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RITRATTI
MARIAM SOLIMAN

Una millenial dall'ugola d'oro

Padre egiziano, madre triestina, vive a Coldrerio e presto studierà moda a Milano. Ecco Mariam Soliman, autrice di “Non mi fido più”, brano che interpreta il disagio giovanile in un’annata folle.

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SANDRO MAHLER
07 settembre 2020
  Mariam Soliman: «Moda e musica hanno sempre fatto parte della mia vita».

  Mariam Soliman: «Moda e musica hanno sempre fatto parte della mia vita».

Si definisce una vera millenial. Super attiva su Instagram, per non parlare di Spotify, dove il suo ultimo brano, “Non mi fido più” sta sgomitando a più non posso.

Per qualche settimana ancora resterà anche una teenager. Poi, l’11 ottobre, Mariam Soliman, giovane cantante di Coldrerio, spegnerà le sue prime 20 candeline. «Ed è un momento che mi spaventa – sussurra –, come se un po’ avessi “paura di crescere”».

«Non siamo privilegiati»

In sottofondo sentiamo “A me non frega più niente, se non piaccio a tutta ‘sta gente”. Parole estratte da “Non mi fido più”. Brano che è un mix di generi e che ha pure un ritornello orecchiabile, radiofonico, facile da tenere in testa.

Di fronte a noi, nella casa in cui è cresciuta, c’è una ragazza dagli occhi luminosi e dai capelli scuri. Semplice, alla mano. Sorride e si sfoga. «I giovani di oggi sono spesso visti come privilegiati. È vero, i nostri nonni hanno vissuto la guerra, la fame. Ma questo non significa che oggi non ci siano problemi. Siamo confrontati con una società che ci spreme, che ci seleziona, che ci richiede la prestazione a ogni costo, la performance. Tutto poi cambia cosi velocemente. Alla rapidità della luce. I ritmi sono folli, e se non ti adatti, sei fuori. Per non parlare del lockdown, che ha seminato ulteriore incertezza tra i ragazzi della mia età. Sì, io canto anche per loro». La storia di Mariam è affascinante, internazionale. Nelle sue vene scorrono il sangue egiziano di papà Moetaz, originario di Alessandria d’Egitto, e quello triestino di mamma Emanuela. «La mia è una famiglia multiculturale. I miei genitori si sono conosciuti a Parigi, dunque in casa si parla prevalentemente francese. Con mio padre parlo anche arabo».

L’agonismo sano

Dopo la maturità al liceo Sant’Anna di Lugano, Mariam si lancia in una nuova sfida. Studierà moda a Milano, e più precisamente Fashion Styling. «C’è una connessione diretta con la musica. Perché si tratta di un corso universitario in cui si lavora sulla creazione della propria immagine e di quella degli altri. Come dovrebbe fare un cantante. Fin da quando ero piccolina, mi piaceva disegnare i manichini, leggere le riviste di moda, studiare gli abbinamenti tra vestiti. E intanto canticchiavo. Moda e musica hanno sempre fatto parte della mia vita».

Qui emerge, però, una contraddizione. Che ci va a fare una ragazza che “non si fida più” in un ambiente tanto competitivo e aggressivo come quello della moda?

«Per anni – ribatte la diretta interessata – ho praticato ginnastica ritmica, e nel 2015 sono diventata campionessa svizzera sia di coppia sia di squadra, con la Società Federale di Mendrisio. So cosa è l’agonismo. E non mi dà fastidio se è sano. È l’esagerazione che stona».

Si torna a parlare di Milano. «Le metropoli non mi fanno impressione. Quando visito una grande città, cammino anche per una giornata intera. A Milano poi c’è il “mio” nuovo studio, dove ho registrato per la prima volta “Non mi fido più”, il Bullz Studio del produttore Jacopo Majerna».

Il rapporto con la sorella

Il primo singolo di Mariam, “Deserve”, in inglese, è uscito a febbraio. «Da allora, col Covid di mezzo, sembra essere passata una vita». In testa, la giovane ha già nuovi brani. «Il prossimo arriverà a breve. L’ispirazione la trovo affacciandomi alla finestra della mia camera, oppure recandomi su una particolare panchina da cui si vede mezzo Mendrisiotto». E aggiunge: «Peccato non avere seguito mai una scuola di canto. Almeno finora. D’altra parte sono fiera del fatto di non essere stata modellata da nessuno. Quella che sentite è la mia voce».

Un dono di cui Mariam parla spesso con sua sorella Iris, a cui è particolarmente legata. «È la mia confidente, lei sa tutto di me e io so tutto di lei. La nostra è una famiglia unita, ho la fortuna di avere due genitori che mi sostengono moralmente e finanziariamente. Ma io non voglio pesare sulle loro tasche. Cerco di essere indipendente dal profilo economico. Quest’estate, ad esempio, per poter finanziare la mia musica, ho fatto la barista in riva al lago di Lugano. Esperienza ottima, lavorare in un bar ti fa incontrare un sacco di persone. Mi troverò un lavoretto anche durante l’università. La musica non mi dà da vivere, non sono una cantante professionista. Anche se il sostegno dei miei coetanei e dei ticinesi in generale può rappresentare una grande spinta verso qualcosa di più grande».