«Amo la vita monastica» | Cooperazione
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MARIANO TSCHUOR

«Amo la vita monastica»

Mariano Tschuor, uomo dei media e volto noto dei Grigioni, ci parla della sua nuova vita nel monastero di Mariastein, nel Canton Soletta. E dei suoi rapporti con il Ticino.

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PINO COVINO
12 luglio 2021
Mariano Tschuor, 63 anni: «Sono un uomo curioso che prova gioia nei contatti con  la gente».

Mariano Tschuor, 63 anni: «Sono un uomo curioso che prova gioia nei contatti con la gente».

Al santuario di Mariastein, nel canton Soletta, si viene per rinfrancare il corpo e lo spirito. E per incontrare la Vergine Maria, la cui effigie si venera nella cappella-grotta costruita nel XV secolo, nel punto in cui un bambino precipitato nel dirupo rimase illeso miracolosamente.

È qui che incontriamo Mariano Tschuor, voce e volto noti della Televisiun Rumantscha e molto seguito anche in Ticino, quando si presentava come cantastorie nella trasmissione “Eclettica”, a inizio anni Duemila. «Sono arrivato la prima volta a Mariastein nel 1994 e ci sono tornato ogni anno: per riposarmi, per lavorare in pace, per avere tempo di pensare alla mia vita». Prima come semplice ospite, adesso come promotore, Mariano lavora al rilancio del secondo monastero più frequentato dai pellegrini in Svizzera dopo Einseiedeln. «È un progetto ambizioso, che punta a ripensare il futuro del monastero, con i monaci diventati anziani e con un calo notevole delle vocazione. Occorre ristrutturare alcuni edifici, da destinare all’accoglienza e allo studio, ammodernare gli impianti, rifare la piazza e riorganizzare il parcheggio. Un’impresa non da poco, che abbiamo chiamato “Mariastein 2025: Mi fece uscire al largo (Salmo 18, 20)”. Perciò abbiamo bisogno di idee e di finanziatori».

Mariano Tschuor ha scelto di far parte della vita dei benedettini, che ritmano la giornata sulla preghiera comune e il lavoro: «Partecipo ad alcuni momenti di preghiera e al pranzo. Dopo il pasto, abbiamo il tempo della condivisione, dove parliamo un po’ di tutto. Amo la vita monastica, che non è facile. Il confronto è talvolta serrato e le opinioni diverse. Eppure è un bell’esercizio di fraternità. Qui si può essere in solitudine, ma mai isolati. Per la cena, ad esempio, mi arrangio e me ne sto nel mio appartamento, che è parte della struttura del monastero».

La fede si sviluppa con l’età

È piacevole discorrere con Mariano, che mi parla delle sue esperienze giovanili come attore in Germania, poi come organizzatore di spettacoli nei Grigioni e quindi l’intenso lavoro nei media. Non si sottrae neppure a raccontarmi cos’è per lui la fede: «Gesù è l’esempio più alto. Lui che ha sempre visto il buono in ogni persona. Che non ha mai cercato di dividere, bensì di unire. La fede si sviluppa con l’età e non è mai la stessa. Non è certamente la stessa fede di quando abbiamo fatto la prima comunione. Ogni giorno va cercata, va vissuta. E poichè Gesù esprime la fiducia autentica nel Padre, crescendo nella relazione con Cristo, anche noi riusciamo ad assaporare il significato del Padre nostro, la preghiera dei figli di Dio».

Non risparmia neppure le critiche a un certo modo bigotto di vivere la fede: «Alcuni giorni fa, alcuni pellegrini in visita mi hanno chiesto se sono un cattolico osservante. Non riuscivo a capire cosa intendessero. Non c’è un modo giusto e unico di essere cristiano. Ognuno esprime la sua relazione con Cristo secondo le sue peculiarità e i doni ricevuti. Naturalmente la Chiesa di Roma ci dà la traiettoria. Ma il cammino e l’incontro con Dio sono tanti, quante le persone che abitano il mondo. La diversità è per me un valore fondamentale. Che va coltivato e promosso. Per non diventare astratti, freddi, omologati. D’altronde il vangelo stesso ci dice che lo Spirito Santo è come il vento, soffia dove vuole (Gv. 3,8)».

Il Ticino, già Mediterraneo

Mariano Tschuor è cresciuto a Surselva, che non è lontano dal Ticino. Appena gli chiedo di ricordare, esclama: «I primi rapporti che ho avuto con il Ticino sono bellissimi. Non siamo distanti. Se volevamo cambiare ambiente, bastava superare il valico del Lucomagno, poi giù ad Acquarossa… ed eccoci in un altro mondo, dove già percepivo l’odore del Mediterraneo. La luce, i profumi, la temperatura: tutto era per me nuovo e diverso. Se ci penso, mi viene la pelle d’oca. A livello professionale, ho collaborato molto con l’allora RSI. Abbiamo fatto tante cose insieme. A un certo punto ci è venuta l’idea di una trasmissione culturale in tivù, che si chiamava “Eclettica”. Io parlavo in romancio per due-tre minuti, raccontando alcuni aspetti della realtà dei Grigioni, che poi spiegavo in italiano. L’accoglienza in Ticino è stata formidabile. Questo esperimento di coesione nazionale, per noi svizzeri che abbiamo quattro lingue, mi ha fatto capire che per trasmettere la cultura non occorre essere dottori. Basta trovare un linguaggio comprensibile, con piccoli testi teatrali, ad esempio, che coinvolgano attivamente l’interlocutore».

Progetti futuri

Quando poi arriviamo a parlare del futu- ro, Mariano confessa: «Ho tanti progetti in mente. A Laax sto costruendo una grande casa dove spero di vivere con i miei figli e le loro famiglie. Poi vorrei riprendere con il teatro, con gli amici di un tempo; penso a una “revue” in romancio. Ho pure intenzione di scrivere un 2° libro biografico e collaborare a un testo sugli ultimi anni della storia di Mariastein, dagli anni ’70 a oggi». Un bel daffare!