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Gesù agnostico

Giosuè Calaciura sul suo romanzo “Io sono Gesù”: il Nazareno adolescente e profano, che vive il dolore e la carnalità.

05 aprile 2021

Perché ha scelto di raccontare un Gesù adolescenziale?

Mi sembra che la “rivoluzione” del Cristianesimo abbia il respiro, la tensione, il “tutto per tutto” dell’adolescenza. Di Gesù adolescente non abbiamo notizia. Uno spazio bianco dei Vangeli che ho riempito di immaginazione e di avventura, ma anche di dubbi e perplessità. Il mio Gesù adolescente è in bilico tra dubbi e malinconia, come molti giovani di oggi. Come ero io.

L'autore

Giosuè Calaciura

Nato a Palermo nel 1960, il suo romanzo d’esordio è stato “Malacarne” (ed. Baldini + Castoldi, 1990). “Io sono Gesù” è uscito in febbraio, edito da Sellerio.

Nel suo romanzo Gesù è un ragazzo che si incammina alla ricerca del padre, affrontando svariate prove. Un viaggio verso la consapevolezza. Cosa rappresenta il viaggio per il suo Gesù?

È il viaggio umano di un personaggio che molti considerano divino. Ho lasciato fuori ogni misticismo, ogni miracolo. Mi interessava un ragazzo, un uomo, ferito dalla separazione dei genitori, costretto a misurarsi con il dolore ma anche con la bellezza e la carnalità del mondo.

Mi ha colpito il passo in cui Gesù s’immagina Dio e dice: «Da bambino non avevo mai immaginato di creare uomini diversi. Migliori. Chissà, forse l’ho fatto, ma ormai non me lo ricordo». Come descriverebbe il rapporto del suo Gesù con il divino?

Difficile. Il mio è un Gesù agnostico, in contrasto verso ogni ipotesi di Dio. Lo circonda una Creazione incompleta, sbagliata, inaccettabile. Il vecchio Dio ha fallito e Gesù ne è consapevole.

Gesù è come se sentisse l’arrivo di una rivoluzione; vive in un tempo irrequieto, il vecchio e il nuovo appoggiati sulla stessa geografia. C’è un parallelismo tra i tempi del suo racconto e l’oggi?

I tempi cambiano, così sembra, ma l’uomo rimane comunque se stesso. La stessa ferocia, prepotenza e un insopprimibile desiderio di trascendenza. Cosa chiede l’uomo a Dio? Certo, sconfiggere la morte, ma soprattutto giustizia, pietà per gli ultimi, gli umili, gli indifesi. Le Beatitudini del Discorso della Montagna potrebbero essere scritte oggi.

Ho scoperto che suo padre costruiva mobili, era un falegname. C'è qualcosa di autobiografico nel romanzo?

Mio padre era un giornalista molto bravo, ma con una falegnameria molto attiva: i mobili della casa li ha costruiti lui. Certo, l’autobiografia è sempre in agguato. Ma come diceva Woody Allen: devo avere un modello di riferimento…