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Viceversa, l'ironia pop di Gabbani

Secondo al festival di Sanremo 2020, Francesco Gabbani ha colpito pubblico e critica con “Viceversa”, un brano pop dai toni più riflessivi. Il cantante italiano ci racconta il suo ultimo album, la sua vita durante l’emergenza Covid-19 e il rapporto con la Svizzera.

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riccardo ambrosio / mad
25 maggio 2020
Francesco Gabbani: «L'isolamento forzato ci ha fatto capire quanto sia importante la condivisione».

Francesco Gabbani: «L'isolamento forzato ci ha fatto capire quanto sia importante la condivisione».

A Sanremo è sempre andato benissimo. Primo fra le “Nuove Proposte” nel 2016 con Amen, ha bissato fra i big l’anno dopo con Occidentali’s Karma, portando sul palco la famosa “scimmia”. E nel febbraio scorso Francesco Gabbani è arrivato secondo con Viceversa, una ballata pop dai toni più riflessivi. Ma sempre col suo tocco ironico e ottimista, uno spirito positivo che lo ha aiutato a superare i momenti più duri dell’emergenza Covid-19.

Francesco Gabbani, dopo Sanremo è successo di tutto…

Sì, la brusca interruzione di una felice quotidianità. Stavo girando l’Italia per incontrare i fan, quando è scattata la quarantena. Io sono uno che cerca il bello anche nel brutto, quindi l’ho vista come un’opportunità per fare ciò che prima non riuscivo. L’ho detto a me stesso, sui social e nei forum per incoraggiare gli altri. In questo tempo ho letto, scritto, riflettuto. Ma, soprattutto, mi sono de- dicato ad attività manuali, tipo la falegnameria, una mia passione.

Le manca il contatto col pubblico?

Molto. Come tanti colleghi ho fatto dei live in streaming, ma non è la stessa cosa, l’emozione del palco e il calore della gente sono impagabili.

«In ogni rapporto, non solo di coppia, ci vuole reciprocità, un dare e un avere»

 

Il singolo “Viceversa”, intanto, va molto bene. È disco di platino e ha totalizzato 20 milioni di streaming e oltre 40 di visualizzazioni su YouTube.

Quella canzone ha fatto conoscere un altro mio lato. L’ho percepito dalla reazione della gente, che prima veniva per conoscere il fenomeno del momento, ora per me. E mi segue. Il pezzo parla di amore universale, l’idea che in ogni rapporto, non solo di coppia, ci vuole reciprocità, un dare e un avere. Purtroppo oggi c’è una forte tendenza all’individualismo sfrenato, spesso a discapito degli altri.

“Viceversa” è anche il titolo dell’album: una scelta casuale?

No. Perché il filo conduttore è lo stesso: nelle canzoni cerco di analizzare il rapporto fra individuo e collettività, fra coscienza personale ed etica sociale. Un tema oggi ancora più attuale, perché l’isolamento forzato ci ha fatto capire quanto sia importante la condivisione. È il frutto di un periodo di introspezione dopo il successo: ho cercato di capire chi ero e come venivo percepito.

Il pezzo iniziale si intitola “Einstein”. Ed è un dialogo immaginario tra lei e il padre della teoria della relatività.

È visionario, una specie di sogno. Io che parlo con Einstein e lui che mi ricorda quanto tutto sia relativo. Che la tua verità non per forza è assoluta, ma devi rispettare quella degli altri. E la condivisione avviene nel punto di incontro, nella mediazione.

Temi importanti: non ha paura di volare troppo alto?

No, perché lo svolgimento è pop, è il mio modo di di vivere. Cerco la profondità, il significato e il senso della vita, ma cerco anche di sdrammatizzare e godermi le piccole cose. Io la chiamo “profonda leggerezza”. Perché l’ironia, parafrasando un vecchio slogan pubblicitario, è il sale della vita.

Progetti?

Un singolo estivo a breve con un video ad hoc. Aspettando la ripresa dei concerti. Mi mancano. E penso anche ai tanti che lavorano dietro le quinte e ora sono disoccupati.

Conosce la Svizzera?

Mi sono esibito in Ticino nel 2016, ero agli inizi, dopo la vittoria fra i giovani a Sanremo. Non ero certo un big, ma sono stato accolto bene. Una grossa emozione l’ho avuta quando, anni prima, ero andato negli studi di Mina a Lugano per far ascoltare del mio materiale. Lei non c’era, ma in qualche modo si percepiva la sua energia. E suo figlio, Massimiliano Pani, mi ha raccontato il suo modo di lavorare: c’è chi passa le ore in studio ripetendo le prove allo sfinimento. Mina no: arriva, canta ed è sempre buona la prima!


Il ritratto

Francesco Gabbani (Carrara, 1982), dopo varie esperienze, vince nel 2016 fra le nuove proposte di Sanremo con “Amen”. L’anno dopo bissa fra i big col tormentone “Occidentali’s Karma”, un successo anche in Europa. A Sanremo 2020 arriva secon- do con “Viceversa”, brano contenuto nell’omonimo album. Durante l’emergenza Covid-19 ha partecipato alla versione corale di “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano a favore della Croce rossa italiana.

francescogabbani.com