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INTERVISTA

Sisma, un terremoto rap

E’ uscito Circolo Vizioso, il nuovo album di Sisma. Il rapper di Sementina, ora residente a Zurigo, ci racconta la sua storia artistica, iniziata nel 1995, e il suo rapporto conflittuale con il Ticino. E ci parla dei suoi brani, diretti e senza filtri.

09 novembre 2020
Il rapper cresciuto a Sementina ha moglie e due figlie, «le sue principesse», a cui ha dedicato King,  la bonus track a chiusura del disco.

Il rapper cresciuto a Sementina ha moglie e due figlie, «le sue principesse», a cui ha dedicato King, la bonus track a chiusura del disco.

Il rap è la sua passione e una valvola di sfogo. Ieri come oggi. Amos Zoldan, in arte Sisma, fa musica dal 1995, ha pubblicato diversi album e suonato su palchi importanti come il Frauenfeld Openair, Les Docks di Losanna e Fri-Son di Friburgo. Viene dal Ticino, Bellinzona, ma ha abitato 12 anni a Losanna e ora vive a Zurigo. Da poco è uscito in digitale il suo nuovo lavoro, Circolo Vizioso, dalle sonorità anni Novanta e ricco di spunti personali.

Sisma, partiamo dal titolo: perché “Circolo Vizioso”?

E’ il nome di un mio vecchio gruppo. Con me c’era Moop, il produttore con cui oggi ho ripreso a lavorare: la chiusura di un cerchio, insomma, tutto ritorna. In più c’è anche l’idea di raccontare certe cose che proprio non mi vanno giù.

Per esempio?

Lo racconto in brani come Casciavit e Fosse Facile. Alla base c’è una specie di rivalsa sociale. Io sono andato a lavorare in cantiere a 15 anni, ma mi stava stretto. Così ho imparato le lingue, ho girato e ho studiato duro, vivendo sulla mia pelle l’ingiustizia di quelli che ti passano davanti perché, magari, hanno un cognome importante. Ma, in fondo, avere “fame” mi ha portato bene. Come ha detto Roberto Benigni quando vinse l’Oscar: “Ringrazio i miei genitori per avermi regalato la cosa più importante: la povertà”.

E com’è uscito dal “circolo vizioso”?

Mi sono sbattuto e mi sono creato un lavoro come consulente tecnico per studi di ingegneria che va bene e di cui sono orgoglioso. Perché non si riesce a vivere di solo rap. E ho messo su famiglia, ho una moglie e due figlie, le mie “principesse”. A loro ho dedicato King, la “bonus track” messa a chiusura del disco: un pezzo un po’ atipico, solo pianoforte e voce. Ma molto sentito.

Nei brani lei parla spesso del Ticino. Nel nuovo disco cita il ponte di Sementina e il passato nella sua “B’zone”.

E’ un rapporto conflittuale. Il Ticino, a livello di opportunità, è molto limitato. E, con tutto il rispetto, mi sembra che questo immobilismo condizioni anche l’apertura mentale di chi ci vive. Una situazione che mi pesa. Ma al tempo stesso non posso non amarlo. Ora abito a Zurigo, ma il Ticino è il luogo dove sono nato e cresciuto, dove ho tanti amici e la mia famiglia. E ci torno non appena ne ho la possibilità.

I suoi testi sono duri e diretti. Ma mai troppo spinti o volgari…

E’ il mio stile. Io vengo dalla strada, parlo così e rappo così, racconto la mia storia. Non uso un linguaggio forbito, ma nemmeno volgare. Non m’interessa lo stereotipo del rapper che spara insulti e parolacce, non sarebbe coerente col mio percorso. Io ho 38 anni, due figlie, una certa esperienza e tante cose da dire. E, soprattutto, voglio essere preso sul serio.

Cos’è il rap per lei?

E’ una passione che mi tiene vivo e mi ha regalato tante soddisfazioni. E’ un’esigenza, non riesco a farne a meno, è terapeutico. E sono molto produttivo: almeno tre volte al mese vado a fare delle jam con altri musicisti. E ho in mente tanti progetti, penso a un disco piano e voce e ho già pronto un nuovo ep con cinque pezzi.

Come sta vivendo l’emergenza pandemica?

Il lockdown è stato duro, soprattutto perché per diverso tempo non ho potuto andare a trovare i miei genitori e gli amici a Sementina. Io ho bisogno di andare in giro, vivere e incontrare gente, tutte cose che alimentano la mia creatività. E’ stata una brutta botta anche non poter suonare dal vivo. Facciamo musica per divertirci e divertire gli altri, senza il palco è una sofferenza. Ma non bisogna abbattersi. Di sicuro io continuerò a fare musica in un modo o nell’altro.

Una piccola curiosità: perché si fa chiamare Sisma?

Mio papà, da piccolo, mi chiamava “terremot”, in dialetto ticinese. E da lì è nato il mio nome. Col tempo non sono molto cambiato: non sto mai tranquillo, sono un tipo energico e iperattivo.


Il ritratto

Amos Zoldan, in arte Sisma, è nato a Locarno il 27 giugno 1982. È cresciuto nel quartiere di Sementina, periferia sud di Bellinzona, e ha mosso i primi passi nel rap a 13 anni. Ha pubblicato diversi lavori in gruppo e quattro album da solista: Il codice da B’zone, Jack Casanova, Captain Ticino e il recentissimo Circolo Vizioso, anticipato dal singolo “I puntini sulle i”. Si è esibito in festival open air come Heitere e Frauenfeld e nelle più importanti sale della Svizzera. Vive a Zurigo ed è tifoso del Milan.

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