«Con la bici si respirava meglio» | Cooperazione
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«Con la bici si respirava meglio»

Alla bicicletta e ai suoi campioni, Paolo Conte ha dedicato alcune bellissime canzoni. Il cantautore italiano ce ne ha parlato in questa intervista esclusiva per “Cooperazione”.

19 aprile 2021
Paolo Conte (Asti, 1937) è l'autore di "Bartali" e "Diavolo Rosso", inni al ciclismo.

Paolo Conte (Asti, 1937) è l'autore di "Bartali" e "Diavolo Rosso", inni al ciclismo.

Conte, cosa rappresenta la “due ruote” per lei?

Ai tempi della prima gioventù direi che rappresentava la libertà. Poi è arrivata la Lambretta e in seguito le automobili. Ma con la bici si respirava meglio.

“Bartali” è uno dei suoi pezzi più famosi: perché ha scelto il ciclista toscano come protagonista?

Fausto Coppi era una figura aerodinamica, quasi futuristica. Bartali era un campione più simile all’uomo della strada, in cui era più facile riconoscersi.

Anche “Diavolo Rosso” è dedicata a un ciclista, Giovanni Gerbi. Astigiano come lei, tra l’altro...

Gerbi era un campione, magari scorretto in corsa, specialista nelle scorciatoie e per questo, nella mia canzone, ho scelto lui per addentrarmi nella nostra campagna profonda e arcaica.

«Del Giro d'Italia mi attiravano le tappe di montagna».

 

E “Velocità silenziosa”, scelta dalla Rai come sigla del Giro d’Italia 2007?

Contiene la tenerezza verso la bicicletta.

Cos’è il Giro d'Italia per lei? C’è qualche edizione o qualche campione che ricorda con più affetto?

Soprattutto mi attiravano le tappe di montagna, le fughe in solitudine dei grandi scalatori.

Segue ancora il ciclismo o preferisce il calcio? Sappiamo che è molto tifoso del Milan…

In verità ho sempre amato di più il calcio. Il Milan mi ha attratto ammirando il trio svedese Gre.No.Li (Gren, Nordhal, Leedholm). Mai vista tanta meraviglia.

Oggi la bicicletta sembra vivere una seconda giovinezza: cosa ne pensa?

Il ritorno in auge della bici la vedo in chiave femminile. Le gonne al vento, “ma dove vai, bellezza in bicicletta?” diceva una canzone del grande Giovanni D’Anzi.

Ha scritto qualche nuovo brano durante il lockdown?

No, sono in pausa di riflessione.

Se tutto andrà bene, il 15 dicembre sarà alla Samsung Hall di Zurigo col tour “50 years of Azzurro”: quanto è importante per lei il palco?

I concerti sono per me il grande piacere di passare due ore con i miei musicisti, accompagnatori, davanti a un pubblico sensibile.

Cosa le piace della Svizzera?

Apprezzo della Svizzera, tra l’altro, il raffinato interesse per le arti figurative, soprattutto le avanguardie novecentesche.

 


Canzoni su due ruote: da Bartali a Pantani

Il mondo della “due ruote” ha ispirato molte canzoni. Un classico è “Bartali” di Paolo Conte: “Oh, quanta strada nei miei sandali/ quanta ne avrà fatta Bartali” è il poetico ritornello. Sul tema il cantautore ha scritto anche “Diavolo Rosso” e “Velocità silenziosa”. Inoltre, Gino Paoli evoca in “Coppi” il mitico Fausto Coppi, mentre al dualismo fra l’italiano Felice Gimondi e il belga Eddy Mercks sono dedi- cati “Gimondi e il cannibale” di Enrico Ruggeri e “Sono Felice” di Elio e Le Storie Tese. La figura di Marco Pantani è al centro di diversi titoli, fra cui la toccante “E mi alzo sui pedali” degli Stadio. Il fascino della bici contagiò anche Lucio Dalla con la dinamica “Sono in fuga”, sigla del Giro d’Italia 2003. Memorabile “Il bandito e il campione” di Francesco De Gregori (scritta dal fratello Luigi Grechi), che narra l’amicizia fra il campione Costante Girardengo e il bandito anarchico Sante Pollastri. Infine, il tormentone dell’estate 1990, “Sotto questo sole” di Francesco Baccini e i Ladri di Biciclette.