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RITRATTI
MEDEA SAVARY

Un'«eterna studentella»

Dopo anni trascorsi all’estero a lavorare per Ong impegnate in diritti umani, Medea Savary è tornata in Svizzera e a Berna si dedica con passione a un altro campo fondamentale: la protezione dell’ambiente.

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Pino Covino
08 giugno 2020
Medea Savary: «Abbiamo traslocato spesso e ciò mi ha portato a essere flessibile e a non legarmi troppo a un luogo».

Medea Savary: «Abbiamo traslocato spesso e ciò mi ha portato a essere flessibile e a non legarmi troppo a un luogo».

Il percorso internazionale nel settore delle Ong di Medea Savary è a dir poco affascinante. Cresciuta nel locarnese, dopo una quindicina d’anni da nomade, è rientrata in Svizzera. Vive con il marito, il fotografo britannico Stephen Kelly, i figli Sebastian ed Elio, e il gatto Ginyee che li ha seguiti dalla Birmania alla Sicilia fino a Berna…

La passione per le sfide

Dietro ad un aspetto calmo e pacifico, brucia un fuoco amante dell’intensità e del cambiamento. Indipendente, generosa, curiosa, si definisce così quando le chiedo tre qualità che sente sue. «Sono un po’ come un’eterna studentella. Adoro seguire dibattiti e conferenze, scoprire altri punti di vista». Un atteggiamento aperto e studioso verso la vita, una voglia di impegnarsi nelle cose che le stanno a cuore che ha ereditato dai genitori Martine e Beppe.

Cresciuta in un paesino di montagna e poi in una cittadina provinciale, con i genitori ha però sempre viaggiato. «Abbiamo anche traslocato spesso e ciò mi ha portato a essere flessibile e a non legarmi troppo a un luogo o a delle abitudini – racconta –. Sono cresciuta in una casa sempre aperta a ospitare famigliari e amici eccentrici, con interminabili cene estive e lunghe tavolate; la mia è stata un’infanzia in un posto piccolo ma dagli orizzonti ampi». Da sua madre, Medea ha imparato l’altruismo. «Martine, sempre presente per noi, è la mente organizzatrice e pragmatica della famiglia; moltissime cose sono state possibili grazie alla sua totale dedizione».

Da lei apprende anche l’impegno civile e la sensibilità verso i diritti umani. «Ho un’immagine impressa di mia mamma a 40 anni con una maglietta che dice: “se le donne vogliono, tutto si ferma”». Tra i cambiamenti di casa, di professione e di continente, la famiglia (sia quella d’origine che il piccolo nucleo che ha formato con suo marito e i loro figli) rappresenta per Medea un un punto saldo. «Mio papà ha dedicato la vita alla cura degli altri, come medico e ben oltre». Dalla sorella Julie ha imparato la bellezza della complicità. «Abbiamo i nostri caratteri ben diversi e di lei ammiro la perseveranza, la franchezza e il suo lato impegnato in qualsiasi attività che intraprende».

L’intelletto vivace, unito a solidi principi etici, porta Medea a scelte professionali impegnate. «La routine, i posti statici e i lavori ripetitivi mi spengono». Ha studiato geografia a Losanna, poi scienze dello sviluppo a Ginevra e Buenos Aires, integrando l’interdisciplinarità e la pluralità dei punti di vista.

Rientrata da Buenos Aires, inizia a lavorare nel settore delle Ong. «La conoscenza delle lingue, uno spirito avventuriero e un ragazzo disponibile a seguirmi in capo al mondo mi hanno portato in Birmania, dove ho lavorato dapprima per ActionAid, una Ong danese impegnata nella formazione civica dei giovani e poi con l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) nella comunicazione». Tre anni tosti, una full immersion in cui impara molto, accrescendo la capacità di gestire situazioni complesse, a contatto con gli sfollati nella regione del Kachin e del Rakhine, gli attivisti per i diritti umani e i funzionari. Anni di incontri importanti e nuove amicizie internazionali destinate a durare.

Diritti e doveri

Nel 2015, la crisi dei rifugiati nel Mediterraneo la riporta verso casa; lavora per due anni in Sicilia per l’Unhcr, descrivendo la situazione dei rifugiati. «Ho assistito a innumerevoli sbarchi, visitato centri di accoglienza sparsi per l’isola, parlato con centinaia di rifugiati, tutti con delle storie strazianti – racconta –. Ho rilasciato centinaia di interviste a giornalisti, sottolineando ogni volta che il salvataggio in mare è un dovere e l’accoglienza un diritto basilare che spetta a ogni essere umano».

Nelle varie esperienze, Medea raccoglie ricordi forti, un bagaglio umano impossibile da dimenticare, che ha acuito la capacità di guardare alle fragilità del mondo tanto con gentilezza che con pragmatismo e voglia di agire. Oggi infatti, Medea si occupa di problematiche ambientali per la Confederazione, un tema importante e urgente tanto per la Svizzera che per il mondo intero. «Lavoro al monitoraggio dello sviluppo sostenibile presso l’Ufficio federale di statistica (Ust), dove mi occupo di analisi e divulgazione dei dati, perché questi possano illuminare il dibattito democratico sulla tematica». Medea è consapevole della necessità di considerare tanto la protezione dell’ambiente quanto le disparità sociali nella ricerca di soluzioni…