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I maggiorenti

Massimo Carlotto sul suo nuovo giallo “E verrà un altro inverno”: la provincia del Nord Italia, le persone “perbene” e senza etica.

24 maggio 2021

La ruggine del tempo, di Dario Galimberti: siamo nel 1881 e dei ladri fanno razzia di preziosi nel castello di Trevano. Subito dopo muore cadendo da cavallo Vera, la figlia del barone, proprietario del castello, e giorni dopo vengono trovati senza vita il barone stesso e un suo inserviente. Cinquant’anni dopo, Ezechiele Beretta, capo della polizia di Lugano, viene chiamato a fare luce sulla morte di Vera. Nell’indagine storica dovrà fare i conti anche con una morte più recente e scontrarsi con personaggi in vista di Lugano.

Il corridore, di Maurizio Foddai: in una delle sue corse mattutine nel parco, Gabriele Costanzo scopre tra i cespugli il cadavere di una ragazza con un violino, che gli ricorda il figlio David, anche lui ammazzato quand’era piccolo. A indagare sulla morte della violinista la procuratrice Sara Merz, vicina di casa di Gabriele. I due si conoscono, si stimano e diventano un’insolita coppia di investigatori…

La prima impressione è di aver letto una favola moderna, potente e durissima…

Perché no. Racconta di un gruppo di persone che si ritiene “perbene” e, spinto da denaro, sesso, potere (e con l’intervento prepotente del caso), inizia a commettere reati di varia gravità all’interno di un microcosmo regolato da leggi antiche. Ma continua a ritenersi “perbene”.

L'AUTORE

Massimo Carlotto

Massimo Carlotto è uno dei grandi giallisti italiani, inventore della serie culto con Marco Buratti detto l’Alligatore. “E verrà un altro inverno” (Rizzoli) è il suo ultimo romanzo.

Un potente noir sociale con un’ambientazione non casuale…

Una valle chiusa e industrializzata, una provinciale intasata dai Tir che danno la misura del benessere che gode il territorio. No, non è casuale, perché volevo approfondire tematiche simili a molte zone del Nord Italia e dove c’è un equivoco da correggere, e cioè che la provincia è tutta uguale. Nulla di più sbagliato, le differenze sono nette e significative. E soprattutto nei romanzi devono essere raccontate.

La banalità del crimine che diventa norma e, sopra tutti e tutto, i “maggiorenti”: un termine desueto…

Ovvero quelle famiglie che prima possedevano le campagne e poi si sono dedicate all’imprenditoria. Il loro potere sulla “terra” e sulle persone è rimasto invariato. Per questo ho usato un termine d’altri tempi, qui non è cambiato nulla.

Ma l’etica “non è più quella di una volta”. Cosa è diventata?

Questo nostro mondo sta diventando sempre più feroce. Gli interessi, il denaro, il potere, la scalata sociale vedono nell’etica un ostacolo. E ognuno la modella a suo piacimento. La pretende dagli altri, ma la propria può essere sacrificata. In questo romanzo i personaggi appartengono a differenti classi sociali, ma l’approccio all’etica è molto simile per tutti.

Il romanzo ha un linguaggio preciso nella sua semplicità e un’architettura testuale rara: ci rivela qualche aspetto del suo cantiere creativo ?

Ho voluto destrutturare la classica visione del romanzo poliziesco per proporre al lettore una storia raccontata in modo diverso. Il lettore è convinto di conoscere la verità, che però viene modificata da continui colpi di scena.

Infine: come sta l’Alligatore?

È alle prese con un caso molto difficile e attendo che ritorni per raccontarmelo. Così potrò scrivere il prossimo romanzo. L’Alligatore è fatto così: un giorno arriva e, tra una sigaretta e un bicchiere di calvados, parla e io prendo appunti.