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RITRATTI
MARK BERTOGLIATI

Sguardo a 360° sul territorio

Incontro con l’ingegnere forestale Mark Bertogliati, consulente ambientale e, da un paio d’anni, anche curatore del Museo etnografico della Valle di Muggio.

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GHIGO ROLI
10 agosto 2020
 Mark Bertogliati, nei bei locali del Museo etnografico della Valle di Muggio di cui è curatore dal 2018.

 Mark Bertogliati, nei bei locali del Museo etnografico della Valle di Muggio di cui è curatore dal 2018.

Chissà quanto volte è stato chiesto a Mark Bertogliati «Ma cosa fa un ingegnere forestale di preciso?». L’ingegneria viene comunemente associata alla meccanica, alla fisica, all’informatica, e invece, chiacchierando con lui, si apre uno scenario di studi e interventi sul/e per il territorio molto interessante.

A un soffio dai 40 anni, con una laurea al Politecnico federale di Zurigo, una lunga collaborazione con l’Istituto federale Wsl e una famiglia rallegrata da tre figli, Mark è persona da scoprire. Da ragazzo scelse la specializzazione in ingegneria forestale perché ambiva a stare all’aperto e a stretto contatto con la natura. «Quindi – ci racconta – faceva proprio per me lo studio dei boschi e delle loro risorse, del paesaggio, di quei territori di transizione tra il paesaggio antropizzato e le aree forestali. Si deve porre attenzione alla gestione del bosco per garantirne la biodiversità e la conservazione. Si devono progettare, per esempio, rimboschimenti o abbattimenti, interventi di prevenzione come la realizzazione di protezioni da valanghe e corsi d’acqua».

L’ingegneria forestale implica uno sguardo a 360° sul territorio, che – nel caso di Mark Bertogliati – si abbina a un’altra branca di studio molto particolare: la dendrocronologia. Anche in questo caso, con pazienza, Mark ci viene in aiuto spiegandoci che «si tratta dello studio degli anelli del legno; e questa tecnica, non solo ci serve per ricostruire la vita degli alberi con la datazione di antichi legni, ma ha molteplici applicazioni, come le perizie su monumenti storici e strumenti musicali, gli interventi di restauro di locali o interi edifici. Spesso si opera a stretto contatto con climatologi e archeologi».

Forte di questa formazione a tutto tondo, oggi Mark Bertogliati lavora come consulente ambientale per lo studio di ingegneria EcoEng ed è co-titolare e responsabile della succursale ticinese. Oltre a dedicarsi alla pubblicazione di monografie storiche, la sua innegabile passione per la storia e il territorio l’ha anche portato nella valle più meridionale della Svizzera.

Un museo dal ricco cartellone

Dal 2018 è curatore del Museo etnografico della Valle di Muggio. Per Mark, è un’esperienza entusiasmante, perché il museo non è un semplice contenitore di oggetti nello splendido Palazzo Cantoni di Cabbio. Nell’edificio della famiglia di stuccatori e architetti che lavorarono soprattutto a Genova e nel ponente ligure dal Cinquecento, il museo è infatti essenzialmente centrato su attività nel territorio. «È un laboratorio – come precisa Mark – che vuole mettere il riflettore sulla realtà locale e sulle testimonianze della civiltà rurale inserite nel proprio contesto, sull’evoluzione della vita nella valle. Con lo spopolamento che, soprattutto dagli anni Settanta del secolo scorso, comportò l’abbandono rapido della valle, molte case, monumenti, chiese rischierebbero di “svanire” per sempre. Ci occupiamo anche del restauro di antichi edifici: le nevere, cioè le ghiacciaie ipogee che consentivano la conservazione del latte e la produzione di burro e panna. Oppure dei roccoli, quei particolari caselli a forma di torretta che servivano per la caccia agli uccelli e furono vietati a fine Ottocento. Oggi, alcuni sono stati trasformati in osservatori per il birdwatching».

 Mark Bertogliati: «Lo studio dei boschi e delle risorse faceva per me».

Il Museo è promotore di moltissime iniziative, anche grazie a un tenace gruppo di volontari, studiosi e specialisti. «Lavoriamo – aggiunge Mark – per proteggere ponti storici, fontane, lavatoi, antichi essiccatoi di castagne e organizziamo visite guidate sul territorio. Fortunatamente lo spopolamento si è fermato e il nostro programma di attività prevede anche la colonia diurna per ragazzi, i concerti in corte, le giornate di volontariato per coinvolgere la popolazione».

L’ultima fatica alla quale ha collaborato Mark Bertogliati è la mostra Pezzi di frontiera. Geografie e immaginario del confine inaugurata a Casa Cantoni. «Il tema dei confini – sottolinea Mark – è molto attuale e complesso, sia in riferimento alla crisi dovuta ai flussi migratori a livello mondiale sia per la pandemia di quest’anno. L’esposizione parte dalla realtà locale con le sale dedicate ai 130 anni dall’inaugurazione della ferrovia del Monte Generoso, al contrabbando, ai fatti di Chiasso durante la Seconda guerra mondiale, per approdare a un discorso più generale su un mondo globale che paradossalmente continua a costruire muri».