«La mia casa, costruita da solo» | Cooperazione
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ADRIANO ACQUISTAPACE

«La mia casa, costruita da solo»

Adriano Acquistapace, 59 anni, boscaiolo e agricoltore, vive a Varenzo, in Leventina. Qui ha realizzato la sua abitazione in legno. Dall’A alla Zeta.

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Melanie Türkyilmaz
05 aprile 2021
Adriano Acquistapace: «Quando vedo la mia abitazione, costruita con la mia fatica, la soddisfazione è enorme».

Adriano Acquistapace: «Quando vedo la mia abitazione, costruita con la mia fatica, la soddisfazione è enorme».

Con le sue mani ruvide lavorava già all’età di sei anni, quando mungeva le mucche sulle montagne valtellinesi. «Là dove si produce il vero bitto». Adriano Acquistapace, boscaiolo e contadino, oggi di anni ne ha 59. E con quelle stesse mani, nel 2013, si è costruito dall’A alla Zeta la sua casa di Varenzo (Quinto), in Leventina. «Ho fatto tutto da solo, usando circa 200 metri cubi di legna, in particolare larice e abete rosso, e isolando il tutto con 14 quintali di lana di pecora».

Un’infanzia da recuperare

Lo stile è quello della Blockhaus canadese. Tre piani da circa 150 metri quadrati ciascuno. La cucina con la sala e la doccia. Poi tre camere e un locale per la vasca da bagno. Infine, la mansarda con la sala giochi. La casa di Adriano, da cui si scorge, in lontananza, il Passo del San Gottardo, ha il fascino del pezzo unico. Lo dimostra la scala a chioccola che si aggrappa attorno a un enorme tronco storto. «L’unica cosa che non è fatta in legno nella mia casa è il gabinetto. Per la vasca ho usato un grosso pezzo di cedro, l’ho intagliato sul posto, ci ho messo mezza giornata».

A un certo punto si sente un muggito. «Non fateci caso, è la suoneria del mio cellulare». Dall’altra parte del telefono c’è Tatiana, la sua compagna che lo raggiunge dopo pochi minuti. Una donna simpatica, di polso, che dipinge Adriano come un timidone, ma anche come un “uomo vero”. Lui, intanto, arrossisce e non sa dove posare lo sguardo per l’imbarazzo. «Io sono un tipo pratico, non sono abituato ai complimenti. La mia era una famiglia rustica, eravamo in otto fratelli, c’era da lavorare sodo e non si poteva spendere tempo per le coccole. Sono venuto su così, ero già un adulto da piccolo. Forse è anche per questo che oggi, sotto sotto, vedo tutto come un gioco. È accaduto anche quando ho deciso di farmi la casa, maneggiavo il ragno, la gru e la ruspa con spensieratezza, come se avessi un’infanzia da recuperare. Mi sono arrangiato su tutti i fronti. Solo per il colmo del tetto ho dovuto chiedere l’intervento dell’elicottero. E quello non lo sapevo guidare».

L’arte della motosega

Adriano non è molto bravo con le date. Fa pasticci. Non si ricorda neanche bene quando è arrivato in Svizzera. A portarlo in Ticino è stata la sua fama da alpigiano. «Ho trascorso diverse stagioni sull’alpe Prato. Successivamente ho lavorato sull’alpe Fümegna, in Verzasca. E da quest’anno sarò sul Manegorio, in Valle Bedretto. Io sono un uomo d’azione. D’estate sto con le mucche sui pascoli, il resto dell’anno tra i boschi». La casa di Varenzo è decorata da varie sculture in legno. Stambecchi e altre bestie. Quando il 59enne ha una motosega tra le mani, rigorosamente Stihl, fa miracoli. E non è un caso se ogni volta che si reca a un pentathlon del boscaiolo fa incetta di premi. «Quando vedo un tronco immagino già cosa potrebbe saltare fuori. Mi è successo con ogni singolo mobile della mia casa, dal lavandino della cucina al piano bar. La maggior parte del legname lo sono andato a prendere direttamente nelle foreste della zona, per poi farlo stagionare».

Oltre la burocrazia

Quattro figli (tre femmine e un maschio) e sette nipotini. La famiglia di Adriano è piuttosto numerosa. E lui, anche se difficilmente lo ammette, pare proprio essere un nonno meraviglioso. A poco a poco questo orso di montagna, personaggio apparentemente di poche parole, si sbottona. «Casa mia è un luogo di festa, l’ho pensata un po’ anche per quello, per mangiare e bere in compagnia. Anche coi figli. A livello di spese, escluso il terreno, mi è costata attorno agli 85mila franchi. Poi chiaramente va considerato che ci ho messo più di un anno a realizzarla, sfruttando ogni minuto del mio tempo libero. Sono una persona che ha bisogno di dormire poco, per fortuna. Alla mattina mi alzo prestissimo, spesso attorno alle 2 o alle 3, per questo le mie giornate sembrano interminabili».

Adriano, appassionato di calcio e di hockey, fischietta una canzone di Celentano. Con Tatiana canta spesso. «Insieme facciamo il karaoke. Io canto sempre, anche quando mungo e faccio il formaggio. Ho canticchiato anche quando costruivo la mia casa, fondamentalmente sono un allegrone. L’unica cosa che mi mette di cattivo umore è la burocrazia. Ecco, costruirsi una casa da soli comporta gabole non da poco, bisogna stare dietro a un sacco di cose. Certo che quando vedo la mia abitazione, costruita con la mia fatica, la soddisfazione è enorme. E va oltre qualsiasi formulario da compilare».