera francese e a Zurigo. Ci sono differenze nel Paese sul tema razzismo?

John Bargh nel suo libro A tua insaputa (Bollati Boringhieri, 2017) sottolinea che il pregiudizio è insito nella razza umana. Neri e bianchi abbiamo tutti i nostri preconcetti. Il momento è oggi propizio per parlarne apertamente, perché c’è una buona notizia: esistono strumenti per dare scacco al razzismo, come lo ha ricordato Barack Obama nel suo discorso dopo la morte di George Floyd.

Come si sentono i suoi tre figli in Ticino?

Mio marito e io li abbiamo concepiti con affetto e li cresciamo insegnando loro a integrarsi senza annullarsi. O meglio, a inserirsi nella società nella quale vivono, portando con sè la loro ricchezza, e a testimoniare che le sfumature della nostra pelle sono solo uno specchietto per le allodole. A fare la differenza è la grandezza del nostro cuore.