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SILVIO R. BAVIERA

«Giornico? Il mio posto ideale»

Lo scrittore e gallerista zurighese Silvio R. Baviera ha trovato la sua nuova dimora in Leventina, creando la “fabbrica della cultura”, un centro d’arte contemporanea.

TESTO
FOTO
MELANIE TÜRKYILMAZ
27 giugno 2021
Silvio R. Baviera nei locali  della Fabbrica culturale Baviera, il nuovo spazio espositivo-culturale di Giornico.

Silvio R. Baviera nei locali della Fabbrica culturale Baviera, il nuovo spazio espositivo-culturale di Giornico.

Silvio R. Baviera, 76 anni, capelli bianchi e lunghi fino alle spalle è seduto in terrazza e guarda la chiesa di San Michele fumando un sigaro. La terrazza ha una sua storia, un tempo era la rampa di una fabbrica di tessili che Silvio R. Baviera ha ristrutturato e trasformato in un centro di arte e cultura. Siamo a Giornico, villaggio conosciuto per le sue sette chiese, per il museo etnografico della Leventina e per il piccolo museo “La Congiunta” dedicato allo scultore Hans Josephson. Da aprile, a questi luoghi di interesse artistico e culturale si è aggiunta la” fabbrica della cultura”. Uno spazio per l’arte contemporanea che ospita una galleria d’arte, un museo, una biblioteca, un archivio, e in futuro anche uno spazio concepito come luogo d’incontro e scambio. Qui, Silvio R. Baviera e sua moglie Marietta hanno realizzato un sogno. «Sono anni che volevamo trasferirci in Ticino ma non riuscivamo a vendere la nostra casa a Zurigo» racconta. Una casa nel centralissimo quartiere “Kreis 4”, che ospitava già la galleria e il museo, e proprio per questo motivo difficile da vendere. Ma alla fine Silvio e Marietta ci sono riusciti, ricavando così la necessaria base finanziaria per il trasferimento in Ticino.

La realizzazione di un desiderio

Grazie alle sue attività artistiche, Silvio Baviera era ed è molto conosciuto a Zurigo. E non solo per l’arte. «Quando ero giovane non bevevo bibite alcoliche, al “Café Odeon” ordinavo sempre un bicchiere di latte; già per questo ero famoso» racconta con un sorriso. Più tardi la sua galleria è stata visitata da personaggi conosciuti, persino dall’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Una galleria che Silvio ha creato per guadagnare un po' di soldi. In gioventù ha tentato di diventare pittore, «ma non avevo talento» e ha cominciato a studiare al politecnico, «ma sapevo da sempre che volevo diventare scrittore». E difatti realizza il suo desiderio. Per pubblicare i suoi scritti fonda la propria casa editrice “Verlag um die Ecke” e vende i libri alla sera nei bar del quartiere. Sono soprattutto libri di poesie, difficilissime da tradurre dal tedesco in italiano perché Baviera si diverte con la lingua, creando un gioco infinito con le parole. Non sorprende che abbia pure pubblicato un volume di barzellette, forma di espressione che definisce acrobazia della mente. «La mia memoria è diventata un albergo per barzellette; purtroppo non dimentico neanche quelle brutte» dice, e ce ne racconta qualcuna.

I “Baviera brothers”

Nato l’8 agosto 1944, Silvio è cresciuto con i tre fratelli Michael, Peter e Vincenzo. Sono tutti diventati artisti. «Siamo cresciuti in condizioni non proprio povere ma neanche ricche» ricorda. E aggiunge: «Eravamo i “Baviera brothers”». A scuola li chiamavano “tschingge”, espressione tipica per prendersi gioco degli italiani, anche se Silvio e i suoi fratelli parlavano tedesco a casa e la mamma aveva radici olandesi. La famiglia paterna invece ha lontane origini nel Veneto, ma il nonno paterno era già emigrato in Austria e, durante la prima guerra mondiale, fuggì da Vienna e arrivò in Svizzera. Fino ad oggi Silvio Baviera non parla italiano. «Ma voglio prendere lezioni» afferma con convinzione.

Il suo amore per il Ticino trova le radici nella sua infanzia. Suo padre possedeva una casa di vacanza a Brione sopra Minusio. «Durante le ferie venivamo spesso in Ticino, mio padre ci portava a vedere le valli che mi hanno sempre affascinato». Più tardi Silvio, creerà proprio in Ticino una filiale della sua galleria, a Cavigliano, nella vecchia fabbrica di pasta, accanto al Ponte dei cavalli. «Ma gli spazi erano troppo piccoli» ricorda.

A Giornico invece ha trovato lo spazio ideale per ospitare la fabbrica della cultura, «un luogo che si rivolge al pubblico quale irrispettoso palcoscenico della fantasia; un luogo della curiosità, pacifico e non istituzionalizzato, senza interesse economico-culturale». La prima mostra è dedicata al famoso pittore tedesco Sigmar Polke, che ha visitato due volte Giornico, come ha ricordato Bice Curiger, già curatrice della Biennale di Venezia, durante la vernice della mostra.

A pochi mesi dall’apertura della fabbrica culturale a Giornico, Silvio Baviera è entusiasta. «Abbiamo più visitatori che a Zurigo, ogni giorno una dozzina».

Silvio ha già preparato un calendario fino a gennaio 2024 per la galleria e per il museo, che espone opere della sua collezione. E con sua moglie Marietta si sta occupando di un progetto a più lunga scadenza, una fondazione che possa assicurare un futuro al loro progetto di vita.