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INTERVISTA

«Alle Olimpiadi mi sentivo piccolissima»

A Tokyo scatta il 23 luglio la rassegna a cinque cerchi. Cosa significa per uno sportivo partecipare alle Olimpiadi? I ricordi della ticinese Marie Polli, ex marciatrice, che nel 2004 andò ad Atene a sorpresa.

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ALAIN INTRAINA
12 luglio 2021
Marie Polli oggi, con la pettorina indossata alle Olimpiadi del 2004.

Marie Polli oggi, con la pettorina indossata alle Olimpiadi del 2004.

Dal 23 luglio e fino all’8 agosto si tengono le Olimpiadi di Tokyo, quasi blindata, a causa della pandemia. «Ma questo – assicura Marie Polli, 40 anni, ex marciatrice ticinese, protagonista alle Olimpiadi di Atene nel 2004 – non influenzerà lo spettacolo. Sarà comunque la festa dello sport».

Rinviare tutto di un anno. Quanto è stata dura per gli atleti?

Psicologicamente tanto. Pensiamo a chi voleva chiudere con l’agonismo nel 2020 e a malincuore ha deciso di restare. Perché c’è la componente del tempo che passa, la paura di perdere il proprio rendimento, il dovere rivedere i programmi. Per una donna poi non va dimenticato l’arrivo di una possibile gravidanza.

Quanto peserà l’assenza del grande pubblico?

Sugli sportivi poco. In questo ultimo anno ci siamo abituati. E va inoltre considerato che si gareggia all’altro capo del mondo.

Il clima rischia di essere surreale…

Personalmente ho sempre visto il Giappone come esempio di disciplina. Mi sorprende in negativo per il fatto che sia ancora tanto invischiato nella pandemia.

Secondo alcuni queste Olimpiadi si sarebbero dovute annullare.

I recenti Europei di calcio hanno dimostrato che con intelligenza si può ripartire. Annullare tutto sarebbe stato drammatico per gli atleti. E anche per gli sponsor. Un’Olimpiade si prepara e si pianifica sull’arco di più anni.

Marie Polli, in questo lei rappresenta un’eccezione.

Vero. Io ad Atene ci sono arrivata senza una lunga programmazione. Di solito l’Olimpiade è il coronamento di una carriera. Io ho fatto il percorso inverso. Da un anno ero sotto la guida del nuovo allenatore Pietro Pastorini e i miglioramenti erano stati tali da potere puntare alla qualifica. Lo standard richiesto da Swiss Olympic per la qualificazione arrivò a inizio maggio al secondo (e ultimo) tentativo che avevo a disposizione.

Ad Atene non andò male…

Portai a casa un 39esimo posto. Successe tutto così in fretta che andai un po’ in crisi dopo aver ottenuto la qualificazione. L’atletica svizzera non mi conosceva e mi ritrovai a gestire l’interesse di media e federazione.

Quale oggetto la lega a quell’avventura?

Conservo in una scatola la mia pettorina, la numero 3050. Ad Atene mi sono sentita davvero un numero, piccolissima, mentre tutto era enorme. La mensa era grande come il padiglione Conza di Lugano. Ho avuto l’impressione di non essermi goduta la rassegna al cento per cento.

«Avrei voluto vivere un'altra volta l'atmosfera olimpica»

 

Ajla Del Ponte, Michele Niggeler, Filippo Colombo, Noè Ponti. Cosa consiglierebbe ai ticinesi che vanno a Tokyo?

Di aprire un gruppo whatsapp e di tenersi in contatto già prima di andare in Giappone. Forse lo hanno già fatto. Io nel villaggio olimpico di Atene per vari motivi, tra cui la mia timidezza, ho passato molto tempo in solitudine, non avevo nemmeno il mio coach su cui contare. Avrei voluto vivere almeno un’altra volta l’atmosfera olimpica.

Impresa solo sfiorata e mai più concretizzatasi.

Non volevo essere un peso finanziario per i miei genitori. E gli sponsor erano pochi ed insufficienti per essere indipendenti. Quindi non ho mai mollato il mio lavoro in banca. Mi chiedo spesso dove sarei arrivata se mi fossi concentrata solo sullo sport agonistico.

Le Olimpiadi di Atene, in ogni caso, le hanno permesso di crescere a livello caratteriale. O no?

Ero già molto forte mentalmente. E in quell’occasione feci un ulteriore salto di qualità, imparando a organizzarmi da sola, a gestirmi. Il mio allenatore da lontano mi consigliava di comportarmi tutti i giorni come se fosse quello della gara. La sveglia suonava già alle cinque.

Sua sorella Laura, di tre anni più giovane, non ha mai partecipato alle Olimpiadi. Le dispiace?

In realtà, mi dispiace soprattutto perché è spesso stata considerata un po’ solo “la sorella di Marie”, anche quando mi ha superato in rendimento. Laura ha fatto tantissimo per la marcia svizzera. E sono orgogliosa di avere gareggiato con lei ai Mondiali e agli Europei.

Oggi, cosa rappresentano le Olimpiadi per lei?

L’occasione per vedere quegli sport che sui media di regola non vengono coperti. Alle Olimpiadi l’atletica è regina.

 Durante la gara di marcia alle Olimpiadi di Atene nel 2004.


Il ritratto

Marie Polli, classe 1980, capriaschese di Cagiallo, è stata per anni una marciatrice di punta rossocrociata. Nel 2004 ha partecipato alle Olimpiadi di Atene, disputando anche cinque Mondiali e un Europeo. È sposata, ha due figli e fa l’impiegata di banca.