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RITRATTI
CHRISTIAN POHL

Un medico tra le onde

Giustizia sociale, avventura e fascinazione per i luoghi lontani… Tre elementi che definiscono il cammino di Christian Pohl. Il medico specializzato in pediatria è nato in Germania, cresciuto in Ticino e oggi si trova in Australia.

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MAD
10 luglio 2020
Christian Pohl: «L'idea di combinare la formazione con una bella terra dove potessi  anche fare surf  mi piaceva».

Christian Pohl: «L'idea di combinare la formazione con una bella terra dove potessi anche fare surf mi piaceva».

Nato nel 1984, sin dai primi anni si abitua agli spostamenti e ai cambiamenti che li accompagnano. I genitori, originari della Germania dell’Est, sono formati in medicina e devoti alla ricerca.

Passa l’infanzia tra Berlino, Mosca e Spira per poi approdare a Lugano. Seduti sotto il patio di casa sua a Perth, con una birra ghiacciata, mi racconta che il luogo che più di tutti lo fa sentire a casa è il Ticino. È qui che ha vissuto i riti di passaggio dell’adolescenza, i primi amori, le prime feste, il monolocale tutto suo.

Al Liceo 1 di Lugano incontra anche quelli che sono poi diventati amici per la vita. «Il Ticino, soprattutto quando vieni dal Nord, ha un fascino esotico e mi è subito piaciuto – ricorda –. Oltretutto non mi hanno fatto mai sentire “lo straniero”, cosa invece più frequente in Svizzera interna».

L’arrivo in Australia

Il 2018 ha portato grandi cambiamen- ti, con la nascita del primo figlio e la partenza della giovane famiglia per l’Australia.

A Perth, sulla costa Ovest, Christian ha un contratto di due anni come pediatra specializzando in neonatologia al King Edward Memorial Hospital.

Il capitolo australiano emerge dalla voglia di Christian di smuovere le carte in tavola e ritrovare il senso dell’avventura, dopo diversi anni in vari ospedali in Svizzera. «Non era importante la mèta, ma l’idea di combinare la formazione con una bella terra dove potessi anche fare surf mi piaceva».

In Australia sta completando la formazione in neonatologia e al contempo, con la compagna Nathalie e il figlio Niccolò, si gode la vita da spiaggia. «Devo dire che vivere in Australia è piuttosto facile. Ovvio, le sfide ci sono sempre ovunque, ma ci siamo adattati molto bene e ora anche Nathalie ha trovato lavoro come psicologa».

Il surf rappresenta un momento tutto suo in cui stacca, dalla routine e dalle regole. «L’incontro con l’onda mi porta a un’estremizzazione sia fisica che mentale, mi fa sentire libero». Nell’oceano, la mattina presto, si ricarica di endorfine per il resto della giornata. In passato, il surf l’ha portato a esplorare zone del mondo remote come Senegal, Sri Lanka, Perù e Indonesia. Come trapela dall’amore per gli sport da tavola, anche sul lavoro Christian non è mai stato uno da regolarità e orari fissi: sono le sfide che lo hanno sempre stimolato.

La scelta professionale

Christian ha sempre sentito suo un sentimento che in tedesco si chiama Fernweh, quel male della lontananza che definisce la voglia dell’altrove. «A diciott’anni, attirato dalla libertà della vita sul mare, volevo studiare nautica a Brema e diventare capitano. Poi durante il tirocinio, parlando con i marinai, quasi tutti divorziati o senza famiglia, notai che quel mestiere avrebbe reso difficile il mio sogno di avere una famiglia».

Il piano b era medicina, e Christian si trova all’Università di Basilea per navigare su un altro territorio misterioso: il corpo umano. «Avendo ricevuto tanto dalla vita, una famiglia affettuosa, cultura, salute, ho sempre desiderato poter dare qualcosa alle persone offrendo aiuto». Questo lo ha spinto a passare diversi anni in Tanzania, contribuendo alla ricerca sulla tubercolosi infantile. «Un paese incredibile. A livello umano mi ha dato tantissimo, a livello professionale mi ha insegnato a improvvisare: lì devi farlo costantemente».

A servizio dei più vulnerabili

Da allora, porta avanti il lavoro come medico in ospedale e, contemporaneamen- te, l’impegno nella ricerca. In Svizzera sceglie la specializzazione in pediatria e poi in neonatologia, prima ad Aarau e poi a Basilea. «Mi affascina l’idea di stare all’inizio della vita, a contatto con gli esseri viventi più vulnerabili – riflette –. Credo di aver preso questa scelta anche per un senso di giustizia che mi porta a voler proteggere i più fragili».

In altre specialità mediche si guadagnerà di più, ammette, ma «nella vita sei ripagato soprattutto quando ti piace quello che fai e ti senti bene con te stesso e con la tua etica». Come si prospetta il futuro? «Dopo i due anni di formazione, il progetto è di rientrare in Svizzera interna e completare la formazione, poi vedremo. E devo ammettere che l’idea di tornare a vivere nel clima accogliente del Ticino mi piace molto».