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INTERVISTA

«Nella nostra valle non sei un numero»

A colloquio con Giovanni Jochum, Podestà di Poschiavo: la sua sfida per fare in modo che i giovani, dopo essersi formati altrove, tornino nella regione. Sull’identità grigionitaliana, sul rapporto con la “vicina” Lombardia e con il Canton Ticino.

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Simone Ronzio/ecomunicare.ch
15 marzo 2021
 Giovanni Jochum: «Noi non viviamo con l'Italia le tensioni che ci sono in parte in Ticino».

 Giovanni Jochum: «Noi non viviamo con l'Italia le tensioni che ci sono in parte in Ticino».

Nel suo piccolo, ha fatto la “storia”. Lui è l’uomo che alle elezioni del 23 settembre 2018 ha messo la parola fine a 80 anni di regno popolare-democratico a Poschiavo. Giovanni Jochum, classe 1964, liberale-democratico, è il sindaco del Comune di Poschiavo. O meglio, il “Podestà”. «Un termine lombardo che abbiamo ereditato dal Medioevo, quando la Valposchiavo era soggetta al Vescovo di Como».

Il “Podestà” era la persona che deteneva i poteri assoluti. Si sente così?

No, io amo la collaborazione e non l’individualismo. Eppure, il termine Podestà mi piace. Ha un valore storico.

Cosa significa essere il sindaco di una località periferica come Poschiavo?

I temi da trattare sono vari. Si passa dalla sanità all’istruzione. Per il futuro prossimo vorremmo riuscire a mantenere il livello di popolazione attuale. Poschiavo ha circa 3.500 abitanti. Tutta la valle ne ha poco meno di 5.000. Nel nostro Comune gli under 20 sono circa 640, gli over 65 sono circa 860. Noi vorremmo che i giovani, dopo aver fatto esperienza per qualche anno altrove, tornassero. Come ho fatto io.

Qual è stata la sua esperienza?

A 15 anni sono andato a Zuoz, in Engadina, dove ho frequentato il liceo. Poi mi sono laureato in economia e commercio a San Gallo. Dopo una parentesi lavorativa a Zurigo, ho sentito il richiamo della valle. E sono rientrato alla base. Per ventitre anni ho lavorato per la società elettrica locale. Attualmente sono in proprio.

Perché «il richiamo della valle»?

Ho assaporato la vita di città, ma mi mancava il piacere di camminare in mezzo alla natura e di avere un rapporto più personale con la popolazione. A Poschiavo si esce di casa e in pochi minuti a piedi si è al lavoro. Ci si può anche permettere di lasciare andare a scuola i figli da soli. Qui non ci si sente un numero. Il senso di comunità è forte e la qualità di vita è migliore.

«Il termine Podestà mi piace, perché ha un valore storico».

 

In valle c’è “solo” la scuola professionale. Poco per convincere i giovani a rimanere. O no?

La nostra scuola professionale è l’unica in lingua italiana dei Grigioni e permette di apprendere mestieri importanti come l’elettricista, il muratore, l’impiegato di commercio o il venditore. Dobbiamo però essere coscienti di una cosa: gli allievi sono circa una settantina, e più della metà degli apprendisti sono giovani valtellinesi che lavorano presso ditte della Valposchiavo, della Bregaglia o dell’Engadina, e vengono a Poschiavo per ottenere il diploma svizzero. Senza questi ragazzi non avremmo i numeri per tenere aperta la scuola.

Qual è il vostro legame con l’Italia?

Noi non viviamo le tensioni che in parte si conoscono in Ticino. Non consideriamo gli italiani come le persone che vengono a portarci via il lavoro. Sappiamo che senza i circa ottocento frontalieri, qui in Valposchiavo, da soli non ce la faremmo. Si tratta soprattutto di lavoratori nell’ambito della ristorazione, dell’artigianato e del settore sanitario.

Intanto i ragazzi del posto, se vogliono fare altro, devono partire. Non è paradossale?

Vivendo in una realtà piccola, non possiamo offrire altri tipi di formazione oltre a quello che già c’è. Il fatto di “dovere” partire può anche essere visto come un arricchimento. Mi piace l’idea che una persona a un certo punto si formi in un altro contesto e poi torni qui, perché attratta dalla qualità di vita e dalla volontà di contribuire allo sviluppo della propria terra. Chiaramente c’è anche il rischio che qualcuno resti via.

 Giovanni Jochum è Podestà di Poschiavo dal 2018.

La Valposchiavo è geograficamente staccata rispetto alla Bregaglia, alla Mesolcina e alla Calanca. Come riuscite a sentirvi parte del Grigioni italiano?

Il poschiavino ha un’identità ben definita. E si sente al cento per cento appartenente al Grigioni italiano. Già da giovani, quando si lascia la valle, generalmente si cerca il contatto con colleghi e amici delle valli italofone. Inoltre, abbiamo la Pro Grigioni Italiano, associazione che promuove e difende i nostri interessi.

E col Ticino che rapporto avete?

Ci sono vari scambi: poschiavini che lavorano in Ticino o che si sono trasferiti in Ticino e ticinesi che sono venuti in Valposchiavo. La radio e la televisione creano una base linguistica e culturale che unisce. A volte nasce la sensazione che la Svizzera italiana sia interpretata solo come Ticino, ma vi fanno parte anche le quattro vallate del Grigioni italiano. Per motivi geografici non sembra esserci un vero e proprio forte legame tra Poschiavo e il Ticino.

Lei è anche granconsigliere a Coira…

Sì, e abbiamo la deputazione grigionitaliana, che va al di là dei partiti. Su 120 parlamentari, complessivamente una decina viene eletta nei circondari del Grigioni italiano. A questi si aggiungono i granconsiglieri di origine grigionitaliana, ma eletti in altri circondari. Complessivamente non molti. Ma corrispondono a circa il 10 per cento della popolazione cantonale. Apparteniamo a una minoranza, però ci facciamo sentire. Più d’una volta abbiamo depositato atti parlamentari sostenendoci a vicenda. Essere in un Cantone trilingue è una ricchezza invidiabile, anche se comporta costi pubblici supplementari.

Come vive Poschiavo la pandemia?

A livello umano ci ha scosso molto. Ci sono state diverse vittime e il nostro personale sanitario è stato a lungo sotto pressione. I Comuni di Poschiavo e Brusio e il Centro Sanitario Valposchiavo hanno collaborato bene. All’inizio c’era incertezza nella popolazione. La nostra fortuna? Vivere in una zona non densamente abitata. Nonostante le restrizioni, abbiamo beneficiato di una certa libertà.

L’altra faccia della medaglia è che l’estate 2020 è stata per voi turisticamente fantastica.

La migliore degli ultimi 10 anni. Sono stati in particolare i romandi a scoprire la nostra regione. La pandemia, impedendo alle persone di fare viaggi lunghi, ci ha permesso di farci conoscere. Dobbiamo anche riconoscere che negli ultimi anni ci sono state iniziative come quella chiamata “100% Valposchiavo”, che hanno permesso di differenziarci da altre località. Inoltre, abbiamo un’intensa attività di marketing.

Perché vale la pena visitare Poschiavo?

Per il borgo, con tutte le sue offerte, la piazza, i palazzi, i musei… Abbiamo anche perle naturalistiche come la Val di Campo coi suoi laghi montani, o il pianoro di Cavaglia con il “giardino dei ghiacciai”. Il mio consiglio è di raggiungerci col trenino rosso della Ferrovia Retica, una vera attrazione, diventata non a caso patrimonio dell’Unesco.

 Giovanni Jochum davanti alla Casa comunale.


Il ritratto

Giovanni Jochum nasce nel 1964 a Poschiavo, località grigionese in cui ricopre la carica di Sindaco dal primo gennaio del 2019. Dal 2018 è anche granconsigliere a Coira. Laureatosi in economia e commercio a San Gallo, oggi conduce un’attività privata di consulenza aziendale. È sposato e ha un figlio di 23 anni.