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LEO PUSTERLA

Con calma, con grinta, fare musica…

«Only To Be There» è il nuovissimo album del collettivo Terry Blue guidato da Leo Pusterla. Nell’attesa di poter condividere la sua musica con il pubblico, il giovane cantautore condivide con noi qualche momento della sua attività, in questo periodo tanto particolare.

TESTO
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SANDRO MAHLER
19 aprile 2021
Leo Pusterla:  «I concerti mancano come  il pane a tutti».

Leo Pusterla: «I concerti mancano come il pane a tutti».

Una calma grintosa attraversa le tracce del nuovo album di Leo Pusterla, frontman dei Terry Blue. A soli 26 anni, Leo è già al suo quarto album, “Only To Be There”, uscito pochi giorni fa. Paulo Coelho, autore dell’”Alchimista”, direbbe che quest’uomo armato di direzione e dedizione sta vivendo la sua leggenda personale. Con i nuovi brani in cuffia, dò forma all’intervista fatta all’artista. Le parole emergono fluide dalle onde jazzy-folk di “Leaving That Town” e quelle britrock di brani come “Only To Be There”. Un viaggio di 28 brani scritti da Leo, amante tanto della dimensione musicale quanto di quella letteraria. Oltre a scrivere, canta, suona chitarra e pianoforte, e ha prodotto alcuni beats. Un’odissea musicale che dimostra coraggio creativo e maturità musicale…

Nascita di una dimensione sonora

Cresciuto a Lugano, dopo il liceo il musicista si trasferisce a Losanna per diversi anni. «Soltanto in tempi recenti, dopo un breve ritorno a Lugano, mi sono trasferito definitivamente a Milano, dove frequento l’Accademia del Suono in sound engineering» spiega.

Canta prevalentemente in inglese, nonostante da tempo stia lavorando a diversi progetti in italiano. «Sono fermamente convinto che chiunque voglia intraprendere un percorso creativo debba inserirsi nell’ambito scelto con cognizione di causa. Per scrivere credo sia necessario leggere tantissimo, così come per chi compone lo è ascoltare e conoscere la musica, conoscenza che desidero approfondire sempre più. Ascoltando prevalentemente musica anglofona, ho costruito negli anni una mia “dimensione sonora”, un bagaglio di memoria musicale dal quale attingo costantemente, lasciandomi ispirare dal lavoro degli artisti che adoro, come Ben Howard e Bon Iver. Questo discorso si applica alla redazione del testo di un brano, così come all’interpretazione dello stesso. Perciò mi sento paradossalmente più a mio agio a cantare in inglese».

Parlando della band, Leo spiega come Terry Blue sia nato come progetto solista, diventando poi rapidamente qualcos’altro, una “compagnia”, che cambia forma ma che ha mantenuto i propri membri nel corso del tempo. «Oggi mi sento molto felice. La firma del nostro primo contratto con AreaSonica Records di Bologna e tutto ciò che ne deriva ha aperto nuove prospettive e i risultati in termini di audience ci hanno sorpreso». I testi e le canzoni che incarnano l’essenza delle sue vicissitudini, ripercorrono gli ultimi tre anni della vita di Leo e rappresentano il profondo legame di amicizia creatosi nel corso degli anni con i musicisti Matteo Mazza, Andrea Zinzi e Giuliano Ros.

L’arte di condividere racconti

Cosa vuol dire fare musica durante una pandemia? «È una domanda difficilissima e molto delicata. I concerti mancano come il pane a tutti, sia emotivamente che economicamente. L’inattività concertistica ci obbliga a trovare nuove soluzioni. Io concentro tutto il mio tempo sulla sperimentazione, l’esercizio e la produzione di nuovo materiale, e cerco allo stesso tempo di ampliare la mia rete di collaborazioni e contatti. Ho diversi progetti in corso che mi appassionano e che implicano molto lavoro che, fortunatamente, riesco a svolgere da casa». Sbirciamo allora nel quotidiano di Leo… «La sveglia suona presto (la mia ragazza mi ha convinto, male non fa!), una marea di caffè e poi si attacca. Tra incontri a distanza per l’Accademia del Suono, laboratori di mixing, mail a cui rispondere e progetti vari, le cose da fare non mancano così come, lo ammetto, non mancano il procrastinare e le angosce – racconta ridendo. – In un contesto normale, verso le 17:30 uscirei a bere qualcosa con le solite 3 o 4 persone. Questo mi manca terribilmente». Tra le maggiori forze che stimolano la creatività del musicista e la scrittura di nuovi brani, ci sono proprio le persone. Gli esseri umani, come si muovono, quello che dicono, catalizzano la sua attenzione e si trasmutano in atmosfere musicali.

Cosa senti di volere comunicare al mondo di oggi? «Lo vedo soltanto attraverso lo schermo del computer, almeno per ora. E quanto vedo, inevitabilmente mi rattrista, preoccupa, spaventa. E più spesso mi fa arrabbiare. Non sono sicuro di avere un messaggio, non uno solo… forse la musica, lei stessa, è già un messaggio chiaro nella misura in cui è custode e veicolo dell’esperienza, del racconto. Ecco, più che di messaggi parlerei del desiderio di condividere racconti; di questi ne ho a migliaia e ne scrivo ogni giorno, forse ci sono troppe cose da dire perché sia possibile racchiuderle tutte in una sola». Orecchie e cuori aperti, sul palco della vita oggi abbiamo Leo Pusterla.