Una movida “castrata” | Cooperazione
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INTERVISTA
Gianni Morici

Una movida “castrata”

Niente grandi manifestazioni all’orizzonte nell’estate post Covid-19 della Svizzera italiana. L’opinione di Gianni Morici, gerente di tre locali bellinzonesi e organizzatore di eventi live.

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melanie türkyilmaz
29 giugno 2020
«Ora che le restrizioni sono state allentate, abbiamo l’opportunità di voltare pagina».

«Ora che le restrizioni sono state allentate, abbiamo l’opportunità di voltare pagina».

La movida nella Svizzera italiana è con le spalle al muro. Anche se nel frattempo il Consiglio federale ha alzato da 300 a 1.000 il numero massimo delle persone presenti durante le manifestazioni. «Sarà comunque un’estate monca – ammette Gianni Morici, storico gerente del Peter Pan di Bellinzona e organizzatore di eventi –. A partire dal fatto che a Locarno non c’è Moon and Stars e non ci sarà nemmeno un vero e proprio Festival del Film».

Il Covid-19 ha tagliato le gambe a tanti. Le novità da Berna non vi aiutano?

Ci fanno piacere, certo, e ci danno una boccata d’ossigeno. Faranno forse bene alle feste campestri, agli open air. Consideriamo, però, che molte sagre, vista l’incertezza che c’era, sono state già annullate.

E se consideriamo discoteche e pub?

Per organizzare un evento di rilievo ci vogliono almeno tre mesi. I tempi ormai sono troppo stretti. Non si trovano band internazionali disposte a spostarsi all’ultimo momento. È un discorso di pianificazione. I grandi nomi scordiamoceli almeno fino all’autunno.

Un’occasione per i gruppi locali?

Solo in parte. Purtroppo il lockdown ha messo a dura prova le band ticinesi, già alle prese col problema di trovare gli spazi per esercitarsi. Le prove sono state bloccate per settimane. Alcuni gruppi si sono addirittura sciolti. Noto che il settore è un po’ in crisi. Sto cercando di contattare delle band giovanili per proporre qualche serata, ma non è evidente.

Per quanto riguarda gli orari di apertura, si è tornati agli orari pre-emergenza. Felice?

Molto. Le discoteche possono restare aperte fino alle 5, i bar fino alle 2. Questo ci dà la possibilità di recuperare un po’ del terreno perso. Le discoteche, teoricamente, potevano già aprire dal 6 giugno, chiudendo però a mezzanotte. Ma non lo ha fatto quasi nessuno.

C’è poi il discorso dell’igiene. Come lo si applica al bar o in discoteca?

È estremamente complesso. Io, indipendentemente dal Covid, mi sono sempre battuto per l’igiene. Va però considerato che quando una persona “ha giù qualche goccia d’alcol in più” è difficile farle capire che si deve disinfettare le mani.

Capitolo distanze sociali: si è passati da 2 m a 1,5 m. Che ne pensa?

Faremo il possibile, ovviamente. Nella consapevolezza, tuttavia, che in discoteca una cosa del genere è difficile da controllare. È contro natura. La discoteca è il luogo dell’assembramento per eccellenza. Senza contare che tutto questo diventa terribilmente stressante per gestori e organizzatori. Con costi non indifferenti, sia per il materiale igienizzante sia per il potenziamento del personale di sicurezza.

Gianni Morici gestisce tre esercizi pubblici a Bellinzona.

Alcuni hanno deciso, ad esempio, di alzare i prezzi delle bibite. È giusto?

Non è legittimo. La colpa di quanto accaduto non è dei clienti. La gente sa già che abbiamo avuto perdite enormi. Se uno può e vuole, magari ci lascia la mancia. Ma non sono d’accordo con l’arrotondamento verso l’alto dei prezzi.

Questa situazione costringerà molti esercenti a chiudere baracca?

In diversi sono a rischio. È inutile negarlo. Alcuni avevano pochi soldi da parte. Chi già navigava in cattive acque, ora l’acqua ce l’ha alla gola.

Personalmente come si sente?

Questa poteva essere davvero una grande estate. C’è la delusione di dovere ripartire praticamente da zero, a livello di programmi. Sono anche un po’ in ansia, perché non si sa bene come saranno i mesi a seguire. Quando si sente parlare di una possibile seconda ondata in autunno è normale che uno si preoccupi. L’autunno per noi dovrebbe essere la stagione del rilancio. Non posso neanche dire di essere arrabbiato con le autorità. In fondo il Covid-19 ha colto tutti di sorpresa. Però provo anche un sentimento di sollievo. Ora che le restrizioni sono state allentate, abbiamo l’opportunità di voltare pagina.

Parliamo di affitti. A un certo punto ci sono state tensioni tra proprietari di immobili ed esercenti.

Durante i mesi del lockdown, avremmo dovuto pagare gli affitti per strutture che non stavamo utilizzando. Non sarebbe stato giusto. Berna ha deciso che, per i mesi rovinati dal Covid, i proprietari di bar e discoteche dovranno pagare il 40% dell’affitto normale. Lo trovo un buon compromesso.

Dopo il lockdown, che tipo di clientela ha ritrovato?

La gente aveva voglia di uscire. Ma c’era anche chi aveva timore di stare in molti al chiuso.

In alcuni locali ci sono stati episodi di violenza. In Ticino, ma anche altrove in Svizzera. Come lo spiega?

C’è un po’ di frustrazione generale nell’aria, di fronte a qualcosa che non siamo stati in grado di controllare in prima persona. Sembra che il Covid in alcuni abbia generato un sentimento di rabbia. Forse anche perché questi mesi li abbiamo trascorsi in maniera poco democratica, seguendo alla lettera le autorità. Una persona sola poteva zittire migliaia di persone. Oppure perché sui social network sono maturati determinati conflitti che poi, quando ci si è ritrovati faccia a faccia, sono esplosi.

Ci sono stati esercenti che hanno provato a inventarsi qualcosa di nuovo, ma sono stati bloccati dai ricorsi dei vicini.

Si tratta di un problema ormai conosciuto in Ticino. Non c’è tolleranza. Su nulla. C’è gente che va ad abitare nel centro della città e pretende la calma più assoluta.

Ma il Covid-19 non doveva rendere tutti più buoni?

Erano solo teorie. Anche io mi sono illuso che la pandemia ci potesse portare più flessibilità da parte di chi vive accanto a un bar o a un locale notturno. Nel nome anche di un desiderio collettivo di un ritorno alla normalità. La verità è che non è cambiato niente da questo punto di vista. E non cambierà neanche in futuro.

In definitiva, come sarà il divertimento dell’estate 2020?

Sarà l’anno delle valli e dei fiumi. Con un divertimento molto più intimo e nostrano. Ho sentito addirittura che sta tornando di moda il cinema “drive in”, ad esempio a Chiasso. Per il resto vedo che si sta puntando tanto sulle atmosfere lounge. Anche a Lugano, dove sono stati soppressi sia Lugano Marittima sia il villaggio di Piazza Manzoni. A Bellinzona è saltata la festa della vendemmia, prevista per inizio settembre. Resta praticamente solo la rassegna del cinema a Castelgrande. Vedremo varie cose tranquille e rilassanti. Mi piace pensare positivo. Ci saranno tanti eventi di piccole dimensioni. Le manifestazioni oltre le mille persone sono bloccate fino al 31 agosto. E questo probabilmente favorirà le iniziative su scala ridotta, proposte dall’economia locale.


Il ritratto

Gianni Morici, classe 1971, è nato e cresciuto a Bellinzona. Per 28 anni è stato gerente dello storico bar Peter Pan. Organizzatore di eventi live, ha portato in Ticino musicisti da tutto il mondo. Attualmente gestisce tre esercizi pubblici, tutti nella capitale: un ristorante, l’Hook, e due locali notturni, il 6500 e il Chupito. Vive a Monte Carasso, è sposato ed è padre di cinque figli.