Il richiamo della montagna | Cooperazione
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CLAUDIO GIUDICI

Il richiamo della montagna

Tra un mese potremo di nuovo percorrere il passo della Novena. Anche grazie al team di sette persone che da settimane stanno lavorando alla sua apertura, sotto lo sguardo attento di Claudio Giudici.

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MELANIE TÜRKYILMAZ
17 maggio 2021

Ci incontriamo alle 10 alla stazione di Airolo. Il tempo è uggioso in questo venerdì di inizio maggio, ma la primavera sta facendo timidamente capolino. Fisico e abbigliamento sportivi, Claudio Giudici è in piedi dalle 5. «In questo periodo dell’anno, quando dobbiamo aprire la strada della Novena, iniziamo presto la mattina: dopo le notti fredde, la neve è più compatta e quindi più facile da sgomberare. Il pomeriggio inizia a fare troppo caldo e potrebbe essere pericoloso. Poi da giugno torneremo agli “orari di ufficio” e ad altre occupazioni legate alla manutenzione stradale» spiega il responsabile della sicurezza invernale per le strade della valle Bedretto, del passo della Novena e della Tremola, accompagnandoci sulla strada del passo.

A Bellinzona in questo stesso momento splende il sole e ci sono quasi 20 °C. Qui nevica, tira vento e ci sono -1 o -2 °C, difficile anche solo immaginare che tra meno di un mese ciclisti passeranno da qui. Eppure, l’11 di giugno il Tour de Suisse attraverserà il passo. Un team di sette persone sta lavorando alla sua apertura da tre settimane. «È uno dei più bei compiti: per noi tutti è come un mese di stacco dalla routine, e negli anni si è creata una bella dinamica – ci racconta Claudio Giudici accompagnandoci sulla tratta della strada in cui i suoi collaboratori sono all’opera. – Stanno lavorando in uno dei punti più critici; appena avremo finito qui, anche io sarò più tranquillo».

La passione per la montagna

«Calma, passione per la montagna e resistenza alle pressioni» sono le tre caratteristiche necessarie per la sua attività, secondo Claudio Giudici. «Devi essere calmo per poter prendere decisioni a sangue freddo: ne va della sicurezza dei miei collaboratori. Ci sono punti sulla strada del passo che sono molto sensibili, come questo, a Rosalba: devi valutare se le frese possono passare senza pericolo o se è necessario fare brillare una piccola valanga, come ho fatto questa mattina, quando sono venuto per il tracciamento quotidiano. L’amore per la montagna e per lo sci alpinismo è sicuramente un altro atout: ho seguito molti corsi e formazioni sulle valanghe, ma per me non è abbastanza. Perché puoi studiarla finché vuoi, ma la neve, per conoscerla, devi sentirla sotto i piedi. E poi bisogna essere resistenti alle pressioni, specialmente nella gestione di una strada soggetta a pericolo valanghe. C’è sempre quel ristoratore o quell’albergatore che vorrebbe aprire il prima possibile. Ma a volte, per precauzione, mi tocca prendere la decisione impopolare di tenere chiusa la strada. Non è mai una scelta facile, se la faccio è perché le probabilità che accada qualcosa sono alte. Spesso non succede niente, e allora ti viene rinfacciato – spiega con un po’ di rammarico –. Ma la sicurezza viene prima di tutto».

Lunghi inverni

E di sicurezza in montagna, Claudio Giudici ne sa qualcosa. Non solo per la sua ventennale esperienza lavorativa, ma anche perché, gran parte del suo tempo libero è dedicata allo sci alpinismo, e in un paio di situazioni, nonostante le precauzioni e l’esperienza, se l’è vista brutta. «In montagna non hai mai la garanzia della sicurezza al 100%. Qualche anno fa mi è successo di scivolare con una valanga, è stata questione di un attimo, ma in quelle frazioni di secondo, ne fai di pensieri. Un’altra volta invece stavo scendendo dal Pizzo Gallina con i ramponi, con un po’ troppa confidenza. Sono scivolato per un pezzo, non mi sono fatto niente, ma quasi per miracolo. Sono stati due grandi insegnamenti, e sono diventato molto più prudente» spiega umilmente.

Ma questi incidenti non lo hanno allontanato dalla montagna, anzi, sembrano averlo confortato nella sua passione e nel suo rispetto per le condizioni estreme. «L’inverno è la mia stagione preferita, e ho la fortuna che per me inizia ad ottobre e finisce a giugno – sorride dietro la mascherina –. Faccio anche sport a livello agonistico, partecipo alla “Patrouille des Glaciers” e nel quotidiano cerco sempre di fare un’uscita al giorno, la mattina prima di lavorare, la sera, o sulla pausa pranzo». Bastano infatti poche ore a Claudio Giudici per escursioni che meno esperti affronterebbero in almeno mezza giornata. «Per me la montagna è come un richiamo. Ma mi piace soprattutto salire al Pizzo Cramosino, sopra le valli dove sono nato. Non è molto ambito, perché prima di poter salire con gli sci ai piedi, bisogna camminare un paio d’ore con gli sci sulle spalle. Ma per me ha un grande valore affettivo. È anche dove in autunno vado a caccia. È la mia terra».