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INTERVISTA

«Ci siamo e siamo pronti»

A colloquio con Simone Patelli, presidente di Ticino Turismo e dell’Associazione Campeggi Ticinesi: previsioni sull’arrivo dei turisti a Pasqua, sull’anno turistico 2020 e sulle prospettive future.

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VIOLA BARBERIS
28 marzo 2021
Simone Patelli:  «Nel 2020, in Ticino c'è stata un'affluenza da record che  ha sorpreso tutti».

Simone Patelli: «Nel 2020, in Ticino c'è stata un'affluenza da record che ha sorpreso tutti».

Lo scorso anno, in occasione delle vacanze pasquali, il Canton Ticino ha chiesto ai turisti d’oltre San Gottardo di non venire a Sud delle Alpi. Quest’anno, invece, sono benvenuti nonostante la situazione epidemiologica sia tutt’altro che serena.

Personalmente sono molto sollevato e contento che la gente possa venire in Ticino a trascorrere alcuni giorni di vacanza. È chiaro che tutti si devono comportare in modo corretto e coerente.

Ticino Turismo ha lanciato una campagna promozionale un po’ in sordina, chiedendo di venire in Ticino ma “non in massa”…

Non desideravamo fare una campagna promozionale per attirare le masse ma trasmettere il messaggio: “ci siamo e sia- mo pronti, le nostre strutture sono aper- te”. La voglia di venire a Sud c’è sempre per Pasqua. Il Ticino è la prima regione a Sud delle Alpi e questa sua particolarità è stata apprezzata già l’anno scorso.

Che afflusso si prevede per Pasqua?

Le richieste sono alte e questo vale per gli alberghi, per i campeggi, come pure per gli appartamenti e le case di vacanza. Siamo ai livelli degli anni migliori del turismo in Ticino per il periodo pasquale, periodo che corrisponde alla nostra stagione di apertura. C’è un buon afflusso nel Locarnese, ma pure nel Luganese e nelle valli.

I campeggi e gli hotel sono aperti ma non i ristoranti. Una situazione lontana dalla normalità.

Certo, per il nostro settore la situazione attuale non è facile. Il turismo è fatto di tantissime realtà e attori diversi, possibilità di alloggio, sentieri escursionistici, imprese di trasporto, manifestazioni, festival… Vedere la gastronomia chiusa fa molto male. In più vi sono concessioni contraddittorie.

«Siamo ai livelli degli anni migliori del turismo pasquale»

 

Cosa intende?

I ristoranti sono chiusi, ma si può mangiare in 10 a casa o fare un assembramento di 15 persone all’aperto. È strano e lascia un sentimento d’amaro in bocca, di frustrazione a coloro che lavorano nella ristorazione.

I clienti possono cenare nell’hotel dove alloggiano, mentre a un ristorante non è permesso il servizio in terrazza. Un’altra contraddizione?

Dal punto di vista di un ristoratore anche questo è strano, ma capisco che un albergo aperto deve poter offrire dei pasti agli ospiti. Non sono decisioni che abbiamo preso noi e concernono tutta la Svizzera.

In seguito alla chiusura dei ristoranti vi saranno probabilmente code ai take away. Cosa ne pensa?

Avrei preferito aprire almeno le terrazze e far sedere gli ospiti distanti e in tutta sicurezza.

C’è chi teme un aumento dei contagi a seguito dell’afflusso turistico. Anche lei?

No. Verranno prese tutte le precauzioni necessarie per evitare il diffondersi del virus. È un bene poter lavorare. Il turismo crea il 10% del PIL cantonale. I turisti sono una fonte importante della nostra ricchezza. A volte mi sembra che lo si dimentichi.

L’anno scorso a Pasqua tutto il settore turistico si lamentava della situazione, ma alla fine dell’anno il bilancio è stato positivo. Alcuni hanno persino lavorato più che nel 2019. Si tende a lamentarsi troppo facilmente?

All’inizio del 2020 le prospettive era- no tragiche. Poi fortunatamente nei mesi estivi e autunnali abbiamo recu- perato i pernottamenti persi. C’è stata un’affluenza da record che ha sorpreso tutti. Non so se si ripeterà quest’anno. Per intanto le prenotazioni sono molto buone.

Rimanendo al 2020, i campeggi hanno fatto meglio dell’anno prima. Lei gestisce un grande campeggio. Avete in un certo senso beneficiato della situazione venutasi a creare con il Coronavirus?

Posso assicurare che lavorare col Coronavirus non è piacevole. Non si può quindi parlare di “beneficio”. Detto questo i campeggi – come pure il commercio al dettaglio - hanno tenuto molto bene. Va ricordato che in aprile-maggio i campeggi erano ancora chiusi. Ma poi c’era voglia di uscire, di stare all’aperto. I campeggi hanno soddisfatto questa richiesta. Infine, abbiamo avuto una meteo fantastica fino ad ottobre.

Anche i mesi invernali erano bellissimi. In alcuni campeggi di Tenero si sono visti tantissimi camper.

È vero. Una situazione senza precedenti. Tanti camperisti che forse andavano in Francia o in Spagna sono venuti in Ticino perché non potevano andare altrove. Inoltre, l’anno scorso, le vendite dei camper sono aumentate del 27%.

In un campeggio vivono tante persone in uno spazio piuttosto ristretto. Questo non crea problemi?

Le persone presenti sono effettivamente molte, ma abbiamo aumentato la grandezza delle parcelle. Negli ultimi anni in Ticino si è investito molto nei campeggi, rinnovando le infrastrutture come docce e servizi igienici. Ed è stato pagante.

Campeggio non è più sinonimo di vacanze a buon mercato, come un tempo quando si viaggiava con una tenda in spalla...

È vero, non è una vacanza low-cost. Non a caso i francesi chiamano i campeggi “hôtellerie de plein air” – albergheria all’aria aperta.

Da gennaio 2021 è presidente di Ticino Turismo. Per tanti anni questa carica era occupata da persone che non erano del ramo, da un consigliere di Stato a – prima di lei - un architetto. Essere un addetto ai lavori è un vantaggio?

Io ho ricevuto piena fiducia sia dalle associazioni professionali come Gastroticino e Hotellerieticino sia dalle organizzazioni turistiche regionali OTR. Mi sento molto sostenuto, forse anche perché mi occupo di diversi ambiti del nostro ramo. Al Campofelice di Tenero abbiamo un campeggio, un hotel e un ristorante. Sono direttore del campeggio ma anche un po’ albergatore e ristoratore. Possiedo una piccola infarinatura di tutto e credo nel turismo a 360 gradi e nella necessità di restare oggettivo.

L’organizzazione turistica in Ticino è complessa. Nel 2030 ci saranno ancora quattro OTR con quattro direttori?

Probabilmente sì, ma sono convinto che in tanti ambiti si creeranno ulteriori sinergie e maggior collaborazione fra i vari enti. È questa la via da seguire. Si- curamente abbiamo possibilità di otti- mizzare in alcuni ambiti ed assieme alle OTR ci stiamo lavorando, per poi destinare le risorse “risparmiate” agli ospiti.

Il boom dei turisti in Ticino a seguito del Coronavirus potrebbe terminare quando si riapriranno le frontiere?

È una prospettiva molto reale con cui dovremo confrontarci. Un gruppo di lavoro fra OTR e ATT assieme a specialisti si è già chinato sulla strategia futura.

Simone Patelli: «Al Campofelice di Tenero sono direttore del campeggio, ma anche un po' albergatore e ristoratore».


Il ritratto

Simone Patelli, classe 1975, ha una formazione in ambito bancario. Dal 1996 lavora presso il Campofelice Camping Village di Tenero di cui, dal 2019, è direttore. Nel 2012 viene nominato presidente dell’Associazione Campeggi Ticinesi. Da gennaio 2021 è presidente di Ticino Turismo.