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Anima malefica

Patrick Mancini sul suo ultimo thriller “R.I.P. Il mio funerale”: trama avvincente e voce narrante originale.

31 maggio 2021

Douglas Delfino, il protagonista del suo libro: simpatia a pelle, che cela una mente criminale. Personaggio inquietante, non crede?

A qualcuno suscita orrore. Ad altri pena. Ad altri, però, anche ammirazione, perché rivela il lato oscuro dell’essere umano. Douglas è una persona fragile e mostruosa allo stesso tempo, frutto di una società soffocante ed esigente, ipocrita, basata sull’apparenza e sull’immagine. È inquietante lui, ma è inquietante anche il contesto che lo circonda e nel quale è cresciuto.

L'AUTORE

Patrick Mancini

Patrick Mancini

Nato a Lugano nel 1980, Patrick Mancini ha studiato nell’ambito della pedagogia e della comunicazione. Fa il giornalista e questo è il suo terzo thriller con Fontana edizioni.

«E siccome i poteri forti tendevano a soffocarmi, me la prendevo con i poveri diavoli» confessa Douglas. Un’esperienza che prima o poi facciamo tutti…

Il tema principale del romanzo è quello del bullismo. È facile puntare il dito contro gli altri, giudicare. E così ci si dimentica che tutti, in un modo o nell’altro siamo o siamo stati bulli e bullizzati. Non c’è bisogno per forza della violenza fisica. Si può fare del male a una persona anche con le parole. O con il silenzio. Fa parte della nostra imperfezione. Ed è già bello riconoscerlo.

Pensa davvero che l’aldilà sia un luogo di pace dove rivedere la propria vita come in un film?

Io vedo l’eventuale aldilà come un’evo- luzione, un passaggio a un livello su- periore. Un posto in cui, spero, tutti avranno le stesse possibilità. Perché qui, in questo mondo, non è così.

Ci sarà una punizione per i misfatti di Douglas? Per i suoi 24 anni vissuti male?

La nostra educazione ci ha fatti crescere con l’angoscia della punizione e del senso di colpa. Se seguiamo questo principio, Douglas dovrebbe finire dritto all’inferno. Ma funziona davvero in questo modo?

Dopo due libri dallo stile “fumettistico”, questo thriller rivela una bella crescita letteraria. È nato uno scrittore?

I primi due libri erano molto “cinematografici”, col ritmo serrato e sintetico. A molti, in particolare ai giovani, questa scelta è piaciuta, ma posso capire benissimo che non faccia l’unanimità. Se c’è stata una crescita è probabilmente grazie al fatto che, dopo un periodo di pigrizia, sono tornato a divorare libri. E lo faccio con un piacere immenso. Ho riscoperto la gioia di emozionarmi e di commuovermi per un romanzo. Lo auguro a tutti.