Un appello agli uomini | Cooperazione
X

Argomenti popolari

ATTUALITÀ
INTERVISTA

Un appello agli uomini

In occasione della Giornata europea della prostata, abbiamo incontrato la Prof. dr. med. Silke Gillessen Sommer, direttrice dello IOSI e specialista mondiale in tumori urogenitali.

TESTO
FOTO
MELANIE TüRKYILMAZ
14 settembre 2020
Prof. Silke Gillessen Sommer: «Il cancro alla prostata è un fenomeno maschile e i maschi fanno molta fatica a parlarne».

Prof. Silke Gillessen Sommer: «Il cancro alla prostata è un fenomeno maschile e i maschi fanno molta fatica a parlarne».

Il 15 settembre è la Giornata europea della prostata. Che significato ha questo appuntamento?

Più che la giornata del 15, è tutto settembre “il mese della consapevolezza del cancro della prostata”, in analogia con ottobre dedicato in Europa alla prevenzione del cancro al seno. Questo mese “rosa” ha creato molta attenzione alla problematica pure in Svizzera, dando importanza alla prevenzione.

Una tematica femminile ha aperto la strada a una maschile…

Sì, perché le donne ammettono più facilmente di avere o di aver avuto un cancro. Vale per le giovani e anche che per le donne famose, pensiamo all’attrice Angelina Jolie. Invece, il cancro alla prostata è un fenomeno esclusivamente maschile e i maschi, purtroppo, fanno ancora molta fatica a parlarne.

Spesso si paragona il cancro al seno con il cancro alla prostata degli uomini. Cosa ne pensa?

Esiste una certa similitudine per ciò che concerne la diffusione. L’incidenza dei tumori al seno e quelli alla prostata, cioè il numero di casi su 100.000 persone, nei paesi occidentali è simile. Il cancro alla prostata è quello più diffuso tra gli uomini con circa 5.500 casi all’anno in Svizzera, ma nell’opinione pubblica questo fatto non è molto noto. Negli Stati Uniti notiamo un certo cambiamento, con tanti uomini, anche famosi, che rendono pubblico la loro malattia.

«In Svizzera circa 5500 casi di cancro alla prostata all’anno»

Prof. Silke Gillessen Sommer

Questa differenza di comportamento è dovuta al fatto che il cancro alla prostata colpisce soprattutto uomini di una certa età?

È che in generale gli uomini fanno più fatica delle donne ad andare da un medico. E poi il punto critico è che per i maschi è difficile parlare di una malattia alla prostata, cioè di un organo legato alla virilità e alla sessualità.

Facciamo un passo indietro. Cosa sappiamo dei fattori che portano al cancro alla prostata?

Un ruolo fondamentale ha l’avanzamento dell’età. Inoltre, abbiamo scoperto fattori etnici, legati all’origine del paziente. In Cina abbiamo un’incidenza molto bassa. Ma per i cinesi che emigrano negli Stati Uniti l’incidenza aumenta , pur non arrivando ai valori degli americani bianchi. Presso gli afro-americani l’incidenza è ancora maggiore. I fattori di rischio sono probabilmente un misto di fattori genetici e ambientali. Il consiglio quindi è di effettuare uno screening in famiglie dove il tumore era presente in un parente di primo grado, padre o un fratello, o in famiglie con una mutazione conosciuta per essere collegata al cancro della prostata come BRCA.

I medici raccomandano una diagnosi precoce, ma ci sono metodi o prevenzioni per evitare questo tipo di tumore?

Gli scienziati fanno ricerche in questo campo, ma non si hanno ancora abbastanza dettagli sulla genesi. Sono stati realizzati degli studi con la vitamina E, ma i risultati erano deludenti.

Abbiamo letto che le noci potrebbero aiutare ad evitare il cancro…

Si legge di tutto. Anche chi raccomanda pomodori e cavolfiori. Niente di tutto ciò è scientificamente provato. Ma sicuramente un’alimentazione sana con verdure e frutta è consigliabile. In questo senso, mangiare qualche noce è meglio che cibarsi di patatine e cioccolata. Purtroppo, nei nostri alimenti in generale abbiamo troppi zuccheri.

In Svizzera si raccomanda agli uomini di iniziare a 45 anni con gli esami di diagnosi precoce, anche se non hanno sintomi. Cosa ne pensa?

Io ritengo che la Svizzera segue una via molto ragionevole in questo campo. Anziché uno screening di massa, cioè esami a tappeto per tutti gli uomini, si raccomanda di effettuare una diagnosi precoce. Mentre le donne sono già abituate a questo tipo di prevenzione per il cancro del collo dell'utero, gli uomini invece sono restii ad andare dal medico senza sintomi. I medici dovrebbero parlare con gli uomini, soprattutto se questi fanno parte dei gruppi a rischio. Un esame che rileva un alto valore di PSA può indicare un rischio maggiore di avere il cancro. Voglio sottolinearlo: se il cancro alla prostata viene diagnosticato precocemente, la possibilità di guarigione è molto elevata.

Lei è impegnata da anni nella ricerca sul cancro alla prostata. Quali sono le ultime scoperte?

Abbiamo fatto dei progressi enormi. Ad esempio, siamo arrivati a risultati molto buoni abbinando una terapia di Charles Huggins, che esiste dal 1940 e per la quale ha ricevuto un premio Nobel, con altre terapie per pazienti con metastasi del cancro alla prostata. E le possibilità di sopravvivenza sono molto aumentate. Non si tratta di una cura che elimina il tumore, ma possiamo arrivare ad una sopravvivenza migliorata, con una buona qualità di vita. Da poco conosciamo pure un trattamento molto personalizzato sui cambiamenti genetici del tumore.

Come scienziata e ricercatrice, dall’inizio di questo anno è direttrice medica e scientifica dello IOSI a Bellinzona. La ricerca a in Ticino è all’avanguardia?

Sì, altrimenti non sarei venuta qui. Lo IOSI ha tanti progetti interessanti, in ambito diagnostico e terapeutico; ad esempio, le nuove terapie di medicina nucleare. Il nostro Istituto di ricerca oncologica (IOR) è tra i migliori al mondo. Tra poco cominceremo uno studio con il Neurocentro della Svizzera Italiana (NSI) sugli uomini che soffrono di problemi di insonnia, facendo una terapia con ormoni. Inoltre, un campo di ricerca molto importante è combattere gli effetti collaterali di tante terapie.

Nel 2015 ha fondato una conferenza mondiale sul cancro della prostata “Advanced Prostate Cancer Consensus Conference (APCCC)”. Avremo una di queste conferenze in Ticino?

Sì e siamo orgogliosi di segnalare che è programmata per il 7 -9 ottobre 2021 a Lugano. Per questa conferenza arriveranno da tutto il mondo circa 1000 specialisti di assoluto livello.

Da gennaio vive in Ticino, come si trova?

Il Ticino è meraviglioso e i ticinesi mi hanno accolta molto bene, anche se il mio italiano non è ancora perfetto. Ho vissuto in Inghilterra e prima per tanto tempo a San Gallo. Con mio marito abbiamo sempre sognato di avere un rustico in Ticino. Ora il sogno si è avverato. Mio marito è un alpinista. Andiamo spesso in montagna, un vantaggio anche durante la crisi del Covid.

In questi giorni iniziano i corsi del master in medicina dell’USI. Lei darà un contributo come professoressa. Quanto è importante per lei?

È stato un criterio che mi ha convinta a venire in Ticino, rinunciando ad altre offerte di lavoro. È bello poter dare un contributo a una giovane facoltà. Sono entusiasta e molto motivata.

Prof. Silke Gillessen Sommer: «Il nostro Istituto di ricerca oncologica (IOR) a Bellinzona è tra i migliori al mondo».


Il ritratto

Nata nel 1965, Silke Gillessen Sommer ha studiato medicina presso l'Università di Basilea. Ha completato la sua formazione tra Basilea, San Gallo e il Dana Farber Cancer Institute di Boston. Prima di essere nominata direttore medico e scientifico dello IOSI e professore presso l'USI di Lugano, ha lavorato presso l'Università di Manchester e il Kantonsspital di San Gallo. È specializzata su tumori urogenitali come il cancro alla prostata ed è autrice di numerose pubblicazioni.