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INTERVISTA
GIAMPAOLO CEREGHETTI

Un telefono contro la solitudine

Il servizio “TI telefono”, lanciato nei giorni scorsi dall’ATTE, offre un contatto umano “distante ma vicino” per la popolazione anziana. Ne parliamo con il presidente Giampaolo Cereghetti.

TESTO
FOTO
Melanie Türkyilmaz
18 aprile 2020
  Giampaolo Cereghetti: «L'ATTE punta molto sul dialogo intergenerazionale».

  Giampaolo Cereghetti: «L'ATTE punta molto sul dialogo intergenerazionale».

ll Covid-19 ha colpito soprattutto la popolazione anziana che, per proteggere la propria vita, si è ritrovata isolata. In questo contesto il ruolo dell’ATTE è prezioso. Per sopperire alla chiusura di 14 Centri diurni sparsi sul territorio, ha attivato il numero verde “TI telefono”. Un contatto umano “distante ma vicino”, grazie ai numerosi volontari, per far fronte all’isolamento degli anziani.

Quando vi siete resi conto della necessità di rinforzare l’aiuto alla terza età nel contesto della pandemia?
Con la chiusura dei Centri diurni, l’annullamento di uscite culturali e viaggi e la sospensione dell’Università della Terza Età (UNI3) sono cadute occasioni d’incontro e di socializzazione per le migliaia di affiliati. Abbiamo quindi avviato una serie di azioni per continuare a rappresentare una voce amica, specialmente per chi vive solo. La presenza online è stata potenziata, con un’impennata di consultazioni del sito web e della pagina Facebook. Il nostro sito registra mediamente 500 accessi al giorno, gli utenti abituali di Facebook sono sui 1.500/2.000 e le Newsletter sono seguite da circa 5.700 iscritti. Presto UNI3 offrirà lezioni, conferenze e incontri online. Per i meno digitalizzati, da aprile la nostra rivista “terzaetà” uscirà mensilmente con 8 pagine di contenuti informativi e di svago.

Tra le risorse che l’ATTE ha attivato c’è “TI telefono”…
Intanto perché molti dei nostri affiliati preferiscono il telefono al PC. Il numero verde prende origine dal desiderio di offrire un sostegno agli anziani, proponendo una possibilità di conversazione nel silenzio di casa, soprattutto a quelli più fragili ed esposti alla solitudine e al sentimento di abbandono. Nasce per superare insieme un periodo difficile, destinato a durare nel tempo. Naturalmente, “Ti telefono” non vuole sostituirsi ai servizi specialistici già attivi.

Chi “gestisce” il vostro servizio telefonico?
Nelle fasi iniziali, una collaboratrice formata in psicologia, che si occupa abitualmente della gestione del volontariato in seno all’ATTE. Ora se ne occupano anche altre dipendenti del Segretariato, ma va detto che si sono annunciati diversi volontari, tra cui alcuni collaboratri di “Telefono amico”. In futuro, contiamo di mantenere aperto questo canale comunicativo.

Quante telefonate ricevete mediamente al giorno?
Essendo un’offerta nuova, “TI telefono” deve ancora “farsi conoscere”. Le persone che ci hanno chiamato finora sono oltre una settantina.

Quali sono le domande e le problematiche più frequenti?
Abbiamo rilevato che sussiste una certa confusione riguardo a ciò che il singolo è autorizzato a fare o meno, a ciò che è suggerito o sconsigliato. Per chi non ha dimestichezza con internet, può risultare difficile recuperare i dettagli di una notizia, magari sentita alla tv. In generale, dalle richieste puntuali d’informazione, passando alle previsioni meteo e alle ricette di cucina, gli argomenti più disparati permettono di rompere il ghiaccio e di fare due chiacchiere. Per le indicazioni sanitarie ci limitiamo a fungere da “cassa di risonanza”, mediante mezzi cartacei e online, delle disposizioni emanate dall’autorità sanitaria.

In fondo, “TI telefono” è nato per rompere l’isolamento e stimolare due chiacchiere…
Esattamente, il nostro obbiettivo è far sentire vicinanza, unione e solidarietà, in un momento difficile per tutti. C’è chi chiama per condividere le difficoltà della solitudine, chi la gioia di aver potuto salutare dal balcone i nipotini che non può più accudire, chi per raccontare delle barzellette, così da sollevare il morale della telefonista all’altro capo del filo.

L’emergenza ha messo in primo piano l’importanza di procedere verso una migliore integrazione della terza età…
Da alcuni anni, con il crescere esponenziale della popolazione della terza età, nei dibattiti politici sulla “politica degli anziani” si parla sempre di più dell’importanza dei rapporti tra generazioni. Per evitare fratture nel corpo sociale bisogna investire in azioni che creino dialogo e vicinanza. Molti nuovi progetti dell’ATTE sono infatti intergenerazionali. Speriamo di poterli riprendere al più presto. In queste settimane, un certo ottimismo viene dalla solidarietà nei confronti degli anziani, spesso per iniziativa spontanea di giovani. Un segnale positivo che lascia ben sperare!


Il ritratto

Giampaolo Cereghetti (Mendrisio, 1951) è stato docente di letteratura italiana al Liceo di Lugano 1, poi direttore dal 1986 al 2016. Prima del pensionamento, entra nell’ATTE, assumendo la direzione dell’Università della Terza Età, di cui si occupa tuttora. È presidente dell’Associazione per il quadriennio 2017-2021, e opera con un grande spirito di servizio.