La sessualità femminile, parliamone | Cooperazione
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INTERVISTA
PAMELA BORELLI

La sessualità femminile, parliamone

In occasione dell’8 marzo, la psicologa Pamela Borelli ci parla della sessualità delle donne, che la cultura e la scienza hanno negato fino a pochi anni fa. Parlare di desiderio e piacere nella coppia aiuta a vivere bene e ad avere legami forti.

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alain intraina
02 marzo 2020
Pamela Borelli: «La sessualità è una fonte di gioia, una risorsa da riscoprire».

Pamela Borelli: «La sessualità è una fonte di gioia, una risorsa da riscoprire».

Perché ha deciso di diventare sessuologa?

Durante gli studi in psicologia, mi appassionava il tema della sessualità, che vedevo come un’isola felice, dove poter essere me stessa. Ne parlavo spesso con le mie compagne e solo più tardi ho scoperto che potevo farne la mia professione per trasmettere agli altri il mio sguardo sulla sessualità: una fonte di gioia e una risorsa da riscoprire.

Quasi una missione.

Intendo il mio lavoro come un accompagnamento all’esplorazione del proprio spazio corporeo e del potenziale che racchiude, utile per aiutarci a vivere bene e per costruire legami autentici e profondi. Purtroppo, questo spazio è invaso da immagini preordinate, sommerso da stratificazioni socioculturali.

Il suo lavoro consiste anche nel togliere questi strati?

Sì, perché impediscono l’incontro fra sé e la propria sessualità. Noi riceviamo delle nozioni sulla sessualità, un bagaglio da cui attingiamo per costruire il nostro sistema di credenze. Io fornisco delle conoscenze sull’ambito sessuale e aiuto a distinguere quali, tra le convinzioni ricevute, ci appartengono davvero. Una presa di coscienza importante, perché il nostro sistema di credenze ha grande impatto sulla sessualità.

Queste credenze condizionano più le donne degli uomini?

Nella sessualità si incontrano due sfere: quella genitale e quella affettivo-emotiva. La donna è stata penalizzata nella sfera genitale, nella parte bassa del corpo; l’uomo è stato per contro penalizzato nella sfera emotiva, quella della parte alta. Infatti, gli stereotipi di genere ci dicono che la donna non deve provare piacere e che l’uomo non deve piangere. Questi strati ingabbiano in modo pesante donne e uomini.

La sessualità femminile è considerata diversa da quella maschile…

Una differenza che è un arricchimento. Non dobbiamo cadere nella trappola del paragone, con il desiderio di rivalsa di chi pensa di aver subito un’ingiustizia o uno svantaggio. Questa dinamica competitiva non fa bene alla coppia, dove ci dovrebbe essere uno spirito di squadra e di collaborazione.

Nella coppia le donne sono più reticenti a parlare di sessualità?

Dal punto di vista medico-scientifico c’è stata per lungo tempo una mancanza di studi sull’apparato genitale femminile. La sessualità femminile è confrontata proprio con questo: se per anni neppure la scienza ne ha parlato, come fanno le donne e anche gli uomini a parlarne?

Ancora nel 1948 nel Gray’s Anatomy, il manuale di anatomia per eccellenza dell’epoca, il clitoride non era contemplato…

Gli studi approfonditi sul clitoride, l’unico organo del corpo umano deputato solo al piacere, sono iniziati nel 1998 e solo recentemente è stato realizzato un modellino tridimensionale da usare nelle scuole per l’educazione sessuale. In passato, non era considerata nemmeno la vulva, e dunque per lungo tempo non abbiamo saputo com’era fatto l’apparato genitale della donna e tanto meno come funzionava il piacere femminile.

Resiste l’idea della donna “oggetto di piacere” e non “soggetto che prova piacere”?

Sempre per la scarsa conoscenza dell’apparato genitale femminile, a lungo è rimasta al centro la gratificazione sessuale dell’uomo, senza intravedere l’interesse dell’essere pienamente in due nella relazione sessuale. Tutto questo è stato sconvolto dalla rivoluzione sessuale, che porta le donne a incontrare e sperimentare il piacere a lungo negato. Questo cammino di (ri)appropriazione del proprio corpo è ben illustrato dall’integrazione (esplicita) della masturbazione nella sessualità femminile. Basti pensare alla nascita di siti a tema e di profili Instagram che descrivono come fare.

E qui nascono altri problemi?

In consultazione, sono confrontata con uomini che vorrebbero poter soddisfare le loro compagne, ma non sanno come fare. È sempre difficile dire “non so come fare”, nel campo sessuale lo è ancora di più, perché non ci hanno insegnato a confrontarci, a parlarci, a condividere le emozioni profonde che una comunicazione autentica porta con sé.

Quali invece i temi che portano più frequentemente le donne in consultazione?

Spesso ci sono dolori durante la penetrazione e il desiderio di avere un orgasmo, che risulta difficile da raggiungere in coppia. C’è anche tanta confusione sull’orgasmo, alimentata dalla distinzione fatta da Freud tra orgasmo clitorideo e orgasmo vaginale della donna sessualmente matura. Gli studi anatomici ora ci dicono che tutti gli orgasmi sono clitoridei, cambia solo la parte stimolata. Questa informazione scientifica ha un impatto enorme sul sistema di credenze, perché la donna finalmente abbandona l’idea di essere privata di qualcosa e incomincia ad avere fiducia in quello che prova.

E il famoso punto G esiste?

Nella vagina, c’è una zona più sensibile di altre, dove si trovano i due bulbi del clitoride. È la parte anteriore della vagina e se c’è una pressione sulla parete vaginale di questa area, si stimolano i bulbi del clitoride e l’uretra, contenuta nella sua spugna periuretrale, che se stimolata quando c’è eccitazione sessuale può essere fonte di piacere.

Ancora l’importanza della conoscenza per avere accesso al piacere.

Un’altra informazione che dò sempre alle donne è che la vagina non ha i ricettori superficiali, quindi non la si stimola con lo sfregamento. La vagina funziona con i ricettori profondi, dunque per attivarla occorre fare delle pressioni. Se non si sa questo, si può passare una vita pensando di essere “frigide” e di non essere fatte per la sessualità.

Cosa pensa della “Cinquanta sfumature di grigio”?

Hanno avuto il merito di sdoganare la possibilità delle donne di avere delle fantasie sessuali, un immaginario lontano dall’amore e dal romanticismo. Ha mostrato lo scambio che ci può essere tra la sfera genitale e quella emotiva, ma anche il gioco sessuale che, se concordato, è una complicità in più nella coppia.

Cosa si augura per la sessualità femminile?

Che abbia un incontro bello e curioso con la sessualità propria e dell’altro, che ci sia uno scambio e una co-costruzione grazie al rispetto, al dialogo e ai momenti di amore. La sessualità si può imparare, anzi si deve imparare, ma per piacere, non per dovere.


Il ritratto

Pamela Borelli (1983), si è laureata in psicologia all’Università di Ginevra (2006) e nello stesso ateneo, nel 2011, ha ottenuto un certificato in sessuologia clinica. Dopo diverse esperienze professionali da psicologa, si è diplomata come psicoterapeuta relazionale sistemica e come sessuologa clinica sessocorporea. Lavora nel suo studio di Lamone, al Centro Essere.

www.pamela-borelli.com