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PERSONAGGI
STELLA N'DJOKU

Stella di nome e di fatto

Con una laurea di filosofia in tasca, Stella N’Djoku si divide con entusiasmo tra il giornalismo, la poesia e l’insegnamento della religione. Condivisione, dialogo e comunicazione sono il collante che unisce le sue passioni.

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GHIGO ROLI
19 ottobre 2020
Stella N'Djoku:  «Mi piace insegnare religione».

Stella N'Djoku: «Mi piace insegnare religione».

Stella, un nome perfetto per una giovane donna che brilla di luce propria e genera energia e allegria intorno a sé. Stella N’Djoku è proprio una stella e chissà se la mamma, nata a Berna da genitori italiani, e il babbo, giunto dalla Repubblica Democratica del Congo nei primi anni Ottanta, hanno avuto un’intuizione magica nella scelta del nome della loro primogenita. Nomen omen, il nome è un presagio, e nel suo caso basta una breve chiacchierata per essere colpiti dalla sua voglia di fare, freschezza e solarità. È così allegra che – ci racconta – «nei giorni del lockdown mi venne una gran voglia di cantare, cosa che faccio sempre mentre lavo i piatti e non solo, ma che faccio davanti agli altri con una sola persona, il mio amico Alessandro, con cui una volta cantai in un museo di Riccione». Forse, il tratto più incisivo della sua personalità è la curiosità, che emerge dagli occhi neri spalancati sul mondo, pronti a captare come un radar ogni sollecitazione. «Un imprinting di famiglia – sottolinea Stella. – Entrambi i miei genitori, proprio come me, sono grandi lettori. Il nonno materno, arrivato in Svizzera dalla Puglia e che lavorava come operaio, aveva comprato dei libri per imparare il tedesco e poi lo insegnava agli altri immigrati. La nonna, invece, di origini friulane, scrutava con attenzione per imparare a fare la sarta e migliorare. Oltre alla curiosità, in qualche modo lei mi ha insegnato anche la pazienza. Quando ero piccola, facevo un sacco di torte con lei, e la parte più bella era accovacciarmi davanti al forno e vedere gli angoli della sfoglia che crescevano, la crema che diventava dorata, le mele che pian piano rilasciavano il loro succo e diventavano spugnose… era un’emozione bellissima, il profumo intanto si spargeva per la cucina e entrava in sala. E l’attesa era il mio momento preferito…».

L’insegnamento

Stella, con i suoi vivaci 27 anni e dopo la laurea in filosofia, è molto attiva. È insegnante di religione alla scuole medie. Ha scelto di impostare le sue lezioni in modo originale, con un percorso in tre parti: la conoscenza del racconto biblico – il rapporto tra religione e vita quotidiana con excursus che non mancano di sorprendere i ragazzi come il nome della cantante Madonna, le scarpe della Nike modello Jesus, la croce sulla moneta dei cinque franchi –, e infine attualità e riflessione con inevitabili riferimenti a tematiche come bullismo e razzismo. «Mi piace insegnare religione – sottolinea –. È un modo per far capire che la vita non è divisa in compartimenti stagni, ma che tutto è interconnesso. Non è un caso se la parola religione deriva dal latino religamen che significa legame. E poi il rapporto con gli studenti non si ferma soltanto alle lezioni. Durante le settimane di quarantena, ho cercato di stabilire un contatto che non fosse limitato alle videolezioni. Scrivevo ai miei studenti una lettera settimanale che rompesse l’isolamento e ci aiutasse a trovare un senso di comunità. Lettere in cui, per esempio, scandivo il tempo delle stagioni descrivendo il mio gelsomino e che hanno forse colpito ragazzi come Tommaso, che ha commentato: Queste lettere mentre le leggo mi fanno volare in un mondo fantastico».

La passione per la scrittura

Parallelamente Stella è responsabile per la Svizzera italiana di Dialogue en Route, il progetto interreligioso nazionale che si prefigge di estendere sul territorio la conoscenza di luoghi culturali e religiosi delle fedi presenti.

Sullo sfondo di questi impegni rimane il punto fermo della scrittura. È giornalista sin dai tempi dell’Università, quando divenne direttrice del mensile studentesco “L’Universo” e cominciò a collaborare con alcuni media. Il suo amore per la scrittura si esprime da parecchi anni anche nella poesia, un canale fertile e pacificatore per elaborare le proprie esperienze, anche le più negative, come la perdita del nonno. I primi accenni sono stati le filastrocche che scriveva alle elementari, e poi i racconti, le fiabe sino ai versi che hanno cominciato a sgorgare verso i 20 anni. Versi abbandonati, che ora corregge e raccoglie, e che sono confluiti in una prima pubblicazione, “Il tempo di una cometa” a cui è seguita, tra le altre, l’antologia “Dal sottovuoto”, poesie assetate d’aria composte durante il lockdown.

La cultura per salvare il mondo

Insegnante, giornalista, poetessa. Non è un caso che Stella abbia scelto queste attività. C’è un collante che lega i suoi impegni lavorativi e personali: la stringente necessità di condividere le sue riflessioni in un dialogo con gli altri attraverso la narrazione, la comunicazione. «Voglio scavare all’interno della vita e dell’esperienza – conclude Stella – per comprendere, e riuscire poi a stabilire con gli altri un rapporto fecondo». La cultura – per questa ragazza dal sorriso disarmante – potrebbe salvare il mondo.