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MISIA BERNASCONI

Agente 007 dell'arte

A Castro, in Val di Blenio, si trova l’atelier dello scultore Giovanni Genucchi, scomparso nel 1979. Oggi la ricercatrice Misia Bernasconi si occupa di compilarne il catalogo.

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MELANIE TÜRKYILMAZ
03 maggio 2021
Misia Bernasconi custodisce l'atelier dell'artista Giovanni Genucchi.

Misia Bernasconi custodisce l'atelier dell'artista Giovanni Genucchi.

Decine di figure femminili, di ogni dimensione. Forme tondeggianti, come primordiali dee della fertilità. Colori che sfumano dal bianco all’ocra. Madonne con bambino dagli sguardi che sembrano puntare in alto, verso il cielo. L’atelier dello scultore Giovanni Genucchi a Castro, in Val di Blenio, ha qualcosa di magico e forse anche di mistico. In mezzo alle montagne, ricavato da una vecchia stalla, conserva i modelli in gesso delle opere di un artista schivo e dotatissimo, scomparso nel 1979. A custodirlo, quasi come la vestale di un piccolo tempio dell’arte c’è Misia Bernasconi. Con un cognome più ticinese che mai, i genitori le hanno dato un nome singolare, unico, riconoscibile, come quello di un’antica regione romana in Turchia.

Dal giugno scorso, la giovane storica dell’arte ha ottenuto una borsa di ricerca cantonale per compilare il catalogo ragionato delle opere di Genucchi, scomparso nel 1979. Quando le è stato proposto l’incarico, Misia Bernasconi non conosceva l’atelier ma le è bastato arrivare qui, tra i prati con vista sulla vetta triangolare del Sosto, per capire che stava facendo la cosa giusta. «Ci sono cose che non si descrivono con le parole – racconta Misia – ma conta l’emozione. Appena scesa dall’auto, ho sentito subito che questa sarebbe stata una tappa importante della mia vita, che mi avrebbe tenuta impegnata per più di due anni». Oltre alla magia del luogo, Genucchi è un artista che merita di essere riscoperto: autodidatta, di origini contadine, dapprima intagliatore di legno, poi autore di opere monumentali in pietra, come la Madonna col bambino sul passo del Lucomagno o l’altare della chiesa parrocchiale di Brissago, scolpito da un unico enorme blocco.

«Zurigo, Berna e Grigioni: ho sempre seguito l’arte!»

Misia Bernasconi

Come una detective, Misia sta andando alla ricerca delle opere di Genucchi. «All’atelier – spiega – ci sono i modelli in gesso, ma le opere realizzate sono sparse ovunque: ne ho già reperite 467, tra collezionisti privati, istituzioni, chiese e cimiteri, ma ce ne sono tante altre. Ora sto lavorando su scatole colme di fotografie, schizzi e disegni. Sono soltanto idee, progetti? O si tratta di opere finite? Se sì, ora dove sono? Poi ci sono le lettere, che aiutano a indagare su Genucchi artista e uomo. E a sfatare miti e sentimentalismi: il ricordo è un ricamo, non è mai oggettivo. Ci sono diversi punti di vista, ognuno illumina soltanto una parte. Il mio lavoro è proprio quello di scremare, di trovare il giusto equilibrio». Agente 007 dell’arte, con tanto di guanti e metro per trattare le delicate opere dell’atelier, Misia ripercorre la storia delle opere di Genucchi. Ma non finisce qui, spiega: «contatto i collezionisti, discuto con i ricercatori, fotografo le opere ritrovate. Non per niente ho percorso ottomila chilometri in sei mesi, solo in Ticino! E scopro sempre più il mio territorio».

Va’ dove ti porta l’arte (e il respiro)

Castro è soltanto l’ultima delle tappe percorse da Misia Bernasconi dopo la laurea a Zurigo in storia dell’arte. Con compiti diversi, ha allestito mostre, fatto la guida, svolto ricerche in musei e istituzioni. «Zurigo, Berna e Grigioni: ho sempre seguito l’arte!» esclama con un sorriso contagioso. Eppure, aveva iniziato a studiare architettura a Zurigo («Ho avuto la fortuna di crescere in un edificio firmato da Botta e di vivere il giusto rapporto tra spazio e luce, per questo desideravo imparare a fare lo stesso») per poi passare a storia dell’arte, senza dimenticare archeologia e fotografia, a cui è seguito un master in museologia. Curiosa, determinata, ha svolto stage estivi in diverse istituzioni un po’ in tutta la Svizzera («combinando sempre teoria e pratica» sottolinea) e riuscendo a fare della sua passione un mestiere. Impresa non facile: «bisogna essere organizzati e più che flessibili, oltre a conoscere le lingue». E pure il dialetto svizzero tedesco, che era la sua bestia nera appena arrivata all’Università di Zurigo…

Nonostante ami il suo lavoro, Misia prova a trovare il giusto equilibrio tra professione e vita privata, tra intelletto e fisico. «Dopo tante ore al computer, mi piace muovermi, in bicicletta o a piedi. Da dieci anni sono volontaria della sezione Lugano della Società svizzera di salvataggio, facendo picchetto sul lago. Quando facevamo esercitazioni di recupero fino a 4-5 metri di profondità, non mi sentivo sicura. Così sto seguendo un corso di apnea, per superare le mie paure e per conoscermi meglio. Quando sono laggiù, al buio, e sento la fame d’aria e le contrazioni del diaframma, ma sono comunque con qualcuno di cui ho fiducia, ecco che sono davvero serena. E con questa pratica ho imparato a tranquillizzarmi anche fuori dall’acqua, a godere di più il singolo respiro, ogni momento della vita».