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Adolescenza

Fabio Guarnaccia sul suo romanzo “Mentre tutto cambia”: 1989, cade il Muro di Berlino, quattro ragazzi nella periferia di Milano.

26 aprile 2021

Nel suo “Mentre tutto cambia” (ed. Manni), qual è il confine tra romanzo e autobiografia?

È un romanzo che parte da alcuni dati autobiografici per trasfigurarli nella narrazione. L’invenzione, l’immaginazione servono a dare senso alle nostre esperienze.

L'AUTORE

Fabio Guarnaccia

Nato a Milano nel 1975, Fabio Guarnaccia ha esordito con “Più leggero dell’aria (Transeuropa 2010). Il nuovo romanzo “Mentre tutto cambia” è edito da Manni.

Il suo è un romanzo di formazione. È forse una ratifica dell’universalità delle inquietudini degli adolescenti, di là dal tempo e dai contesti, e dell'incapacità di riconoscerle da parte degli adulti?

Per me era importante che questa storia avesse un valore universale. Per questo, pur essendo ambientata alla fine degli anni ’80 non ho voluto abusare della nostalgia e del gergo tipici del periodo. Mi interessava cogliere un sentimento dell’adolescenza che trova una declinazione particolare in ogni epoca, ma che in fondo ha sempre a che vedere col fatto che “cose nuove” si affacciano a un mondo vecchio, di cui faticano a cogliere il senso. Uno dei libri che più mi ha accompagnato è stato Via Gemito di Domenico Starnone.

Il suo romanzo, ambientato nel 1989, esplora i riti di passaggio dall’adolescenza alla giovinezza di quattro amici, in una periferia milanese. Il 1989 è un altro passaggio epocale: la caduta del muro di Berlino. È casuale la scelta di quell'anno, anche se nel romanzo vi si fa appena cenno, nonostante il padre di Vela, l'io narrante, sia un militante comunista?

Il 1989 non è casuale, per tante ragioni, anche di carattere autobiografico. È l’anno che segna la fine del decennio e di molto altro di cui ancora non si aveva contezza. Quell’estate è interminabile, senza neppure i Mondiali o gli Europei, per dei ragazzini costretti a stare in città. Inoltre, è stato un buon modo per fare emergere l’incomprensione tra il Vela, il narratore, e il padre. Che sintetizzo in questo passo: «…anche se tutto mi galleggiava nella testa come cibo indigesto, avevo imparato ad accettare l’esistenza di queste sue opinioni, pertanto mi limitai ad annuire e a fingere di avere capito le ragioni che portavano un comunista a essere felice per la fine imminente del più importante Stato comunista della storia».

C’è un nuovo romanzo in gestazione?

Ne ho un paio, e sono storie d’amore molto tormentate. Devo capire ancora da quale farmi tormentare prima…