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INTERVISTA

Il futuro è verde

L’assortimento bio di Coop è in costante crescita. Michael Scheidegger, responsabile dei marchi sostenibilità Coop, spiega perché anche i prodotti provenienti dall’estero portano la gemma di Bio Suisse e perché il bio è più di un buon marketing.

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Heiner H. Schmitt, Shutterstock, mad
01 febbraio 2021
 Michael Scheidegger: «Mi sta molto a cuore il consumo sostenibile e attento all'uso delle risorse».

 Michael Scheidegger: «Mi sta molto a cuore il consumo sostenibile e attento all'uso delle risorse».

Michael Scheidegger, lei compra solo prodotti biologici?

Nel mio carrello della spesa finiscono in buona parte prodotti biologici, perché mi sta molto a cuore il consumo sostenibile e attento all’uso delle risorse. Compro, però, anche articoli certificati da altre etichette di sostenibilità, come Pro Montagna, Fairtrade Max Havelaar, La mia Terra, Karma e così via.

Oggi esistono oltre 2.700 prodotti Naturaplan. Come riconosce le lacune nell’assortimento?

Con Naturaplan siamo innovativi e sempre al passo coi tempi, come ora, per esempio, con i nostri yogurt e tè freddi senza zuccheri aggiunti. Ci sono i food scout di Betty Bossi che scovano le nuove tendenze nel mondo, ma riceviamo anche suggerimenti da parte della clientela e dei nostri collaboratori. Li studiamo e quando possibile li realizziamo. Inoltre, con il mio team controllo regolarmente l’assortimento e faccio confluire le nostre idee nel processo di sviluppo dei prodotti.

Per fare posto a nuovi prodotti bio bisogna eliminare quelli esistenti?

La gente diventa sempre più propensa ad acquistare prodotti bio, per cui la gam- ma aumenta. I responsabili dell’assortimento tengono conto di tutta una serie di esigenze della clientela e scelgono un mix adeguato. Il biologico è anche combinabile con altre tendenze. Un numero crescente di prodotti del nostro marchio vegetariano Karma, per esempio, è biologico. Ci sono poi prodotti Naturaplan che non vanno più come in passato e che vengono quindi rimossi dall’assortimento. Così si crea spazio.

Come si trova la materia prima giusta per un nuovo prodotto?

Siccome per i prodotti bio puntiamo innanzitutto su Bio Suisse, non possiamo procurarci la materia prima sul mercato mondiale come se niente fosse. Dobbiamo trovare fornitori con materie prime certificate secondo le rigide direttive di Bio Suisse. Nel caso di prodotti importati è particolarmente complicato, ma il vantaggio è che tutti gli ingredienti dei nostri articoli sono tracciabili fino al campo in cui sono cresciuti o alla stalla in cui sono stati allevati. Con i nostri partner Bio Suisse e FiBL attuiamo anche progetti di fornitura e costruiamo le nostre proprie catene di rifornimento.

La stretta collaborazione tra Coop e Bio Suisse dura da oltre 25 anni. Ci sono prodotti sviluppati insieme?

Dello sviluppo dei prodotti siamo responsabili noi di Coop. Ogni tanto arrivano idee anche da Bio Suisse, che però si occupa soprattutto di mantenere l’equilibrio tra la produzione dei con- tadini e la vendita dei prodotti. Per garantire che i prodotti bio sono sempre disponibili in quantità sufficiente, ma non eccessiva. In caso di surplus, per esempio del latte biologico, cerchiamo soluzioni insieme per decongestionare il mercato, producendo articoli nuovi o tramite azioni di marketing.

Ci sono anche prodotti esteri con la gemma Bio Suisse. Non è una contraddizione?

No, i prodotti Naturaplan importati rispettano le stesse severe direttive a cui sottostanno i prodotti con la gemma svizzeri. Una delle regole è che i prodotti stessi e le materie prime di cui sono fatti possono essere importati soltanto se le quantità acquistabili in Svizzera non bastano. Bio Suisse verifica ogni singola richiesta d’importazione. Coop comunque si sforza sempre di usare merce svizzera o persino regionale. I prodotti Naturaplan che provengono dal Sud del mondo sono, nel limite del possibile, certificati Fairtrade Max Havelaar.

Va bene, ma prodotti bio dalla Spagna o da oltreoceano sono compatibili con l’idea di sostenibilità?

Frutta e verdura bio possono essere importate solo dall’Europa e dall’area mediterranea, e soltanto quando in Svizzera non è stagione. Per la certificazione di Bio Suisse il trasporto aereo è vietato, per cui l’impatto ambientale del trasporto è limitato. Così è più ecologico produrre la frutta e gli ortaggi dove le condizioni climatiche sono adatte, ossia sotto il sole della Spagna piuttosto che in una serra riscaldata in Svizzera.

Coop intende sviluppare di più il settore bio per arrivare entro il 2025 a un fatturato annuo di due miliardi riguardo agli alimentari biologici. Bio Suisse vuole aumentare il proprio volume in Svizzera. Significa che ai clienti verranno proposti ancora più prodotti bio nazionali?

Certo, nel limite del possibile, puntiamo sulla produzione svizzera. Quando la produzione interna non basta, come nel caso delle bacche, delle uova e delle barbabietole da zucchero, sosteniamo progetti e provvedimenti per incentivare l’agricoltura biologica nel nostro Paese.

La pandemia ha favorito la vendita di prodotti biologici. Stiamo assistendo a un cambiamento di mentalità?

Con la pandemia, i consumatori hanno cominciato a cucinare più a casa, a prestare maggiore attenzione alla qualità, per cui hanno comprato più prodotti bio. Abbiamo così potuto espandere il settore bio rispetto all’anno scorso. Ma la tendenza all’acquisto di articoli bio, sani e sostenibili risale a prima della pandemia, e credo che continuerà anche dopo.

«Il bio non è una semplice operazione di marketing»

 

Gli articoli biologici costano di più di quelli convenzionali. È una questione di margini di guadagno?

In media pratichiamo sui prodotti biologici lo stesso margine che su quelli convenzionali. Il fatto è che i prodotti bio sono più costosi lungo tutta la catena di produzione: i contadini ricavano quantità minori da una stessa superficie, perché rinunciano ai pesticidi e ai fertilizzanti chimici. L’agricoltura biologica comporta anche una maggiore mole di lavoro, per esempio quando bisogna estirpare le erbe infestanti. Altri costi sono generati dai requisiti più severi in fase di elaborazione, come pure su controlli e certificazione.

Che cosa risponde a chi sostiene che si tratta solo di marketing?

Che sono ventotto anni che con il nostro impegno dimostriamo che il biologico non è una semplice operazione di marketing. Quelli biologici sono i metodi agricoli più sostenibili e più rispettosi degli animali. È un’agricoltura che contribuisce a risolvere problemi gravi come i cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità, l’uso eccessivo dei fertilizzanti e la degradazione del suolo.

A proposito di impegno: Coop investe anche nella ricerca volta a migliorare l’agricoltura biologica.

Il fabbisogno di ricerca nell’agricoltura biologica è enorme: adeguamento ai cambiamenti climatici attraverso la selezione di specie più resistenti, lotta al surriscaldamento mediante l’immagazzinamento di CO2 nel suolo, incremento della produttività grazie alla digitalizzazione dell’agricoltura (per esempio con l’impiego di robot), promozione della biodiversità e così via.