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«Ci vuole rispetto tra autisti e ciclisti»

Il 3 giugno è la Giornata mondiale della bicicletta. A colloquio con Marco Vitali, ex ciclista professionista e presidente dell’Associazione Pro Velo Ticino, sulla carenza di infrastrutture e sulla convivenza tra automobilisti e pedoni.

TESTO
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SANDRO MAHLER
24 maggio 2021

Che cosa si celebra con la Giornata mondiale della bicicletta istituita dall’ONU nel 2018?

Per diverso tempo era sembrato che la bici stesse perdendo smalto. Poi, negli ultimi anni, c’è stato un cambio di tendenza, rafforzato ora dalla pandemia. Che ci ha aiutato a renderci conto che il modello di mobilità degli ultimi decenni non è più sostenibile. A loro volta le Nazioni Unite hanno riconosciuto i benefici sociali e ambientali della bicicletta, che è vista come molto efficace per gli spostamenti negli spazi urbani, soprattutto quando esistono infrastrutture adeguate come ciclopiste, corsie dedicate, limiti di velocità adeguati e parcheggi sicuri.

Questo vale anche per il Ticino?

In Ticino, purtroppo, siamo partiti in ritardo sia rispetto al resto della Svizzera che, più in generale, dell’Europa. Un ritardo mai colmato e che si fa sentire specialmente nell’ultimo anno, con l’aumento esponenziale del numero di ciclisti.

La morfologia del territorio probabilmente non aiuta, come invece nella Svizzera tedesca o nella pianura padana.

Oggi abbiamo la bici elettrica con la quale si posSisono percorrere facilmente anche le strade con maggior pendenza. Limitate in ambito urbano spesso ai confinanti, queste sono nettamente meno trafficate e quindi più sicure. Una delle ricchezze del territorio cantonale – specialmente del Luganese – è che essendo molto urbanizzato, è percorso anche da un’infinità di stradine di quartiere, molto attrattive per la mobilità ciclistica. Scoprirle e conoscerle ci regala anche un maggior piacere.

Con la rapida crescita di bici elettriche si constata purtroppo anche un aumento degli incidenti. L’Ufficio federale delle strade ha comunicato che nel 2020 è proseguita la tendenza al rialzo degli infortuni gravi alla guida di bici elettriche. Uno sviluppo preoccupante?

Gli incidenti sono aumentati, è vero, ma è anche una conseguenza del fatto che si usa molto di più la bici. Nel 2020, l’utenza è raddoppiata e anche le distanze percorse con bici tradizionali ed elettriche sono cresciute significativamente. Certo, chi ha ripreso la bici dopo tanti anni, optando spesso per quella elettrica, visto l’aumento del traffico, almeno all’inizio si trova spesso in difficoltà. Ma, ripeto, i rischi maggiori sono legati alla carenza di infrastrutture adeguate.

La giornata internazionale festeggia la bici come mezzo di trasporto “ecologico”. Quelle elettriche, che utilizzano le batterie, possono essere considerate ecologiche?

Certamente. Usiamo elettricità per tutto, e quella per la bici serve semplicemente ad accompagnare la forza muscolare. Tra i mezzi di trasporto “assistiti” è indubbiamente il più ecologico. Non dimentichiamo, inoltre, che le bici tolgono auto e parcheggi dalle strade, rendendo il territorio molto più vivibile.

Lo slogan “Ticino terra di ciclisti” stride con la carenza di infrastrutture e con il traffico motorizzato molto intenso…

I nostri sentieri sono molto apprezzati dai biker d’oltre San Gottardo. Specialmente percorrendo le piccole strade, ci ritroviamo immersi in territori tra i più variegati e ricchi di interesse d’Europa. Vantiamo una ricca tradizione competitiva, con diversi mondiali e altre corse di prestigio disputati negli ultimi decenni. Quindi, lo slogan mi sembra certamente azzeccato. Ora si tratta, finalmente, di adeguare le infrastrutture, in modo che la possibilità di godere del territorio sia data a tutti in sicurezza.

A proposito di sicurezza: vi sono ciclisti che di notte circolano senza luci. La polizia dovrebbe essere più severa?

La polizia – bisogna ammetterlo – è spesso tollerante con i ciclisti; si rende conto che chi pedala non beneficia di spazi e sicurezza adeguati. Dove questi spazi ci sono, mi sembra che una maggiore severità possa essere condivisa. Questo vale sia per la percorrenza dei marciapiedi sia per l’illuminazione carente. Per sensibilizzare sul tema, abbiamo recentemente partecipato in Val Verzasca a una campagna di informazione in collaborazione con la Polizia intercomunale del Piano.

La convivenza sui marciapiedi condivisi sembra diventare più difficile. Ciclisti, persone con monopattini, genitori con passeggini, pedoni, skater….

È vero. Per questo è importante sia separare di più i flussi sulle ciclopedonali sia creare condizioni migliori in strada, affinché i ciclisti vi possano circolare. Il limite di 30 chilometri orari sul lungolago di Lugano è un ottimo esempio. Permette ai ciclisti di circolare con maggior sicurezza e disincentiva l’uso del marciapiede. Inoltre, se Pro Velo chiede agli automobilisti di tenere una distanza di 1,5 metri nel sorpasso dei ciclisti, chiede anche a questi ultimi di mantenere le stesse distanze dai pedoni. Il rispetto reciproco è fondamentale.

In Vallemaggia è stata realizzata una costosa ciclopista, ma molti ciclisti continuano ad utilizzare la strada cantonale. Perché?

Tanti ciclisti – e non sempre a torto – pensano che le ciclopiste siano fatte per le famiglie, per un utilizzo quindi non sportivo. In Vallemaggia alcuni tratti del percorso sono sterrati e pensati più per un uso turistico. Ovviamente è un deterrente per chi usa la bici da corsa.

Anche il bike-sharing aumenta. Uno sviluppo positivo?

Certamente, soprattutto per la mobilità quotidiana, per spostarsi in città, recarsi in stazione. Una possibilità ora anche per il Mendrisiotto. Presso la stazione San Martino è stata inaugurata da poco una “Velostazione”. Come a Bellinzona e in tante altre città svizzere, un parcheggio sicuro per le bici permette di pensare diversamente anche alla mobilità combinata.


Il ritratto 

Classe 1960, Marco Vitali cresciuto a Olten e a Sursee, si è trasferito in Ticino a undici anni. Vive a Lugano. Ciclista professionista dal 1983 al 1991, è presidente dell’Associazione Pro Velo Ticino, commentatore RSI per le gare ciclistiche e ispettore per i percorsi ciclabili.