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«La legge è giusta»

La Consigliera federale Simonetta Sommaruga ritiene importanti le soluzioni sostenute dalla maggioranza. La legge sul CO₂, in votazione il 13 giugno, è equilibrata ed è un investimento per la protezione del clima.

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Fabian Hugo
09 maggio 2021
La Consigliera federale Simonetta Sommaruga: «quando sono sotto pressione riesco a mantenere molto la calma».

La Consigliera federale Simonetta Sommaruga: «quando sono sotto pressione riesco a mantenere molto la calma».

Signora Sommaruga, lei ha studiato pianoforte al conservatorio. Trova ancora il tempo di suonare?

Durante la settimana a fatica. Nel week-end invece ho più tempo. E scelgo sempre di suonare brani che rispecchiano il mio stato d’animo. Bach mi aiuta a ristabilire l’ordine interiore, Brahms lo suono quando sono agitata e Béla Bartók se sono arrabbiata.

Come è cambiato il suo lavoro negli ultimi quattordici mesi?

Dallo scoppio della pandemia il Consiglio federale ha dovuto prendere molte decisioni importanti. In una situazione normale avremmo avuto più tempo per chiarire alcuni punti. Ma con la pandemia non è possibile. Tutto va fatto in tempi brevissimi. Una condizione che il Consiglio federale non aveva mai visto dai tempi della Seconda guerra mondiale.

Cosa ha imparato su sé stessa?

Che quando sono sotto pressione riesco a mantenere molto la calma... Più la situazione è complessa, più mantengo il sangue freddo. E questo mi ha aiutata.

E cosa ha imparato della Svizzera?

Che la posta è arrivata, internet ha funzionato, l’elettricità non è mai mancata, gli ospedali erano aperti e i treni continuavano a circolare. È stato un segnale forte per tutti. E rafforza la mia convinzione che il servizio universale è qualcosa di cui dobbiamo seriamente occuparci.

Quanto questo virus ha inciso negativamente sulla protezione dell’ambiente?

Di primo acchito potrebbe sembrare che la pandemia abbia relegato in secondo piano la protezione dell’ambiente. I cambiamenti climatici però ci sono ed esistono ancora. E le loro conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i terreni inaridiscono, l’agricoltura soffre a causa di eventi meteorologici sempre più estremi, i ghiacciai si sciolgono.

Se la consapevolezza del problema è ancora così forte allora ci sono buone probabilità che la legge sulla CO2 passi, no?

La legge ha un sostegno straordinariamente ampio. Ad appoggiarla ci sono il TCS, diverse associazioni economiche di categoria, l’associazione dei banchieri, la protezione dei consumatori, l’unione dei contadini, il WWF e quasi tutti i partiti, dai verdi, agli schieramenti di centro fino al PLR. Lo fanno perché è una legge che serve a proteggere il clima e al tempo stesso a creare occupazione.

C’è chi sostiene che la legge non vada abbastanza lontano.

Si tratta di una legge equilibrata e giusta. Ovvio che si potrebbe fare di più, ma la politica deve trovare soluzioni condivisibili da una maggioranza della popolazione. Ed è il caso di questa legge.

Quindi questa legge basterà per adempiere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, di raggiungere la neutralità climatica nella seconda metà del secolo. La Svizzera ha dichiarato di voler diventare clima neutrale entro il 2050.

Con l’accordo di Parigi la Svizzera ha acconsentito a rafforzare la protezione del clima, cosa che metterà ora in pratica attraverso la legge sulla CO2. La legge prende le mosse dalla nostra collaudata politica climatica e non fa che rafforzarla.

La protezione del clima costa. La gente è disposta a mettere mano ancor di più al portafoglio?

Con questa legge molte economie domestiche non dovranno sostenere nessun costo in più o potranno addirittura risparmiare. Chi ad esempio non usa l’olio o il gas naturale per il riscaldamento non pagherà niente di tassa sulla CO2. Stiamo parlando del 40% delle economie domestiche. A guadagnarci saranno anche le imprese: la legge genererà infatti commesse per le nostre PMI. Prevede investimenti su riscaldamenti rispettosi del clima, risanamento delle abitazioni, stazioni di ricarica per auto elettriche o reti di teleriscaldamento dei Comuni. In questo senso la legge garantisce la creazione di posti di lavoro in Svizzera.

Che ne pensano gli automobilisti che potrebbero vedere schizzare alle stelle il costo della benzina?

Grazie alla legge sul mercato faranno ingresso auto efficienti che consumano di meno e che abbatteranno quindi i costi per la benzina. Verranno poi incentivate le stazioni di ricarica per le auto elettriche nell’interesse degli automobilisti. A decidere invece se i prezzi della benzina saliranno o meno non sarà la legge bensì l’industria petrolifera. Il Parlamento però ha volutamente imposto a quest’ultima un limite massimo. Con i suoi circa 1,5 milioni di soci, il TCS ha messo in evidenza un aspetto centrale della questione, dichiarando di voler avere la possibilità di continuare a circolare in auto, ma di essere altrettanto pronto a fare la propria parte per proteggere il clima, schierandosi quindi a favore della legge.

I detrattori della legge sostengono che non ha senso che la Svizzera inasprisca le misure sui cambiamenti climatici mentre altri Paesi fanno poco o niente.

Che gli altri Paesi non collaborino è falso. L’accordo di Parigi per la protezione del clima è stato firmato da 189 stati. I nostri principali partner commerciali, come l’UE, hanno obiettivi climatici per certi versi ancora più ambiziosi. E si sta delineando una tendenza chiara sul futuro: l’era del petrolio e del carbone si è chiusa. È importante che la Svizzera non resti indietro nella protezione del clima.

Nonostante questo, molte cose non vanno. Non crede onestamente sia una situazione senza speranza?

La situazione è tutt’altro che senza speranza. Le nostre attività quotidiane stanno diventando sempre più rispettose del clima. Sempre più persone utilizzano per il riscaldamento pompe di calore, legno o reti di teleriscaldamento anziché l’olio o il gas. Cresce anche il numero di chi sceglie di installare pannelli solari sui tetti delle proprie abitazioni. L’anno scorso mai così tante persone hanno deciso di passare a un’auto elettrica e questo nel pieno di una pandemia. Ciò che vediamo è che la nostra quotidianità diventa sempre più rispettosa del clima. Con tale legge non facciamo altro che rafforzare ulteriormente questo corso.

Com’è la sua “impronta ecologica”?

Ho ridotto la mia impronta ecologica, ma probabilmente non ancora abbastanza. Il mio ruolo istituzionale mi porta a viaggiare molto, peggiorando ovviamente la mia impronta. Per questo nella vita di tutti i giorni cerco di vivere il più possibile salvaguardando il clima. Usando spesso i mezzi pubblici. La mia auto di servizio è elettrica e sul tetto di casa ho installato pannelli solari.

Il 13 giugno si vota anche sull’iniziativa sui pesticidi. Il Consiglio federale la respinge. Perché?

Il Consiglio federale ritiene che l’iniziativa si spinga troppo oltre e limiterebbe in maniera eccessiva l’approvvigionamento delle derrate alimentari. Ma sa anche bene che i pesticidi inquinano l’ambiente e quindi ne regolamenta l’approvazione e il corretto stoccaggio.

In un’intervista su Cooperazione il suo collega Guy Parmelin ha dichiarato che a volte telefona ai cittadini che si sono lamentati di qualcosa. Lo fa anche lei?

Sì, diverse volte. L’anno scorso un cittadino si era espresso molto criticamente sulla politica anti Covid del Consiglio federale. E così l’ho chiamato. Naturalmente era sorpreso. 


Simonetta Sommaruga

Nata a Zugo nel 1960, si è formata come pianista al Conservatorio di Lucerna. In politica, viene eletta Consigliere nazionale, poi Consigliere agli stati e nel 2010 Consigliere federale come ministra della giustizia. Dal 2019 dirige il Dipartimento ambien- te, trasporti, energia e comunicazioni.