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TINA BOILLAT

«L'essere umano vive di storie»

Sono mesi difficili per le sale cinematografiche e per il cinema. Ma Tina Boillat è speranzosa: torneremo in questi luoghi magici e lo faremo con entusiasmo, riscoprendo il piacere della condivisione.

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SANDRO MAHLER
08 marzo 2021
Il primo film visto? Biancaneve da bambina, con la strega cattiva  che la impressionò.

Il primo film visto? Biancaneve da bambina, con la strega cattiva che la impressionò.

Che lavoro fai? È una delle domande che si pongono alle persone conosciute da poco, ai nuovi vicini di casa, agli amici di amici incontrati al bar. Fosse solo per rompere il silenzio, per avviare un discorso. Di solito poi, si identifica immediatamente una professione. Che sia infermiere, poliziotta, giardiniere, avvocata o cassiera, crediamo di sapere (magari a torto) di che si occupa, quali sono gli strumenti che si usano, perfino la divisa.

Per Tina Boillat è un po’ diverso. E quando le chiedono che fa nella vita, per farla breve risponde «lavoro nel cinema». Al che, in passato tutti pensavano facesse l’attrice. Invece no. Anzi. Si può dire che svolga tante, tantissime professioni del mondo del grande schermo, tranne quella di recitare.

Il film, dall’idea alla sala

«Il cinema è un’arte complessa – spiega – che riguarda diversi settori. Dall’idea iniziale si passa a scrivere una sceneggiatura, poi bisogna far sì che questa si realizzi, assicurando tutti i mezzi, anche finanziari, per arrivare sul set. E anche dopo che il film è stato girato, bisogna promuoverlo, farlo conoscere, alla stampa e al pubblico. Un percorso lungo e complesso, che dura anni».

Con la sua società di comunicazione, in Ticino da vent’anni, Tina Boillat ha fatto molto di tutto questo, per far sì che i film prendano vita e trovino il loro pubblico. Ha partecipato alla scrittura di soggetti e sceneggiature, preparato dossier per finanziamenti, assistito a casting, fatto sopralluoghi per le location. E poi ancora ha organizzato visite sul set e anteprime per la stampa, concorsi per il pubblico e dibattiti con i registi.

Basta osservare il suo ufficio per rendersi conto della varietà del suo «lavoro nel cinema». Ci sono copioni da leggere, libri da cui vengono tratti film, raccoglitori con conti spese, poster e gadget di film di cui ha curato la promozione in Ticino.

«Ogni giornata è diversa proprio perché ogni film di cui mi occupo è diverso: e questo è il bello del mio lavoro, per me che detesto la routine – afferma Tina con entusiasmo –. Quando ho iniziato, non esistevano scuole per imparare questo mestiere. Ho studiato Lettere all’università di Ginevra e volevo fare la giornalista: ho anche collaborato con Coopération, il giornale della Coop in francese! – ricorda –. Ma fare la freelance non mi permetteva di vivere, così sono passata al settore PR e comunicazione, lavorando per un’agenzia ginevrina. Infine sono stata per diversi anni coordinatrice e organizzatrice del Festival Médias Nord Sud che si occupava di film del sud del mondo. Per me, che ero più appassionata di letteratura e di arte, è stata una scoperta!».

Nel 1990 torna in Ticino con il marito: e questa è davvero una storia da film. A cominciare dalla location: un’isoletta greca, dove Tina va in vacanza con le amiche e incontra un affascinante ragazzo del posto. Inizia così una love story che continua ancora oggi, dopo 31 anni. Per amore, il fidanzato si trasferisce a Ginevra, ma durante una visita in Ticino ai genitori di Tina, resta colpito dal clima e dal calore della gente. Così, Tina trasferisce qui la sua attività, collaborando prima con la fondazione MonteCinemaVerità, poi con il festival di Locarno e infine con la società di produzione Amka Films. «Lì ho conosciuto Tiziana Soudani (la produttrice cinematografica scomparsa lo scorso anno, ndr); lei sì che era davvero la signora del cinema del Ticino. Da lei ho imparato tantissimo…».

Il suo è un mestiere che si impara sul campo, usando la creatività («ad esempio, scrivere un bel testo convincente per ottenere i finanziamenti») anche per risolvere gli imprevisti. Come quella volta che Tina è riuscita a procurarsi una sciabola perché il produttore voleva festeggiare l’anteprima del suo film sulla Piazza Grande aprendo una bottiglia di champagne con la tecnica del sabrage. O come quella volta che stabilì un’intesa particolare con l’attrice italiana Valeria Golino, la cui mamma è greca.

Al servizio degli attori

«Di solito, siamo al servizio degli attori. A me piace invece quando si riesce, anche per poco tempo, a instaurare un rapporto vero. Mi è capitato, ad esempio, con Colin Firth. Poi adoro sentire le emozioni del pubblico dopo un’anteprima. L’essere umano vive di storie. E il cinema è fatto di storie. Perciò credo che dopo la brutta parentesi della pandemia si tornerà nelle sale con entusiasmo. E si rivaluterà l’esperienza collettiva, la voglia di condividere storie, di sentire gli umori, di parlarne con gli altri. Magari in un contesto più partecipativo, con registi e attori in dialogo con gli spettatori».