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INTERVISTA
SEAN MüLLER

«Il Ticino è già a statuto speciale»

Il rapporto città-campagna è un tema di grande attualità. La dinamicità dei grandi centri urbani è sempre più influente nei rapporti di forza nella Confederazione. Sean Müller, politologo all’università di Berna, illustra la situazione del Ticino nel contesto nazionale.

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PINO COVINO
06 gennaio 2020

Secondo Sean Müller «l'unica città in Ticino è Lugano, ma le manca una politica visionaria».

Il Ticino è un cantone di campagna o di città?

Bella domanda! (ride) Il Ticino è innanzitutto una piccola minoranza culturale, che tende a identificarsi nello Stato più di quanto faccia la maggioranza svizzera tedesca, che avrebbe la forza e la capacità di imporre le proprie visioni, incidendo sulla struttura dello Stato. E questo rappresenta già una prima singolarità rispetto agli altri Paesi.

Perché?

Perché la Svizzera non è uno Stato “classico” come l’Italia, o la Francia, dove è stata la maggioranza a crearsi uno Stato. La Confederazione nasce dal basso. Per fare un esempio, è l’unico Stato al mondo la cui competenza di riscuotere le imposte dev’essere rinnovata ogni 15 anni da Popolo e Cantoni.

E l’identificazione del Ticino nella Confederazione a cosa è dovuta?

Soprattutto alla convenienza: far parte della Svizzera è più vantaggioso che essere una regione dell’Italia. Anche se oggi tanti ticinesi non hanno più l’impressione di contare molto.

Il Ticino non ha beneficiato dello stesso sviluppo industriale lombardo, passando dal primario al terziario finanziario.

E questa sì, è un’altra particolarità del Ticino, che in Svizzera rappresenta una vera e propria eccezione. Lo sviluppo economico ticinese è stato forte nel secondo dopoguerra, quando era tutta l’economia a tirare. Con la crisi finanziaria, si è manifestata la debolezza della sua struttura economica e, soprattutto, del suo tessuto sociale, che ha avuto ripercussioni sulle capacità della classe politica ticinese di far fronte alla situazione.

Potrebbe farmi un esempio?

Il settore secondario, appunto. Io vengo da Glarona. È un piccolo cantone, è vero, ma la sua tradizione industriale parte da lontano. E sono molti i giovani glaronesi a scegliere l’apprendistato nell’industria, mentre solo pochi vanno al liceo e poi all’università. In Ticino l’apprendistato c’è, esiste, ma storicamente è mancato il “saper fare” industriale.

Lo statuto speciale invocato dai partiti di sinistra potrebbe aiutare a risollevare le sorti del Ticino?

Non saprei. Cosa implicherebbe uno statuto speciale? Più fondi dalla Confederazione? Meno tasse? I Cantoni, a parte la politica estera, dispongono già di un’ampia autonomia per quanto riguarda il fisco e l’economia, e lo statuto speciale violerebbe il principio di parità tra i cantoni. Anche il Giura è in crisi, Basilea è sotto pressione e in Vallese c’è sempre meno neve… No, il Ticino di per sé è già un cantone a statuto speciale: a livello politico è l’unico ad avere un partito regionalista come la Lega.

Lega che “governa” Lugano, la locomotiva economica del Ticino...

Sì, ma il problema è che quando la piazza finanziaria di Lugano va in crisi, difende a spada tratta il segreto bancario, perché è l’unico strumento che ha. Ciò dimostra che Lugano non ha la stessa forza di Basilea o Zurigo o Ginevra, dove oltre alle banche ci sono le industrie, i commerci, le università, gli organismi internazionali, l’Onu.

«Il Ticino è l’unico ad avere un partito regionalista: la Lega».

Sean Müller

Il fatto che il Ticino sia entrato a far parte della “Greater Zurich Area” può aiutare?

A dire il vero tutta la Svizzera ne fa già parte! (ride). La superficie dei cantoni che hanno aderito a questa organizzazione di marketing è grande tanto quanto la città di Londra. Giusto per capire le proporzioni.

Il Ticino cosa dovrebbe fare?

Quello che ha fatto la Svizzera: con- vertire gli svantaggi in vantaggi. La Svizzera è povera di risorse naturali, ma ha avuto la capacità di sviluppare per prima sia il settore secondario sia il terziario in attività ad alto valore aggiunto. Rispetto al Ticino, le città svizzere hanno avuto una cultura politica diversa, hanno saputo creare il consenso, che ha permesso sviluppo economico e sociale. Non è un caso che l’industria farmaceutica sia fiorita a Basilea o il sistema finanziario a Zurigo.

In Ticino il dibattito sulla fiscalità è sempre d’attualità. Meno tasse gli permetterebbero di essere più attrattivo?

Svitto fino agli anni ’70 era un cantone rurale e dipendeva economicamente da Zurigo. Con la sua strategia di defiscalizzazione è diventato uno dei cantoni più ricchi. Imitare oggi la sua politica non è più possibile. Svitto ha un vantaggio competitivo e un’esperienza accumulata negli anni che il Ticino non ha. Ed è ormai troppo tardi. Lucerna ha provato a imitare il modello, ma ha fallito.

La tassa sul CO₂ votata dal parlamento svantaggerà gli abitanti dei cantoni rurali e alpini. Le città diventeranno ancora più forti?

Sì, più forti, ma in modo contenuto. Le leggi vengono attuate dai Cantoni, che hanno gli strumenti fiscali e un sistema di perequazione cantonale per mitigare gli aumenti previsti. Pensiamo all’iniziativa sulle abitazioni secondarie. Oggi abbiamo cantoni che applicano la legge in un modo e quelli alpini in un altro.

Recentemente si è tornato a parlare di una rappresentanza per le città nel Consiglio degli Stati.

Ma sono già rappresentate nel Consiglio nazionale. Se si aggiunge un terzo livello di poteri si rischia di complicare tutto. La politica della Confederazione coinvolge i Cantoni, i Comuni e le Città, i cui mezzi di veto a loro disposizione sono già abbastanza efficaci. Le città, se si uniscono, hanno già sufficienti mezzi per far valere le proprie istanze.

E alla “Città Ticino” cosa manca?

Al Ticino mancano due fattori principali: demografico ed economico. Se ci aggiungiamo anche la distanza geografica e culturale, diciamo che parte svantaggiato.

Le élite urbane d’oltre San Gottardo nel XV secolo si identificavano nella campagna con la figura del “pio e nobile contadino”. È ancora così?

Certo, il mito dell’agricoltura resiste ed è ancora forte in Svizzera. Se pensiamo all’importanza e alla tutela del settore agricolo rispetto a quanto viene ­investito per le politiche sociali, per l’integrazione degli stranieri o per la parità uomo-donna. Non è un caso che l’Associazione dei contadini sia ben organizzata e sostenuta da tutti i partiti, da destra a sinistra. E non dimentichiamo che la campagna è molto di più. È anche montagna.

A proposito di montagna. Il Consiglio per l’assetto del territorio suggerisce ai cantoni alpini di valorizzare la natura attraverso i parchi regionali. Finora in Ticino non si è registrato un grande entusiasmo...

La società ticinese è fondamentalmente conservatrice e rurale. In Ticino è mancata la formazione di una dimensione urbana che hanno conosciuto altre città svizzere. Lugano è l’unica città in Ticino, ma manca di una politica visionaria. Invece, tende a reagire, da una parte copiando modelli svizzeri tedeschi e dall’altra dovendo gestire una pressione da Sud non semplice.

A Ginevra si è realizzata una grande rete di trasporti transfrontaliera. Il Ticino fa fatica…

Anche perché l’Italia è un partner più complicato nella collaborazione trans- frontaliera, soprattutto per progetti a lungo termine. Non si capisce quale sia la sua strategia di sviluppo territoriale, mentre Parigi ha tutto l’interesse di trovare collaborazioni per sviluppare le sue zone periferiche. 


Il ritratto

Il politologo Sean Müller davanti alla sede dell'Università di Berna.

Sean Müller (Glarona, 1983) è ricercatore e docente all’Istituto di scienze politiche all’Università di Berna. Insieme ad Anja Giudici ha pubblicato “Il federalismo svizzero” (Dadò, 2017). Si segnala la serata pubblica “Le città svizzere: forze e dinamiche nel contesto federale”, giovedì, 30 gennaio 2020, Sala del Gran Consiglio, Bellinzona, ore 17.50.