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INTERVISTA

«Stiamo reinventando l'abitare»

A colloquio con l’architetto e designer luganese Emanuele Saurwein: come sta cambiando la cultura dell’abitare, il cemento e le emissioni di CO2, i nuovi materiali edili e la casa ecosostenibile, la domotica e il ruolo delle nuove tecnologie.

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Sandro Mahler
05 aprile 2021
Emanuele Saurwein, architetto AAM,  è titolare di laboratori di architettura  a Lugano e Milano.

Emanuele Saurwein, architetto AAM, è titolare di laboratori di architettura a Lugano e Milano.

La pandemia ha costretto tutti a rimanere a casa e a vivere in modo nuovo gli spazi abitativi. Quali sono i cambiamenti?

La pandemia ha sradicato molte certezze già in crisi e ha accelerato il processo di mutazione del nostro modo di abitare. Escludo che si possa tornare alla normalità pre-Covid. Ricordo che la casa come la conosciamo è stata generata da una tecnologia della comunicazione passiva (tv, radio, internet, PC fissi) che in questi anni è diventata mobile e attiva (cellulari, tablet, laptop), sostenuta da una rete di comunicazione sempre più efficiente (wifi, 5G) e programmi potenti e facili da usare. Per questo, stiamo reinventando in positivo e nella sua totalità l’abitare, nelle case e nelle città. A partire dalla nostra relazione con la natura, che entra sempre più nell’architettura. Di riflesso, i locali interni all’abitazione subisco e subiranno maggiori trasformazioni, come la cucina e il soggiorno, oramai indistinguibili, e la camera da letto, che diviene spazio digitale e interattivo per lo svago e il lavoro.

La costruzione, la ristrutturazione e la messa in opera di edifici sono responsabili del 40% di emissioni di CO2 in Svizzera. La produzione di cemento è la causa più importante. Che cosa fa l’architettura per realizzare immobili CO2 neutrali?

La ricerca sui materiali e in particolare sull’intero ciclo di produzione, utilizzo e smaltimento sono fattori determinanti per la scelta dei materiali da costruzione. Stiamo entrando nella cultura diffusa di un’economia circolare, ossia dove non è cosa buona sprecare risorse. L’architettura, da sempre, è l’espressione formale dei pensieri di un’epoca e questi si concretizzano nei materiali da costruzione, oggi molto più complessi.

In generale, oltre il 50% dei materiali edili sono prodotti con materie prime non rinnovabili. Quali sono oggi i quelli che si usano per una “casa sostenibile”?

Non esiste un materiale migliore di un altro, ma il modo in cui sono prodotti e utilizzati. Oggi si evitano materiali non riciclabili, ad elevata energia grigia (energia di produzione), contenenti colle o solventi, che vanno buttati e che non possono rientrare in un’economia circolare. Evitiamo materiali che nella produzione e nella gestione, così come nell’eliminazioni, producono emissioni dannose. Oggi si preferisce utilizzare materiali certificati ECO, perché noi siamo cambiati e perché garantisco una qualità elevata e un ambiente di vita sano e curato.

«La natura entra sempre più nell’architettura»

 

Un altro ambito di intervento per ridurre le emissioni di CO2 è il riscaldamento della casa con energie rinnovabili. Il fotovoltaico è una soluzione?

Oggi è l’insieme delle soluzioni a dare risposte. Non abbiamo più un solo tipo di energia a disposizione, ma numerose e diverse fonti. Gli obiettivi di quasi tutte le nazioni occidentali sono di raggiungere entro il 2030/2050 emissioni di CO2 pari a zero; così gli edifici e le città stanno diventando produttori di energia, grazie al fotovoltaico unito al risparmio energetico e all’interazione tra i sistemi. Vivremo probabilmente sempre più in edifici ibridi e intelligenti, ossia capaci di gestire la necessaria energia e i cambiamenti tecnologici in corso.

E il ruolo delle termopompe e delle biomasse come pellet e cippato di legno? Come pure il teleriscaldamento nel Bellinzonese grazie al termovalorizzatore di Giubiasco?

Sono tutte tecnologie che rientrano nel principio di abbassare i livelli di CO2. E permettono, grazie alle infrastrutture esistenti e a quelle in costruzione (teleriscaldamento), di migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo.

Quali sono gli incentivi, gli eco-bonus per chi vuole costruire o abitare in un immobile sostenibile?

Molti e diversi. Ci sono incentivi federali, cantonali e comunali, ma anche da parte di fondazioni, banche e associazioni. Variano da progetto a progetto. Dipende se l’edificio è nuovo o un risanamento e dallo standard di costruzione. In ogni caso, oggi consiglio, a chi vuole percorrere la strada degli edifici sostenibili, di rivolgersi a specialisti che si occupano anche della richiesta di incentivi e di finanziamenti.

Costruire secondo lo standard ­Minergie significa risparmiare elettricità e riscaldamento, ma rende l’abitazione una “campana di vetro”, claustrofobica…

Io abito in un edificio certificato. È un risanamento di una casa, prima certificazione Minergie A in Svizzera nel 2013 e ho quindi un’esperienza diretta. Smonto un pregiudizio: le finestre si possono aprire… Abbiamo, inoltre, costruito diversi edifici certificati e non credo che siano claustrofobici. È un modo diverso di abitare, decisamente più confortevole, ma che prevede un cambiamento delle proprie abitudini. Io non abito come i miei nonni, e i miei nipoti non abiteranno come ora abitiamo noi. Questo è da prendere in considerazione quando si parla di edifici certificati.

La domotica evoca forme di sorveglianza da “Grande fratello”. È noto il caso della famiglia americana il cui frigorifero trasmetteva a terzi cosa consumava…

La domotica è controllo sull’abitazione e raccoglie dati per migliorare l’efficienza. Noi, oggi, vogliamo la vita comoda e deleghiamo alla tecnologia cose che prima facevamo personalmente. Tapparelle, luci, comandi vocali, frigoriferi, cucine sono collegati via IoT (Internet of Things), poi via IoS (Internet of Space). Lo saranno sempre di più ed è bene che iniziamo ad abituarci. L’importante è non subirle, ma integrarle nella nostra vita, che sarà, nostro malgrado, sempre più digitale.

L’abitazione del futuro si aprirà di più verso la natura e l’esterno (dai giardini al Bosco Verticale) o diventerà più introversa, una fortezza chiusa?

L’abitazione del futuro è quella che progettiamo oggi e dentro la quale vivremo, noi e la prossima generazione, ma nessuno di noi conosce il futuro, possiamo solo avvicinarci a piccoli passi. La sostenibilità è il nostro modo, personale e collettivo, di vedere il mondo. Non era così qualche anno or sono, non credo sarà così tra qualche decennio. Noi abbiamo ereditato una relazione con la natura conflittuale. La natura come risorsa. Oggi, la vediamo come ambiente di vita. Il cambiamento climatico è in corso e dobbiamo correggere la rotta. La città e l’architettura sono già al lavoro per una nuova integrazione con la Terra, con la natura. E nel mio progetto E.D.E.N. faccio proprio questo, con gli spazi interni ed esterni che si fondono e la natura che diventa luogo dell’abitare. 

Emanuele Saurwein: «Ci sono molti incentivi per costruire immobili ecosostenibili».


il ritratto

Emanuele Saurwein, nato nel 1969, è architetto AAM e titolare dei laboratori di architettura a Lugano e Milano. La sua attività principale è la progettazione e costruzione di edifici che ­conciliano i tre fattori della sostenibilità: economia, società e ambiente. Attualmente è focalizzato su un progetto innovativo sull’abitare in relazione all’intelligenza artificiale: E.D.E.N.

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